La falce e il martello

Ho partecipato per anni alla vita politica del Prc, spesso con un ruolo propositivo. Nel 2004-2C05 ero uno dei minatori del Sulcis che sono stati simbolo di lotta in quegli anni contro le politiche dei governi Berlusconi e Dini A settembre del 1996 ad esempio lanciai l’idea insieme ad altri giovani del mio paese della marcia del lavoro, che non a caso partì proprio da Sant’Antioco, per attraversare tutta l’Italia e concludersi con una grande manifestazione a Napoli. Ho visto con amarezza però comparire un ceto politico senza ideali, oligarchico, intollerante verso le minoranze (vedi ultimamente caso Pegolo-Giannini). che ha imposto fuori dalie scadenze congressuali im-prowiv e inunotivati cambi di linea Cosa ci si può aspettare ancora da un partito che ha deciso senza congressi di entrare in un pateracchio elettorale spacciandolo per fondazione di una nuova sinistra? Un pateracchio che screditerà Rifondazione senza dare un punto di riferimento decente agli elettori? Un pateracchio che ha reso necessaria una scelta dolorosa ma simbolica, come la rinuncia al simbolo della falce e martello. Fausto Bertinotti dice che non c’è niente di strano, e che ci sono i precedenti: ad esempio il Pei e il Psi nel 1948 si presentarono insieme nel Fronte del Popolo, sotto il simbolo di Garibaldi. Ma quella era stata una scelta liberamente fatta dai due partiti, questa è stata necessaria perché Sd e Verdi hanno orrore dei simboli del movimento operaio. E con questi partner dovremmo costruire una forza che dovrebbe lottare, spacciandola per un nuovo partito? (…)