La Festa Nazionale de L’Ernesto

Scrivo questo breve commento con ancora negli occhi e nella memoria le bellissime immagini della Festa Nazionale de L’Ernesto, così bene descritte dal compagno Franco Tommasoni nel suo coinvolgente articolo pubblicato su “Liberazione”: le bandiere rosse che sventolano ovunque, i dibattiti e i seminari sempre partecipati, le lunghissime code allo stand del ristorante, lo spazio riservato agli spettacoli e alla musica affollato ogni sera da un pubblico foltissimo… Il primo dato da evidenziare è dunque che la Festa de L’Ernesto si è rivelata uno straordinario successo organizzativo, avendo attratto nelle quattro giornate migliaia di partecipanti e avendo garantito all’Area una fondamentale opportunità di autofinanziamento. Di tutto ciò va riconosciuto sicuramente merito al compagno Stefano Franchi, che con impegno e passione ha saputo trasformare in realtà la propria felice intuizione iniziale, superando con l’ottimismo della volontà tutti gli ostacoli (e non sono stati pochi…) che si sono parati sul nostro cammino in questi mesi di febbrile preparazione.

Ma la Festa de L’Ernesto è stata anche e soprattutto (ed è questo che dobbiamo ora sottolineare) un grande successo politico. Se infatti lo slogan ufficiale della Festa era ” Per l’unità dei comunisti”, proprio le quattro giornate di Bologna si sono incaricate di chiarire a tutti noi, al di là di ogni possibile dubbio, che questo obiettivo è oggi non solo politicamente auspicabile e praticabile, ma è ormai in larga parte già raggiunto nella realtà dei fatti. Lo hanno dimostrato le decine di militanti di PRC e PdCI da Bologna e da tutta Italia che hanno collaborato alla realizzazione della Festa, assieme anche a tanti compagni “senza tessera” della “diaspora comunista”, riconquistati da un progetto ritenuto finalmente credibile. Lavorando fianco a fianco per quattro giorni, questi compagni hanno reso evidente che l’unità dei comunisti è avvertita dal corpo dei militanti come una necessità non più rinviabile e che le divisioni di un passato anche recente non hanno più ragione d’essere, se non nelle visioni personalistiche e componentistiche di qualche dirigente.

Da questo punto di vista, ciò che apre maggiormente il cuore alla speranza è stato l’entusiasmo di tanti giovani compagni e di tante giovani compagne, che con il loro impegno convinto e talvolta gravoso hanno contribuito in maniera decisiva al successo della nostra Festa. Nella mia qualità di coordinatore bolognese de L’Ernesto mi corre l’obbligo di ringraziare particolarmente i compagni Giuseppe Agrello e Francesco Dragonetti, per il ruolo essenziale svolto a livello organizzativo, ma tutti e tutte indistintamente vanno accumunati in un ideale abbraccio. L’auspicio è che siano proprio questi giovani compagni e queste giovani compagne a dare ulteriore slancio al nostro progetto, che siano loro i protagonisti della ricostruzione di una presenza unitaria, autonoma e organizzata dei comunisti in Italia, che siano loro i nuovi quadri di un rinato Partito di massa, in grado di rispondere con efficacia alle sfide che si prospettano, in una fase per molti versi drammatica della storia del nostro Paese.

A questo riguardo, in un suo recente intervento, il compagno Fosco Giannini è tornato a ripetere l’interrogativo cruciale che tante volte in passato si è posto alla coscienza di generazioni di comunisti e di rivoluzionari: “Se non ora, quando?”. La risposta che è giunta da Bologna non lascia spazio a incertezze: “Qui, e adesso!”.