La democrazia di Canfora vietata ai tedeschi

Per una volta l’ accusa di provincialismo e di mancanza di spirito liberale non è rivolta contro un’ istituzione italiana, ma tocca uno dei maggiori editori tedeschi. Il bavarese Beck, infatti, in spregio a un contratto firmato, rifiuta la pubblicazione di un’ opera di Luciano Canfora già uscita in italiano, nel maggio dell’ anno scorso, presso Laterza, con il titolo La democrazia. Storia di un’ ideologia e di cui era da tempo pronta la versione in tedesco di Rita Seuss, che si era occupata di tradurre anche la biografia di Giulio Cesare scritta da Canfora e uscita sempre da Beck. Questo editore non si fa influenzare dal fatto che l’ opera oggetto del contendere sia stata pubblicata in Spagna e stia per esserlo in Francia e Gran Bretagna. Che cos’ è successo? Perché uno dei nostri studiosi più vivaci e anche più conosciuti all’ estero si vede rifiutare un’ opera con una lettera di un redattore capo, Detlef Felken, il quale afferma che la sua casa editrice non defletterà nemmeno davanti a una sentenza di tribunale? Il caso è stato segnalato il 10 novembre dal giornalista Herning Klüver, che in un articolo per la Süddeutsche Zeitung sulla mancanza di attenzione della Germania per la cultura italiana, intitolato «Antichi pregiudizi e nuova ignoranza», cita il caso del rifiuto del libro di Canfora, un rifiuto tanto più grave perché il volume fa parte della collana diretta da Jacques Le Goff, «Fare l’ Europa», nata dodici anni fa dall’ accordo di cinque case editrici: Laterza per l’ Italia, Blackwell per la Gran Bretagna, Critica per la Spagna, Seuil per la Francia e Beck, appunto, per la Germania. Il meccanismo prevede che la decisione della pubblicazione di un libro sia presa collegialmente in una riunione dei cinque editori con Le Goff. Quando un autore manda l’ opera all’ editore del suo Paese, questi la invia immediatamente agli altri. Il contratto fissa un termine di un paio di mesi per eventuali osservazioni. «Sinora – racconta Giuseppe Laterza – non abbiamo avuto mai un problema simile, in dodici anni di vita della collana e una trentina di opere di prim’ ordine pubblicate, di autori del livello di Leonardo Benevolo, Umberto Eco, Massimo Montanari. È un episodio che mi addolora, perché coinvolge da un lato uno dei nostri maggiori studiosi e dall’ altro una delle più importanti case editrici tedesche. Purtroppo però in questo caso Wolfgang Beck (è lui che dà le direttive, il redattore capo si limita ad applicarle) non ha voluto rispettare il metodo di lavoro comune fissato all’ inizio, mandandoci le obiezioni solo un anno dopo la consegna dell’ opera, e ci ha posto di fronte a una grave questione di merito. Secondo noi un editore davvero liberale deve accettare di pubblicare anche tesi critiche, controverse, altrimenti non merita il titolo di liberale. Beck mi ha risposto che il libro di Canfora contiene inaccettabili forzature storiche. Ma è un giudizio che non condivido». Eccoci al punto dolente. Che cosa, nell’ interpretazione di Canfora, ha irritato i tedeschi? «Nella parte dedicata al Novecento del mio saggio – spiega lo storico e filologo, che non ha mai nascosto le sue simpatie per il comunismo – sostengo che con la Guerra fredda la democrazia nell’ Est europeo è diventata dittatura, mentre in Occidente la contrapposizione tra blocchi ha provocato diversi contraccolpi e condizionamenti. Alla casa editrice tedesca, in particolare, non è andato giù il fatto che io abbia sottolineato il coinvolgimento nei posti di responsabilità dell’ era Adenauer di un ex nazista come Hans Christoph Seebohm, o di un cattolico come Hans Globke, che partecipò alla stesura delle leggi razziali di Norimberga. Nel mio libro ho inoltre ricordato le concessioni Usa verso tali inquinamenti e la collaborazione degli Stati Uniti con la Spagna, sempre in funzione di una Realpolitik antisovietica. Il capo redattore Felken, autore di un unico libro, Dulles e la Germania, acriticamente elogiativo della politica del segretario di Stato Usa, mi ha perciò accusato di aver messo sullo stesso piano la Repubblica federale tedesca e la Spagna franchista. Niente di più falso». Accusato di aver fatto una storia ideologica, Canfora ora ribalta questa colpa sul suo censore, Felken, il quale «nel suo libro cancella di netto vicende sintomatiche e imbarazzanti come quella del riciclaggio dei nazisti nella Germania federale». Jacques Le Goff, direttore della collana «Fare l’ Europa», ha preso le difese di Canfora, così come la Süddeutsche Zeitung ha dato dell’ «ignorante» al prestigioso editore, il quale però non cambierà opinione nemmeno davanti alla sentenza di un tribunale. Quando si dice «la forza delle idee». L’ autore Luciano Canfora (nella foto), nato a Bari nel 1942, è ordinario di Filologia greca e latina presso l’ ateneo barese e direttore della Scuola superiore di studi storici di San Marino Tra le sue pubblicazioni, oltre a «La democrazia. Storia di un’ ideologia» (Laterza 2004), ricordiamo «Il papiro di Dongo» (Adelphi 2005), «Tucidide tra Atene e Roma» (Salerno 2005), «Caio Giulio Cesare. Il dittatore democratico» (Laterza 2000) L’ INCONTRO Novembre 1962: Konrad Adenauer in visita alla Casa Bianca incontra il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Con loro il figlio di Kennedy, John Jr., che Adenauer tiene in braccio (foto Bettmann / Corbis)