La debolezza dell’unipolarità economica

Traduzione di l’Ernesto online

* Hedelberto López Blanch è un giornalista cubano. Autore di numerose pubblicazioni, è stato inviato in numerosi paesi africani, in Germania e in Russia e corrispondente di Juventud Rebelde in Nicaragua, dove ha anche lavorato nella redazione del quotidiano Barricada. E’ stato insignito di vari premi giornalistici.

Il BRIC scommette sull’America Latina

L’America Latina non è più il feudo esclusivo degli Stati Uniti. I governi progressisti che sono arrivati al potere negli ultimi tempi e gli interessi commerciali ed economici di vari paesi per la regione hanno reso possibile il rafforzamento della sovranità economica in questa parte dell’emisfero sud.

I quattro paesi che fanno parte del gruppo BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) possiedono il 25% del Prodotto Interno Lordo mondiale e tutti partecipano in modo rilevante alla collaborazione, al commercio e agli investimenti in America Latina.

La profonda crisi che dal 2008 è iniziata negli Stati Uniti e ha colpito altre economie sviluppate, oltre al poco interesse che hanno mostrato per questa regione le ultime amministrazioni statunitensi a causa dell’ossessione di impadronirsi del petrolio del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, che le ha impantanate in enormi guerre di logoramento in Afghanistan e in Iraq, hanno anche influito su questa nuova realtà.

Le nazioni che hanno formalizzato il BRIC in una riunione tenutasi nella città russa di Ekaterinburg nel 2009, avevano già una presenza effettiva in America Latina.

Il gruppo, che conta sul 40% della popolazione mondiale, sul 25% dell’estensione totale della Terra, sul 25% del PIL e sul 12,8% del commercio internazionale, difende posizioni strategiche come il multilateralismo e promuove la presenza economica e commerciale nel mercato delle quattro nazioni ponendo l’accento sull’eliminazione dei sussidi agricoli dei paesi sviluppati.

La Cina, che si è affermata come la terza potenza mondiale (sul punto di superare il Giappone nella seconda posizione) promuove una ben definita politica economica verso la zona.

Secondo la Commissione Economica per l’America Latina (CEPAL), il commercio con la Cina, che è cresciuto a tassi del 30% annuale nell’ultimo decennio e lo farà a tassi del 15% fino al 2020, ha aiutato la regione a sopravvivere alla crisi economica mondiale.

Tra il 2000 e il 2008 il commercio bilaterale è passato da 10.000 milioni di dollari a 143.380 milioni. Nei primi nove mesi del 2010 l’incremento è stato del 68%, ha informato l’organismo.

Il gigante asiatico si sta trasformando nel nuovo referente economico. I suoi principali partners commerciali sono Brasile, Cile, Messico, Argentina e Venezuela. Il Brasile e il Cile insieme rappresentano il 60% delle esportazioni verso la Cina e l’interscambio con il Brasile ha raggiunto la cifra di 42.400 milioni di dollari.

Nel primo semestre del 2009 Pechino è diventata, per la prima volta, il principale mercato delle esportazioni brasiliane. Inoltre entrambi i paesi mantengono un’alleanza politico-commerciale facendo parte del BRIC che permette di coordinare i loro interessi all’interno del Gruppo dei 20 (G 20).

Le esportazioni del Cile verso la Cina hanno raggiunto nel 2009 i 7.817,4 milioni di dollari, il che la ha trasformata nel suo principale partner commerciale, con oltre il doppio dei 3.562,8 milioni di dollari esportati negli Stati Uniti.

Argentina, Venezuela, Perù e Colombia sono sulla stessa strada, come pure Cuba. Quest’ultima, nonostante sia una piccola nazione dei Caraibi, è servita per anni come ponte per l’espansione di tale interscambio nella zona.

Dall’arrivo alla presidenza di Luiz Inacio Lula da Silva, il Brasile ha profondamente allargato le sue alleanze politiche ed economiche in America Latina e nei Caraibi e si è trasformato in un promotore del multilateralismo e della collaborazione commerciale con questi paesi.

I suoi legami si sono rafforzati con Argentina, Uruguay e Paraguay, che con il Brasile fanno parte di MERCOSUR, oltre che con Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Perù, Panama, America centrale e Caraibi.

Il gigante sudamericano, che già si presenta come l’ottava potenza economica mondiale, ha promosso, tra le altre iniziative, l’aiuto al popolo haitiano devastato dal terremoto, e l’interscambio commerciale e i prestiti finanziari con Cuba, contro la politica statunitense di blocco economico mantenuto nei confronti di questa nazione dei Caraibi da 50 anni.

Ciò significa che il Brasile si è trasformato in un punto di riferimento per l’integrazione e lo sviluppo delle nazioni regionali.

Da parte sua, la Russia ha incrementato il suo interesse in America Latina con accordi commerciali e alleanze strategiche, in una nuova dimostrazione del fatto che l’unipolarità economica imposta alla regione da parte degli Stati Uniti, sta passando di moda.

Il gigante eurasiatico, che torna a rinascere dopo la crisi provocata dalla disintegrazione dell’Unione Sovietica, ha firmato contratti per l’esportazione di armamenti con vari paesi della zona, oltre che accordi tecnici e commerciali per il trasferimento di tecnologia, licenze di produzione e crediti finanziari.

Con Venezuela, Brasile, Argentina, Perù, Bolivia, Cile, Ecuador, Uruguay e Cuba, per citarne alcuni, si sono stabiliti fruttuosi scambi economico-finanziari e di collaborazione nei settori farmaceutico, della pesca, dell’acquacoltura, vitivinicolo, minerario, petrolchimico, scientifico, tecnologico, educativo, energetico e tecnico-militare.

Anche l’India, sebbene con maggiore lentezza, avanza nell’interscambio commerciale con questa parte dell’emisfero sud.

Durante una recente conferenza a Washington, l’ambasciatore indiano negli Stati Uniti, Arun K. Singh, ha definito “profonda” la decisione del suo governo di avvicinarsi sempre più all’America Latina.

Singh ha quantificato in 19.000 milioni di dollari il commercio tra la regione e l’India nel 2008, che hanno superato i 14.000 milioni di dollari tra il suo paese e gli Stati Uniti.
Allo stesso tempo, ha evidenziato che le imprese indiane hanno investito in anni recenti 11.000 milioni di dollari e generato 12.000 posti di lavoro in questa zona.

Il dinamismo dei mercati latinoamericani in contrapposizione con la crisi mondiale sta dando impulso ad una nascente indipendenza economica regionale, appoggiata con crediti concessi dai paesi che fanno parte del BRIC e da gruppi come l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) che non hanno nulla a che vedere con le politiche leonine del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale (BM).

Come ha affermato la presidente argentina Cristina Fernández, rispondendo a una domanda sulle inquietudini che potrebbe generare a Washington l’influenza di altre nazioni nella regione, dopo la visita effettuata a Buenos Aires dal suo omologo russo Dimitry Medvedev nell’aprile 2010: “l’America Latina non è il cortile di casa di nessuno”.