La Croazia nella Ue, affaire oscuro

Ambiguo via libero del procuratore dell’Aja Del Ponte all’ingresso di Zagabria: su Gotovina collaborano. Anzi no

Il nazionalista, guerrafondaio e xenofobo ex presidente croato Franjo Tudjman si rivolterà nella tomba: la cattolicissima Croazia, già beniamina di papa Wojtyla, alla fine entrerà in Europa grazie alla Turchia, dopo che la diplomazia austriaca-sponsor ha abilmente posto sul piatto il ricatto all’Ue: se entra Ankara deve entrare anche Zagabria. E così le radici cristiane d’Europa si salvano anche stavolta. Festa grande dei croati, la Borsa di Zagabria che vola e i giornali che titolano manco a dirlo: «Grazie Austria». Tantopiù che i negoziati di adesione partiranno subito, il 20 ottobre, e ieri il commissario Ue all’allargamento, il finlandese Olli Rehn, ha annunciato che sarà a Zagabria la prossima settimana. Ma non è stata questa accelerazione nel calendario a sorprendere, quanto il repentino e immotivato voltafaccia del procuratore del Tribunale dell’Aja per l’ex Jugoslavia, Carla Del Ponte. Si è trattato infatti di un vero e proprio «affaire». Visto che nel pomeriggio di ieri Florence Hartmann, portavoce di Carla Del Ponte, di fronte alle tante, troppe domande rimaste senza risposta, si è sentita in dovere di dichiarare che «è possibile che i giornalisti abbiano l’impressione che qualcosa non quadra, ma non è un problema dei giornalisti dal momento che ci sono cose che non possono essere rivelate sulle misure prese per rintracciare i latitanti». Ribadendo altresì che il procuratore dell’Aja, non smentiva le precedenti dichiarazioni sulla delusione provata nei confronti della non collaborazione di Zagabria di fronte alla latitanza del generale Ante Gotovina da lei messo sotto accusa per crimini di guerra contro civili serbi commessi durante l’Operazione Tempesta dell’estate 1995, quando 300.000 contadini serbi vennero cacciati dalla Krajina croata con migliaia di vittime.

Un vero guazzabuglio. Perché il via al negoziato di adesione per la Croazia è partito proprio quando la Del Ponte, dopo l’ennesimo incontro con il premier croato Ivo Sanader, dichiarava di apprezzare «la nuova collaborazione di Zagabria avviata nelle ultime settimane», sottolineando – non richiesta – che non aveva ricevuto «alcuna pressione». E pensare che solo due giorni prima a Zagabria aveva denunciato ancora una volta la sua «profonda delusione per la non collaborazione croata» e dieci giorni fa aveva accusato direttamente il Vaticano e la Chiesa croata di proteggere Ante Gotovina latitante, praticamente di nasconderlo in un monastero cattolico in Erzegovina. Erano seguite vibrate proteste sia dalla Santa Sede che dai vescovi di Croazia e Bosnia Erzegovina.

Quel che non è chiaro – a meno di immediate soprese che però non si annunciano proprio – è che cosa abbia ottenuto la «dura» Del Ponte. Giacché sul piatto del Tribunale dell’Aja giacciono alcune informazioni sulle quali Zagabria continua a fare orecchie da mercante. Altro che collaborazione nelle ultime settimane. Per esempio: a più riprese la stampa americana e anche croata ha indicato il luogo della latitanza di Ante Gotovina nell’isolotto di Visovaz, sul fiume Kerka, in un antichissimo convento francescano. Il governo di Sanader ha smentito, ma nessuna polizia croata o esercito croato si è degnato di riferire su questo. E così, mentre tutti aspettano che Gotovina faccia la prossima mossa, ecco che il generale-criminale già avanza la «sua» soluzione. Come risolvere il problema della sua mancata consegna o cattura all’Aja? Presto detto: il suo legale americano Luka Misetic, sul Wall Street Journal Europe, ha annunciato due giorni fa che il generale è «pronto a costituirsi e a subire subito un processo». Dove? A Zagabria. Perché non si fida della giustizia internazionale e del Tribunale dell’Aja in particolare. Quasi le stesse dichiarazioni dei due eccellenti ricercati-criminali serbo-bosniaci Ratko Mladic e Radovan Karadzic. La «disponibilità» è stata, non a caso, ripresa ieri da tutti i giornali croati. Come a dire: la soluzione c’è. Fatelo in Croazia (ora Europa!) il processo, qui dove si festeggia come «giorno degli eroi» la guerra patriottica delle milizie croate, vale a dire il bagno di sangue fratricida e interetnico che oppose i croati ai musulmani di Bosnia e ai serbi. A proposito: da Belgrado plaudono perché l’ingresso della Croazia ha comunque aperto la porta di servizio dei negoziati di pre-adesione anche per la Serbia e Montenegro.

Una sola cosa è certa. A uscire con ancora minora credibilità dalla trattativa europea è il Tribunale dell’Aja e la stessa Carla Del Ponte, assai sensibile al ruolo degli Stati uniti che quel Tribunale hanno voluto e finanziato regolarmente, quasi unico tra gli organismi dell’Onu.