La Fiat non cede sui 18 turni

Rsu Fiom: offese le lavoratrici Un dirigente Fiat a capo della delegazione trattante fa considerazioni pesanti sulle donne. Sulla turnazione, presentata una proposta unitaria. Il Lingotto chiede di derogare allo sciopero nazionale degli straordinari

Atmosfera sempre più tesa dentro la Fiat di Melfi: le trattative sui turni continuano, e ancora non si vede una via di uscita. L’azienda insiste: per tutta la giornata di ieri ha continuato a chiedere il diciottesimo turno, che comporta il lavoro notturno domenicale, mentre gli operai da diverse settimane (ormai sono 5 domeniche consecutive) si rifiutano e scioperano. Una vertenza che, inevitabilmente, si incrocia con quella che si sta giocando a Roma sul contratto nazionale. La Fiat era partita, dopo l’estate, chiedendo il diciottesimo turno solo per alcuni mesi, per poi passare a 17. Successivamente (in settembre) ha ordinato unilateralmente il lavoro domenicale (quello rigettato per mezzo degli scioperi), e infine (poche settimane fa) ha firmato con i sindacati un accordo tecnico di massima che prevede i 17 come norma, ma non chiudendosi la possibilità – da contrattare – di deroghe in caso di necessità produttive. E subito le esigenze di produzione si sono presentate: due giorni fa, alla riapertura del tavolo, la Fiat ha chiesto ai sindacati di usare il meccanismo degli «straordinari comandati» per fare tutte le domeniche lavorative, sia per i mesi che restano quest’anno che addirittura per tutto il prossimo. Straordinari extra rispetto a quelli già contenuti nel contratto collettivo dei metalmeccanici (32 le ore comandate a disposizione delle aziende), ma che evidentemente non possono essere accettati dai sindacati fino a quando è aperto il tavolo per il rinnovo del contratto nazionale: infatti Fim, Fiom e Uilm attuano da mesi lo sciopero delle flessibilità (straordinari compresi).

Se la Fismic si è detta disponibile ad accettare i 18 turni, il fronte Fim, Fiom e Uilm è stato più compatto sulla difesa dei 17. Il punto è che sul piano nazionale, Federmeccanica sta offrendo i suoi aumenti salariali (per il momento è arrivata a 70 euro, contro i 130 richiesti dai sindacati) chiedendo in cambio la flessibilità sugli orari. Quanto agli straordinari comandati, ad esempio, vorrebbe ottenere più ore rispetto alle 32 attualmente previste (si parla di almeno il doppio). Le domeniche chieste a Melfi, dunque, vanno ben oltre questa ipotesi e chiedono addirittura di «derogare» allo sciopero degli straordinari, rompendo la solidarietà con gli altri metalmeccanici del paese: «un atto di responsabilità», lo ha definito la Fiat al tavolo, mentre da settimane la stampa locale bombarda gli operai accusandoli di voler affossare, con le loro resistenze, le capacità produttive del complesso industriale lucano. Per sottolineare la sproporzione della richiesta Fiat, il segretario della Fiom Basilicata Giuseppe Cillis ha risposto che se si volevano tutti quei giorni festivi e la deroga allo sciopero degli straordinari deciso dalle segreterie nazionali, la Fiat avrebbe almeno dovuto offrire in cambio l’aumento salariale richiesto dai sindacati, derogando rispetto all’offerta di Federmeccanica. Una semplice battuta, che però ha portato Fim e Uilm su posizioni di attacco (hanno parlato di «pre-contratto»).

Scaramucce a parte, al tavolo con la Fiat si è consumato, due sere fa, un grave episodio denunciato ieri dalle delegate della Fiom: il capo della delegazione trattante per conto dell’azienda si sarebbe spinto su pesanti metafore, «di stampo maschilista e offensive per le lavoratrici», spiegano le stesse Rsu Fiom che erano presenti alle trattative: «Siamo intenzionate a produrre un’informazione per tutti i lavoratori su questi fatti, in modo che non si debbano più ripetere eventi del genere – dicono – Il 20% degli operai di Melfi sono donne, il rispetto deve essere messo al primo posto».

In serata, comunque, è stata presentata all’azienda una proposta unitaria sui turni, ma al momento i contenuti non sono pubblici. Grossi problemi, più immediati, invece li sta vivendo l’indotto: dopo la mobilità già avviata alla Rejna, qualche giorno fa la C.F. Gomma – multinazionale con sede a Brescia – ha deciso di chiudere il sito di Melfi, che conta 56 dipendenti. «Siamo 1500 operai in Italia, 1200 in Polonia – spiega Toni De Firpo, Rsu Fiom – Hanno deciso di delocalizzare e ci hanno proposto una chiusura “soft”, che abbiamo rifiutato. Adesso siamo in sciopero e in assemblea permanente, in fabbrica». Oggi l’incontro con il consorzio Acm, che associa le aziende dell’indotto: potrebbe applicare l’accordo sulla cosiddetta «mobilità orizzontale», ricollocando gli operai nello stesso indotto Sata, ma ormai le imprese che chiudono stanno diventando troppe (problemi in Valeo, Mecoflex e Itca).