La Francia del gendarme Sakorzy: sorveglianza, carcere, schedature

Sarà anche un adeguamento agli “standard” europei o un meccanico cedimento all’approccio semi-paranoico con cui le democrazie occidentali fronteggiano il problema del terrorismo. Eppure, fa uno strano effetto vedere che, anche la Francia, storica patria dei diritti dell’uomo, accetta di sacrificare le proprie libertà civili sull’altare della sicurezza. E in forme ancora più estreme rispetto ad altri paesi comunitari.
Il pacchetto di misure antiterrorismo presentato ieri dal ministro degli interni Nicolas Sarkozy è in effetti un vero e proprio manuale di antidiritto, un campionario aggiornato di come il monopolio pubblico della forza possa divorare, nella piena legalità, i diritti individuali dei cittadini. Nata dalle macerie degli attentati alla metropolitana di Londra del 7 luglio, la discussione politica su come il paese debba proteggersi dalla minaccia di attentati esplosivi, si è svolta quasi in sordina, sullo sfondo delle contestazioni sindacali al governo de Villepin. Così, mentre i tamburi dell’opposizione scandivano le lotte di lavoratori e disoccupati contro le riforme economiche dell’esecutivo liberal-gollista, l’astro nascente della nuova destra transalpina, dallo scranno privilegiato del ministero degli interni, preparava a fuoco lento la sua ricetta securitaria in un volumetto composto da 15 articoli e 8 capitoli.

Diffusione capillare della videosorveglianza sui trasporti pubblici, controllo del traffico telefonico e informatico (specialmente nei cybercaffé), accesso automatico agli schedari amministrativi individuali (carta d’identità, partente, immatricolazione), indurimento delle pene per fiancheggiatori o sospetti fiancheggiatori dei gruppi terroristi (da 10 fino a 40 anni di prigione), rafforzamento di poteri e competenze della polizia, la quale non dovrà più chiedere l’autorizzazione di un magistrato per acquisire dati personali. Sono solo alcuni dei provvedimenti inclusi nel “pacchetto Sarkozy”, transitati ieri per il consiglio dei ministri e pronti per il rush finale in Parlamento il prossimo 22 novembre.

«Nel momento in cui la minaccia terrorista incombe sulla Francia, l’interesse nazionale ci impone di assicurare meglio il diritto alla sicurezza», recita uno dei passaggi che introducono il progetto di legge. Certo, nel testo viene detto che sarà garantito il «rispetto delle libertà», ma si tratta di una mera petizione di principio, tra l’altro smentita di volta in volta dagli articoli presenti nel progetto di legge.

La Commissione nazionale per la libertà informatica (Cnil) ha in tal senso lanciato un grido d’allarme, giudicando «severamente» lo scarso tenore democratico di un quadro giuridico che «mette in discussione persino la libertà di muoversi sul territorio». Oltre che lesive delle libertà personali, il Cnil ritiene che molte delle misure preconizzate da Sarkozy siano del tutto inefficaci, ossia propaganda a buon mercato per tranquillizzare la popolazione. Mentre l’Unione sindacale dei magistrati avverte: «Attenzione, rischiamo di cadere in una deriva di tipo inglese o americana, dobbiamo restare nel quadro delle società democratiche».

Belle parole, non si capisce però chi e come sia in grado di fermare il pacchetto visto che il Consiglio di Stato non ha posto alcun veto, rifiutando di accogliere ogni obiezione, da quelle del Cnil a quelle della magistratura.