La fase, la sinistra e il ruolo dei comunisti

*Segretario regionale PdCI Toscana

“ .. Eppoi dice che uno si butta a sinistra..” così esclamava un esasperato Totò davanti all’ennesima angheria subita da un perfido Paolo Stoppa in quello splendido film che è “ Siamo uomini o caporali ? “.

In quell’espressione è contenuto l’emblema culturale e politico del senso comune di un’epoca. Quando la sinistra era pensata e vissuta in ogni settore della società come l’istanza politica principale alla quale i poveri di tasca, quindi socialmente deboli, erano soliti rivolgersi per rimediare torti e angherie.

Padroni e capi in fabbriche e cantieri vessano chi lavora ? I potenti tendono a schiacciare vita e prospettive di chi potente non è ? E allora “ci si butta a sinistra”.

Insomma il ruolo sociale della sinistra era inequivoco e definito : stare dalla parte di quanti, sprovvisti di quattrini ma indisponibili a diventar miseri di spirito, cercavano, qua in terra, riscatto ai propri interessi offesi.

Così, e solo così, la sinistra diffuse non solo la sua influenza politica ma valori e idee capaci di fare senso comune nella società estendendo il proprio respiro egemone al mondo delle arti e della cultura.

Quella sinistra però, ben diversamente da quanto oggi accade, aveva nei comunisti il fulcro di ogni confronto ideale, politico e nel contempo “il motore” di ogni grande dinamica conflittuale.

Comunisti capaci di determinare, attraverso aspri conflitti ai quali non erano però sconosciuti nemmeno compromessi avanzati, le condizioni affinché la stessa sinistra non comunista elaborasse posizioni sempre meno distanti dai conflitti di classe.

Così avvenne sul versante economico sociale – si pensi alla fase politica che vide nascere il governo di centro-sinistra, nei confronti del quale peraltro il PCI fu all’opposizione e comunque capace di nazionalizzare l’ENEL o favorire l’abolizione delle gabbie salariali – e sui grandi temi internazionali legati alla lotta per la pace e all’anti imperialismo.

Così come oggi è un fatto, banale nella constatazione ma tremendo negli effetti, che la sconfitta dei comunisti – dalla Bolognina fino alla scomparsa dell’URSS – ha (ri)condotto la sinistra sotto l’egemonia del pensiero liberale.

Poi, siccome la storia si “diverte” a replicar sè stessa in farsa, l’egemonia liberale è quella dei tempi nostri caotica, volgare e grottesca.

Così possiamo assistere al nascere e al morire di leader, a destra e a sinistra, che divengono tali non perché scaturiti da un selezione interna al conflitto di idee e programmi, ma al contrario proprio perché sulle questioni di fondo non ci si divide più, si inveisce sul gossip, si inventano tattiche nuove per strategie assenti, si coniano espressioni immaginifiche prive di ogni concreto significato. E intanto sul conflitto capitale-lavoro ci si mescola.

Basti pensare a temi quali il lavoro precario nei confronti del quale la condanna disgiunta dal rimedio è assai in voga anche a sinistra quasi fosse l’esposizione di un desiderio pio e non un preciso compito politico con il quale rispondere agli interessi di milioni di lavoratori.

E su questo versante, quello appunto del lavoro e delle questioni di classe scontiamo ormai contraddizioni di grande portata dovute proprio all’egemonia “ liberal “ prodottasi a sinistra e causa primaria della incapacità a ragionare ed agire in termini di classi sociali, dei loro interessi e di lotta di classe.

Per esempio, quando Niki Vendola, interloquendo con Bersani, parla della necessità per la sua idea di centrosinistra di “.. intercettare le vite e le storie delle persone…” rappresenta in modo plastico la compiuta mutazione culturale avvenuta in tanta parte della sinistra non comunista che sostituisce concettualmente la classe con “ le persone e le loro storie da intercettare ” traghettandosi da Marx a Fagioli ( il quale nel frattempo, dopo Left e Bertinotti è approdato al PD ).

Fra l’altro Vendola e i suoi tifosi dovrebbero mettere nel conto che se il compito della sinistra per battere Berlusconi diviene quello di intercettare vita e storia di ciascuno “sorvolando” sul “fatterello” che salvo eccezioni, perciò di regola, la coscienza di ogni persona è determinata dal ruolo sociale (dato dal reddito..) non solo si mette nella condizione di non capire i reali interessi di una classe rappresentativa della stragrande maggioranza della società ma su questo terreno si candida, fra i molti in verità, a far stravincere il cavaliere.

Sono i padroni a possedere e dirigere i migliori laboratori specializzati nella produzione di sogni : Dio; fiction; santi; reality; madonne; veline; calciatori; puttane; lotterie e beneficenze.

Quando invece a far fabbriche per sogni ci si mettono quelli come Vendola – Veltroni prima di lui – l’unica cosa certa è che il loro prodotto si paga a sinistra per farlo riscuotere a destra.

In Italia il lavoro dipendente, insieme al multiforme esercito delle partite IVA che svolge medesimo ruolo sociale con garanzie ancora inferiori, riguarda oltre l’80 % della popolazione attiva.

Eppure non dovrebbe esser troppo difficile capire che, se questa classe sociale non trova rappresentanza, è destinata a disperdersi attraverso i mille rivoli di una individuale e falsa coscienza dei propri interessi. Contribuendo così alla definizione di un sempre più marcato e diffuso senso comune di destra.

Purtroppo la stessa Federazione della Sinistra non è immune da queste suggestioni oniriche nè priva di tatticismi inclini a favorirle.

A suffragare tal giudizio basterebbe ricordare come l’unica scelta politica concreta fatta nazionalmente dalla FDS sia stata quella di privilegiare il referendum per la ripubblicizzazione del servizio idrico e nello stesso tempo affossare quello, ben più importante e caratterizzante, relativo all’abrogazione della legge 30.

Del resto questo capita quando finisce con il prevalere la convinzione che la contraddizione capitale-lavoro sia una delle molteplici presenti nelle nostre società e non il fattore primario con cui si definiscono il profilo economico e l’organizzazione sociale del sistema capitalistico.

D’altra parte, scorrendo lo stesso documento congressuale della FDS, si può notare come, nonostante il contributo non secondario di due partiti nominalmente comunisti e un simbolo altrettanto esplicito, il termine comunista insieme ad altre sue possibili coniugazioni, semplicemente… non compaia.

Naturalmente come la questione non sia affatto nominalistica è dimostrato dall’ultima proposta di iniziativa politica arrivata dal “nazionale” della FDS ( persino “divertente” nei suoi propositi attuativi ) : raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare sulle energie rinnovabili…

Chissà cosa avrebbe detto Totò.

Comunque, ragionevolmente, nessuno può mettere in discussione l’importanza della FDS per i destini politici della sinistra.

Ovviamente, per le cose fin qui dette, siamo personalmente convinti che questa potenziale importanza stia tutta nella capacità che i comunisti della FDS avranno nel fare sintesi politica e organizzativa rafforzando così le loro possibilità per non uscire definitivamente sconfitti sul terreno del confronto per l’egemonia nella Federazione.

Diversamente la FDS, navigando a vista per conquistare o difendere diritti civili, senz’altro importanti, naufragherà sulle scogliere degli interessi di classe finendo con l’ essere inutile per i primi e dannosa per i secondi.

D’altronde anche la storia contemporanea ci insegna quanto le vittorie ottenute sul terreno di classe, principalmente realizzatesi fra la seconda metà degli anni “ 60” e l’inizio dei “ 70” – Contratto Nazionale di Lavoro, 40 ore, Statuto dei Lavoratori, scala mobile, punto unico di contingenza – si siano poi riverberate su quello dei diritti civili.

A titolo di significativo esempio citiamo : legge Baslini-Fortuna sul divorzio poi difesa dalla vittoria dei NO al referendum nel 1974 ; legge sull’aborto anch’essa difesa stravincendo il referendum abrogativo due anni dopo.

Mentre oggi è fin troppo facile sottolineare quanto la sconfitta e il conseguente fortissimo arretramento sul terreno economico e normativo subito dal mondo del lavoro dipendente, abbiano provocato un arretramento ancora maggiore sul versante dei diritti. A tale emblematico riguardo si rammenti quanto accaduto in relazione alla sconfitta referendaria sulla fecondazione assistita.

Pertanto o i comunisti riusciranno a produrre una torsione classista della FDS, determinando in funzione di ciò una scala di valori e di priorità politiche, oppure questa non sarà niente di diverso rispetto ad una delle tante articolazioni della sinistra che già c’è. E nemmeno fra le più importanti.