La doppia strategia di Renato Soru

«E’ una notizia meravigliosa. Se diventasse operativa si farebbero i salti di gioia». Il governatore della Sardegna Renato Soru, che nella battaglia per mandare via gli Usa dalla Maddalena ha sempre creduto, ieri sera non ha voluto dire altro, forse anche per aspettare di capire meglio una dichiarazione statunitense che non si può ancora definire «addio». Del resto la sua strategia nel condurre una sfida complicata come quella contro le scelte di Washington sul Mediterraneo è sempre stata questa: ponderata ma costante. Se vi pare, chiamatela quella di Davide contro Golia. Pur di vincere questa battaglia, Soru è stato disposto davvero a tutto. Persino a proporre all’ultra conservatore Edward Luttwak di lavorare come consulente per la regione Sardegna. Caparbio come un mulo della Barbagia, verrebbe da dire, tanto da riuscire a convincere lo stesso Luttwak a darsi da fare, sebbene il contratto non fosse stato sottoscritto. Proprio l’ex consigliere di Washington aveva spiegato per primo al governatore Sardo che questi sarebbero stati mesi decisivi per le scelte degli americani sul Mediterraneo e che la sua battaglia era «difficile, soprattutto perché costosa per il bilancio Usa, ma non impossibile».

Chi non lo capiva, come spesso è capitato alla sinistra sarda, finiva per contestarlo. Come quando alcune settimane fa l’inventore di Tiscali si è permesso di dichiarare la sua «fiducia» negli Stati uniti e nel governo italiano alla trasmissione mattutina della Rai «Cominciamo bene». Dietro quel motto, ripetuto fino allo strenuo, «gli americani sono venuti da amici e da amici se ne devono andare», non c’era nessuna resa. Anzi. Giusto due sere fa il governatore aveva dato mandato ai legali della regione di studiare il caso del parco della Mailella, che vinse il ricorso contro un insediamento militare perché nell’autorizzare la costruzione il governo non aveva chiesto il parere vincolante dell’Ufficio della tutela del paesaggio. Anche se ieri il documento diffuso da Martino negava che gli Usa volessero ampliare la base occupando anche l’antico Arsenale, Soru sapeva che il progetto c’era perché proprio lui aveva trovato mesi fa i documenti segreti relativi. E in quei documenti gli americani mostravano di sapere altrettanto bene che il governatore non è un osso facile: «Bisogna fare in fretta perché la Sardegna è un territorio ostile», avevano scritto in un passaggio del progetto.

Soru aveva spiegato le sue idee a tutti e in tutti i modi. Cercava la strada per essere ricevuto dal governo (e forse lo sarà comunque, ma sulla vicenda di Salto di Quirra, vedi pezzo in pagina). E lo scorso anno aveva incontrato due volte l’ambasciatore americano a Roma Mel Sembler. Con Ronald Spogli, nominato appena prima dell’estate, non c’era ancora riuscito. Ma tramite canali informali via Veneto gli aveva confermato l’idea di Luttwak: «Sono mesi decisivi». Di commentare, ieri sera, non c’era neppure bisogno.