La Francia di nuovo in piazza: no al Cpe

Cgt, Fo, Cfdt, Cgc e Cftc hanno risposto ieri positivamente all’invito del primo ministro Dominique de Villepin di venire a discutere, «senza apriori» da parte del governo, sul Cpe che ha portato ancora ieri decine di migliaia di giovani in piazza. La risposta è stata così tempestiva, malgrado le reticenze delle organizzazioni studentesche, perché i sindacati confederali temono la radicalizzazione del movimento e non vogliono assumersene la responsabilità. Ieri, qualche centinaio di casseurs ha rovinato la fine del grande corteo parigino, trasformando gli Invalides in un campo di battaglia.
Uno studente è rimasto ferito negli scontri. Lanci di pietre, bastoni, lattine, vetrine rotte, negozi svaligiati, passanti aggrediti, un’auto è stata bruciata in rue Saint Dominique, dove c’è stato un inizio di incendio. La polizia ha risposto con cariche e gas lacrimogeni. Molti i fermi. I casseurs erano entrati in azione già durante il corteo, derubando i giovani che manifestavano. I giovani, per evitarli, sono entrati agli Invalides tenendosi per mano, liceo per liceo. Disordini anche a Marsiglia, a Rennes, Lione e in alcune cittadine della banlieue.
«A chi propone il precariato, i giovani rispondono: resistenza!», «Ritiro del Cpe», gli slogan sono stati martellati per ore nel corteo parigino. Tantissime persone, giovani, giovanissimi e adulti hanno di nuovo contestato il Cpe, il contratto di primo impiego ribattezzato «chômage, précarité, esclusion» (220 mila in tutta la Francia per il ministero degli interni, 450 mila per le organizzazioni degli studenti). L’ampiezza della protesta contro il precariato generalizzato, imposto ai giovani, ha messo definitivamente Villepin e i suoi con le spalle al muro.
I sindacati da Villepin
Il governo sembra cominciare a capire che la situazione è grave. Ieri mattina, de Villepin, spinto dall’Eliseo, ha finalmente scritto una lettera alle cinque pricipali organizzazioni sindacali, per invitarle a «una riunione di lavoro», su «tutti gli argomenti senza a priori». I responsabili sindacali di Cfdt, Cgt, Fo, Cgc e Cftc, riuniti ieri a metà pomeriggio, hanno risposto positivamente al governo, per paura della radicalizzazione del movimento. Ma stamattina dovranno convincere della positività della loro decisione i rappresentanti di tutte le altre forze in campo, da sindacati come la Fsu (che raggruppa gli insegnanti) fino alle organizzazioni degli studenti. Ieri, sia l’Unef che la Fidl, due delle principali organizzazioni studentesche, erano su posizioni dure: prima il ritiro del Cpe, poi l’incontro. «Se ci andiamo è per dire che bisogna ritirare il Contrat première embauche», ha affermato Bernard Thibault della Cgt, che conferma la manifestazione del 28 marzo. François Chérèque, leader della Cfdt, esprime la diffidenza che ormai si è installata nelle relazioni con il primo ministro de Villepin: «Il primo ministro fa della comunicazione dicendo che vuole dialogare, ma ci rendiamo conto che vuole anche dividere il fronte sindacale». Gli studenti, nel contempo, sono stati invitati dal ministro dell’istruzione Gilles De Robien, ma è molto probabile che declinino la convocazione, preferendo presentarsi di fronte a Villepin la settimana prossima, dopo il 28, a manifestazione già fatta.
La lettera dei presidenti delle università
I presidenti delle università, di fronte al rischio di una radicalizzazione del movimento, hanno deciso di agire, mentre sembra ormai acquisito che gli esami saranno rimandati a settembre, perché il secondo semestre è compromesso. Alcuni di loro avevano già chiesto nei giorni scorsi il ritiro del Cpe. Ieri, hanno inviato una lettera a Jacques Chirac, chiedendo di essere ricevuti per avanzare le loro proposte, di fronte a «una crisi di grande ampiezza» che degrada l’immagine delle università francesi, a cui i presidenti «non possono più assicurare la sicurezza».
Allarme per le banlieues
L’allarme arriva anche dalle banlieues. Alla periferia di Parigi in questi giorni stanno aumentando gli episodi di violenza, attorno ai cortei dei liceali. Secondo Claude Dilain, sindaco socialista di Clichy-sous-bois (dove erano morti due ragazzi inseguiti dalla polizia, episodio che aveva rappresentato la miccia che aveva infiammato le benlieues a fine ottobre 2005), «si sta delineando una specie di guerriglia urbana. Stiamo andando verso un grosso problema di ordine pubblico. Bisognerebbe essere ciechi e sordi per non constatare che ci sono reali rischi di violenze estreme». Un deputato centrista sindaco di Drancy, Jean-Christophe Lagarde, teme che «la situazione sia ormai fuori controllo». Nicolas Sarkozy ha dato loro indirettamente ragione in questi giorni, quando ha espresso preoccupazione che «l’effervescenza dei liceali e degli studenti risvegli l’agitazione nelle banlieues, che restano ancora estremamente tese». Ma la violenza sta guadagnando Parigi. I professori della prestigiosa Ecole des hautes études en sciences sociales hanno manifestato ieri in boulevard Raspail contro le violenze della sera precedente: i locali erano stati occupati da un gruppetto di violenti, che ha rubato e spaccato, mentre la polizia, chiamata più volte, ha tardato a venire. «Erano gli stessi della Sorbonne», dice un’insegnante, che denuncia delle provocazioni.
La sinistra cresce
La protesta sta spingendo i giovani a sinistra. Secondo un sondaggio Ifop si è verificato «un rialzo improvviso» delle simpatie a sinistra tra i giovani a partire da gennaio (cioè da quando è iniziata la battaglia contro il Cpe): 49,9% si sentono «vicini» alla sinistra, un rialzo di 8 punti rispetto a dicembre, Ps in testa (36-38%) ma con una ripresa forte dell’estrema sinistra (al 9%).