La forza del movimento

Dò un giudizio molto positivo dei lavori svolti nella due giorni di Firenze. Molto si è discusso e molto si è prodotto. Ma non posso evitare di nominare la fatica, l’appesantimento e a volte addirittura il fastidio suscitati da alcune pratiche che speravo non vedere ancora agite. Volte alla prevaricazione di un gruppo su altri o alla ricerca di ruolo da parte di qualcuno. La serie di interventi nell’assemblea plenaria del 21 – ad esempio – piuttosto che contribuire alla discussione generale, mi sono apparsi orientati a raccogliere applausi. Riemerge così una logica leaderistica non scevra di minoritarismo che rischia di immiserire il confronto, di mortificare il protagonismo e le energie spese nella costruzione di un soggetto – il movimento – plurale, autonomo, nuovo. Penso in particolare alle tante donne che molto animano, ma poco prendono parola in questi contesti. Ciò nonostante le diverse pratiche ed esperienze che si sono incontrate hanno saputo indicare un percorso comune da proseguire per la costruzione del social forum italiano. Il merito va alla discussione e alla elaborazione dei gruppi di lavoro tematici che si sono tenuti, animati da numerosi forum territoriali, ma anche a quello che mi piace definire evento particolare che lì si è sviluppato quale è stata la nascita dell’area dei disobbedienti. Segnalo l’importanza di queste esperienze che si sono espresse proprio perché i social forum locali, che si incontravano per la prima volta in un’assemblea nazionale, e l’area dei disobbedienti non sono in alternativa né in conflitto tra loro bensì modalità, contenuti originali di una più grande e ricca articolazione. E’ vero infatti che il movimento connette esperienze diverse, ma insieme scompone e ricompone, aggrega e ricolloca. Le organizzazioni, le associazioni che lo fanno vivere – e dunque anche noi – che hanno costruito il Gsf e lo straordinario appuntamento di Genova, non possono pensare di attraversare questo movimento per rimanere come prima, tutti con la propria identità integra difesa. Anche a dispetto delle proprie volontà, l’esperienza ci dice e ci propone il cambiamento. Perché il movimento che si è prodotto e si produce non è un artificio costruito in vitro, ma una cosa vitale che porta un dippiù delle singole parti che vi si riconoscono. Perciò non è costringibile in una morsa organizzativistica univoca, né può essere piegato a logiche di appartenenza predeterminate. La sua ricchezza e potenzialità espansiva, sta nella pluralità e nella capacità di contaminazione. Le pratiche burocratiche – o minoritarie – che si prova a volte a determinare sono letali e rischiano di rallentare o impedire la crescita. Tutti si devono sentire in discussione senza timore di smarrire l’identità. Vale per tutti anche per noi. Ci daremo di conseguenza, comportamenti attenti a proteggere il movimento e una rete leggera di comunicazione, di informazione tra noi per meglio assumere orientamenti, per alimentare scambi di esperienza tra coloro che sono nei social forum locali, in aree tematiche, o in associazione, mentre, naturalmente, saremo impegnati alla costruzione delle iniziative che il partito continuerà a darci nella complessa opera di riconnessione della questione politica con quella sociale. Abbiamo scelto di stare nel movimento dall’inizio. Più precisamente non abbiamo scelto di stare. Semplicemente ci siamo trovati nel movimento perché eravamo interni alle lotte e alla mobilitazione e a quella cultura antagonista che si esprimeva. E stare dentro vuol dire animare la discussione, vivere gli appuntamenti di confronto e di lotta sociale senza proporsi come una corrente del movimento, ma pensarci e viverci in una internità piena. Fino a Genova paradossalmente questo modo di essere è sembrato facile veniva da sé. Anche se non sono mancate le critiche anche interne al partito. Movimentisti o partitisti, ricordate? Ma è indubbio che tutto in qualche modo veniva da sé. Lo spirito di Genova che tutti nell’assemblea di Firenze hanno richiamato, ha davvero prodotto una grandissima esperienza e ha tratto nuovi soggetti. Ma dopo Genova, dopo l’11 settembre, con la guerra in corso, tutto è cambiato e tutto è più difficile. Ve ne è consapevolezza. Anche del rischio di un’involuzione e di un ripiegamento. Per questo la conclusione unitaria di domenica a Firenze è un fatto straordinario per il movimento ed è ancora più importante per il fatto che le risoluzioni cui si è pervenuti sono il frutto di una elaborazione collettiva che dice di una potenzialità di espansione. A partire dalla indizione delle tre giornate nazionali di mobilitazione dell’8-9-10 novembre. Il governo italiano cancella il vertice Fao, ma il movimento si fa protagonista di una proposta, quella di tenere a Roma il primo vertice antiliberista contro la fame nel mondo e la guerra economica, sociale, militare. La guerra, con gli Usa in testa, impone di tenere invece il Wto e il movimento risponde articolando presenze in tutta Italia e con una manifestazione nazionale a Roma. Il Social forum di Roma e il gruppo nazionale Wto-Fao stanno in queste ore definendo compiutamente le modalità in relazione alle decisioni delle diverse associazioni e dei social forum locali. Si sta lavorando per organizzare un corteo e alla realizzazione di un “evento” particolarmente significativo, quale un concerto dei popoli capaci di tenere assieme la denuncia della illegittimità del Wto che vuole imporre il dominio dei potenti su tutto il mondo svelandone la sua natura antidemocratica, con la lotta alla guerra. Sta partendo un appello a singole personalità del mondo dell’intellettualità e dello spettacolo perché prendano su di se la responsabilità di partecipare attivamente a questo evento e amplificare il messaggio. Rifondazione comunista sarà impegnata per la riuscita di tutte le mobilitazioni compreso il vertice e il concerto. Starà al corteo del 10 novembre a Roma chiedendo a tutti i compagni e compagne impegnati nei forum locali, nelle aree tematiche di adoperarsi per organizzare la partecipazione. Proprio nel giorno in cui Forza Italia sfacciatamente pensa di prendersi la piazza per inneggiare alla guerra, saremo capaci di far avanzare parole di pace, di giustizia sociale, di diritti universali, animando nei modi che il movimento si darà ogni appuntamento. Sappiamo che non tutte le associazioni che erano presenti a Firenze saranno a tutti gli appuntamenti. E’ importante però che si valorizzi la cornice unitaria di mobilitazione nazionale così come è stata definita a Firenze pur nelle differenti modalità di espressione. Ciò riporta anche alle forme che assumerà il movimento nel suo dispiegarsi. Ci interessa la costruzione dei forum locali sapendo però che essi non sono e non potranno essere le formule organizzative uniche. Sono terreni utili, direi indispensabili per il confronto, per la definizione di piattaforme territoriali laddove si determineranno le condizioni di fattibilità, ma certo non potranno considerarsi esaustivi dei molteplici aspetti del movimento. In questo senso e in questa direzione va anche la sperimentazione della pratica della disobbedienza sociale così come definita dai “disobbedienti”, e può rappresentare un utile spazio pubblico da agire. Le forme sono il punto, peraltro sempre transitorio, che il movimento assume secondo gli obiettivi che si dà. Non l’inverso. Il percorso è difficile, ma anche di grande interesse. La riflessione che suscita questo procedere sta anche dentro al nostro dibattito congressuale.