La democrazia bloccata dei collegi americani

Il 7 novembre, negli Stati Uniti si vota per rinnovare tutti i 435 seggi della Camera e 33 dei 100 seggi del Senato. In entrambi i casi si tratta di collegi uninominali, dove chi piglia più voti viene eletto, quindi teoricamente i democratici dovrebbero stravincere: i sondaggi attribuiscono loro oltre 15 punti di vantaggio sui repubblicani, danneggiati dall’impopolarità di Bush e da scandali pruriginosi come quello del deputato Foley.
In realtà, non andrà così. I giornali italiani sembrano poco curiosi di scoprire come mai solo 25 dei 435 collegi della Camera siano incerti: con il maggioritario a turno unico non dovrebbero cambiare di mano 100 o 200 seggi, gran parte di quelli repubblicani? La risposta è no, perché chi vincerà nella stragrande maggioranza dei collegi si sa in anticipo, a causa di un meccanismo noto come redistricting, cioè il disegno «su misura» delle circoscrizioni.
Prendiamo per esempio una circoscrizione della Florida che confina con il parco naturale delle Everglades. Qui il 78% della popolazione è ispanico e Fidel Castro il diavolo in terra: il rappresentante al Congresso si chiama Lincoln Diaz-Balart, è nato a Cuba nel 1954 e sua zia era la prima moglie del leader cubano. Questo non ha impedito a Balart, fedelissimo di Bush, di essere tra i più ardenti sostenitori dell’embargo contro l’isola e, soprattutto, di essere eletto senza competizione negli ultimi due mandati, con il 100% dei voti perché nessun democratico si è presentato contro di lui.
Passiamo in Texas, dove il repubblicano Kevin Brady fu eletto nel 1996 nel collegio dell’aereoporto internazionale «George Bush» di Houston. Brady ha una circoscrizione piuttosto vasta, che comprende anche la George Bush Presidential Library ospitata nella Texas A&M University. Non stupisce, quindi, che, nel 2002, il 92% degli elettori abbia votato per lui e che, il prossimo 7 novembre, il risultato sia già acquisito.
Trasferiamoci in California, uno degli stati più favorevoli ai democratici: Gore raccolse qui il 53% nel 2000, Kerry il 54% nel 2004, quasi dieci punti più di Bush. Come può accadere, quindi, che sulla costa fra Los Angeles e San Diego prosperino le fortune di un repubblicano miliardario di nome Darrell Issa? Semplice: la circoscrizione è stata ritagliata con cura in modo da includere le basi militari della Marina a San Diego, che diedero a Issa il 61% dei voti nel 2000, il 78% nel 2002 e il 63% nel 2004. Nessuno ha dubbi sul fatto che Issa sarà rieletto nella 49ma circoscrizione della California anche quest’anno.
Cosa ci dice tutto questo? Nella Costituzione è prevista l’elezione della Camera ogni due anni per registrare senza indugi le variazioni nei sentimenti dell’opinione pubblica. Il meccanismo ha funzionato per molto tempo ma oggi due fattori lo hanno neutralizzato: il costo delle campagne elettorali e il gerrymandering, ovvero la creazione di nuove circoscrizioni elettorali dopo ogni censimento decennale. Questo ha reso possibile la creazione di collegi non solo «sicuri» ma praticamente ereditari come quelli che abbiamo esaminato. Se ne avvantaggiano, beninteso, anche i democratici: nel 16° collegio del Michigan il deputato in carica si chiama John Dingell, ha festeggiato nel luglio scorso l’80° compleanno e, nel dicembre prossimo festeggerà i 50 anni di permanenza alla Camera: 25 vittorie elettorali consecutive.
Negli Stati Uniti, il disegno delle circoscrizioni non è materia di competenza di commissioni tecniche o di strutture amministrative bensì dei parlamenti degli Stati, dove le maggioranze lo usano per favorire i deputati uscenti, ignorando qualsiasi criterio di contiguità territoriale. Esistono una varietà di sistemi, di cui il più diffuso è quello di utilizzare sofisticati database con i risultati delle elezioni precedenti e la demografia della zona, disegnando così una mappa di come si vota, quasi casa per casa. Ciò rende possibile creare una circoscrizione «su misura» per il deputato uscente: tanti bianchi, tanti afroamericani, tanti latinos.
Esistono circoscrizioni elettorali che serpeggiano lungo le autostrade (non solo la n° 17, ma anche la 22 e 23 della Florida), altre a forma di lucertola (Pennsylvania-1), altre ancora a forma di falce, di arcipelago, di unicorno. La circoscrizione n° 4 dell’Illinois ha la forma di due chele di granchio, disegnate con lo scopo di avere una circoscrizione etnicamente omogenea, che riunisce politicamente due quartieri ispanici separati da una zona a maggioranza afroamericana.
Oggi le previsioni più prudenti indicano che soltanto 15 circoscrizioni, a livello nazionale, cambieranno di mano. È perfettamente possibile che a livello nazionale i democratici ottengano una valanga di voti ma che guadagnino solo una dozzina di seggi alla Camera, su 435. Di nuovo, la realtà della «democrazia bloccata» negli Stati Uniti emerge in modo drammatico.