La diversità della rifondazione comunista può rappresentare un patrimonio per l’intera sinistra

Ce la stiamo mettendo tutta noi di Rifondazione Comunista in questa complicata campagna elettorale. Non c’è iniziativa in giro per l’Italia che non sia organizzata prevalentemente da nostri compagni e compagne. L’apertura, che ci caratterizza da molti anni, nei confronti di soggetti esterni al nostro partito continua a produrre relazioni positive, a mettere in evidenza il valore grande dell’unità a sinistra. Ci fa sperare in un risultato elettorale buono.
Abbiamo dato e stiamo dando prova di ciò che abbiamo accumulato in questi anni, in termini di “rifondazione”, che ci ha reso unici nel panorama politico di un paese, attraversato da una crisi della politica senza precedenti. E’ ben visibile, anche nella campagna elettorale, cosa ci unisce e cosa ci differenzia dalle altre forze della sinistra, non solo le scelte delle candidature nella direzione del rispetto delle indicazioni della nostra conferenza d’organizzazione a Carrara (vedi quota delle compagne da eleggere), ma anche lo sforzo di mettere in evidenza, con molteplici iniziative, tutti i temi principali del conflitto sociale, da quelli del lavoro al welfare, dalla conoscenza all’ambiente.
Non che manchino difetti ed aspetti importanti da correggere. E’ stato giustamente sottolineato da un gruppo di compagne il limite forte della presenza esclusiva di compagni sui media, come se solo loro fossero capaci di parlare, di spiegare, di convincere. Sempre a Carrara avevamo criticato l’uso dei “faccioni” sui manifesti per le campagne elettorali, una modalità che richiama quella personalizzazione della politica tipica dell’americanizzazione che avanza. Invece se ne continuano a vedere in giro nella propaganda per le elezioni delle amministrazioni locali. Vuol dire che abbiamo molta strada da fare ancora, anche se tanta ne abbiamo fatta, accumulando un patrimonio irrinunciabile, che bipolarismo e bipartitismo, sua forma peggiore, trovano ancora come ostacolo in questo paese.
Non è facile liquidare la sinistra ed il conflitto, nonostante tutto l’impegno che ci ha messo dalla Bolognina in poi il gruppo dirigente del Pds/Ds/Pd e che vede in Veltroni l’esponente più accanito nel perseguire questo obiettivo. Il leader del Pd è riuscito a costringere persino il centrodestra ad assumere l’orizzonte bipartitico, mostrando anche come si fa a tagliare l’insopportabile ala di uno schieramento, nel suo caso la sinistra. L’operazione culturale del resto viene da lontano. Il revisionismo storico condito con “tutti i morti sono uguali” non ha da tempo lo scopo di cancellare in un sol colpo fascisti e comunisti? Con l’obiettivo naturalmente di cancellare i secondi prevalentemente.
Abbiamo imparato da tempo dove vanno a parare le cancellazioni delle identità e delle storie. Abbiamo visto che identità annacquate non hanno mai portato più a sinistra. Abbiamo toccato con mano cosa ha voluto dire, per l’intera società italiana, lo slittamento dal Pci a tutto il resto. Per questo, come siamo disponibili ad aggiornarci e rifondarci, non possiamo esserlo per mettere le nostre storie ed i nostri simboli in un frullatore, neanche se dipinto con i colori dell’arcobaleno. Ne uscirebbe fuori qualcosa di meno ostico perfino per Veltroni, ma privo di fisionomia e di radicalità. Se è vero, come tanti altri sostengono, per fortuna, che le diversità costituiscono non un limite ma una ricchezza, anche la diversità della rifondazione comunista può rappresentare un patrimonio per l’intera sinistra.
Ben venga il soggetto unitario e plurale della “Sinistra l’Arcobaleno”, i suoi luoghi, le sue case che ci dobbiamo impegnare a costruire con altri soggetti, come coinquilini rispettosi e dialoganti, ma ben forniti di una propria carta d’identità.