La decadenza del calcio europeo

Ora, magari, tutto tornerà nella norma perchè, nel gioco del calcio, basta un rimbalzo, una deviazione imprevedibile, per cancellare tutte le teorie e l’indiscutibilità di una tattica. Ma, certo, dopo la prima settimana di partite del mondiale sudafricano, appare chiara la crisi, se non addirittura la decadenza delle potenze calcistiche europee, quelle che con il Brasile avrebbero dovuto dominare il torneo.

La Francia che solo dieci anni fa dominava, allenata ora dall’improbabile Domenech, è praticamente già eliminata dopo la debacle con il rampante Messico.

La Spagna campione continentale in carica, prodotto de las canteras, dei vivai di Barcellona e Real Madrid, industrie apparentemente senza limiti di spesa, è stata sconfitta dalla modesta Svizzera multietnica e deve recuperare nelle partite con Cile e Honduras.

L’Inghilterra che sembrava rifondata da Fabio Capello ha racimolato finora due deludenti pareggi con Stati Uniti e Algeria e per entrare negli ottavi di finale, dovrà giocarsi la vita contro la Slovenia.

La Germania, partita con una squillante vittoria sull’Australia, è stata superata poi dalla Serbia e ora rischia anch’essa l’eliminazione. La stessa Italia, infine, non ha brillato nell’esordio contro il Paraguay finito 1 a 1.

Certo, l’imprevedibilità del gioco in un contesto che da tempo ha livellato in basso i propri valori, può aiutarci a leggere questa crisi. E’ netta però l’impressione, dopo questi risultati, che il calcio dei club, quello delle nazioni ricche, abbia prosciugato e stia prosciugando le energie dei migliori attori di questo spettacolo dove la ricchezza più che essere distribuita, è stata dissipata.

Sessanta partite l’anno, tutte giocate con un dispendio di energie fisiche e nervose ai limiti (perchè il business questo pretende) ha appassito, usurato, in questo momento dell’anno, il potenziale, la capacità dei migliori, quelli, per intenderci, che non possono mai mancare una partita e la devono giocare anche quando il loro fisico dà segnali di essere in riserva.

Solo dieci, quindici anni fa, per esempio, non si verificavano così tanti infortuni muscolari come adesso, per non parlare della resistenza alla fatica. Troppi protagonisti del calcio dei ricchi, in questa stagione, hanno dato tutto nel tesissimo e a volte rocambolesco finale dei campionati spagnoli, tedeschi, inglesi, francesi, e italiani, o nelle fasi finali delle coppe europee e nazionali e non hanno più nulla da offrire alle loro nazionali.

Resistono i giocatori più tecnici come Leo Messi che dichiara apertamente la sua stanchezza ma non giocando di forza, bensì di destrezza, come altri compagni argentini o brasiliani, riesce a non ridurre l’esibizione della sua nazionale ad una moda senza fantasia, come è oggi, il calcio europeo che santifica solo la corsa, il “possesso palla” e “l’occupazione degli spazi”.

E’ la perfetta metafora di un’ Europa in decadenza politica, sociale e culturale rispetto ad un’America Latina solidaria che riconquista diritti e successi fino a ieri negati alla maggioranza dei cittadini del continente.

Le vittorie finora dell’Argentina di Maradona che, ancora una volta si è preso una personale rivincita sui giornalisti scettici (in questo caso delle sue doti di tecnico capace di amalgamare un gruppo) sono dovute probabilmente proprio alla scelta di convocare non solo le stelle indiscusse della scuola argentina che arricchiscono i tornei d’Europa, ma anche alcuni “fidi”, protagonisti del campionato nazionale, pronti a dare l’anima per la camiceta non a disgregare il gruppo con capricci o richieste divistiche.

Questo è anche il segreto di una delle rivelazioni di questo mondiale, il Messico. La nazionale di Aguirre è basata sui protagonisti del mondiale under 17 del 2007 nel quale i ragazzi atzechi trionfarono sconfiggendo in finale il Brasile per 3 a 0.

Qualcuno come Carlos Vela gioca ora nell’Arsenal, o come Hector Moreno nell’olandese AZ Alkmaar, o come Giovani Dos Santos, è passato, pochi giorni fa, al Galatasaray dopo aver brillato nel Totthenam,

Ma la maggior parte di quella formazione, anche per la miopia dei famosi manager di mercato europei, è rimasta in Messico e ora è parte di una nazionale vincente, una nazionale che insieme al risorto Uruguay dovrebbe passare il turno nel girone dove hanno affrontato e superato non solo la Francia ma anche i padroni di casa del Sudafrica.

Quando si dice un calcio sensato.