La crisi. Una dose di Socialismo?

Con l’aggravarsi della crisi capitalista che “dalle nostre coste” [Stati Uniti] si diffonde a tutti gli altri paesi, è emersa una schiera di specialisti che propongono analisi e rimedi. Vista l’adorazione del sistema di mercato e del dogma neoliberale tra coloro che sono chiamati a pensare per noi, non deve sorprendere la quantità di sciocchezze che proliferano. Tuttavia, stanno emergendo delle proposte utili che mostrano crescente coscienza di classe, senza però sfidare il fondamentalismo capitalista. L’idea che il dolore e la sofferenza dei lavoratori siano degne di attenzione è uno di questi felici sviluppi. A mano a mano che la crisi si aggrava, i difensori più avanzati della giustizia sociale abbracceranno progressivamente una seria critica al sistema capitalistico. Nel frattempo, quelli tra noi che da tempo lavorano nei campi del marxismo-leninismo – gli abolizionisti del capitalismo – devono continuare ad affinare la teoria e fare opera di divulgazione.
Ho letto un articolo recente di John Case in Political Affairs, una rivista on-line. L’articolo aveva un titolo bizzarro: “Una dose di socialismo per prevenire la catastrofe”, come se il socialismo fosse una tintura da applicare sul capitalismo ferito…Sembra che Case trovi molto da lodare in Ben Bernanke, capo del Federal Reserve Bank, e in Henry Paulson, Ministro del Tesoro ed ex capo dell’impresa finanziaria Goldman Sachs, che a suo avviso “sembrano aver tratto le giuste conclusioni” sul tracollo finanziario; sono arrivati a capire che applicare “una dose di socialismo” anche non “troppo socialista” può “bloccare il mostro di una crisi finanziaria mondiale …”.
Confesso che non avevo mai pensato a Bernanke e Paulson come sostenitori del socialismo. Vero che alcuni dei più strampalati redattori degli articoli di fondo del Wall Street Journal – la Disneyland dei balordi fanatici di destra – vedono il socialismo in agguato ovunque, nel sussidio di disoccupazione come nella fiscalità progressiva. Ma Case, autoproclamatosi difensore del socialismo, trova degli spiriti affini in due persone che da lungo tempo incarnano i sommi sacerdoti del libero mercato e della deregolamentazione. Quali prove può produrre Case del sorprendente cambiamento di Bernanke e Paulson?

1. “… Bernanke ha sovvenzionato il salvataggio dei creditori di Bear Stearns, ma non i suoi azionisti”. La parola chiave è “salvataggio”. Bernanke ha architettato un destino per questa società finanziaria fallita, che è piaciuto ai suoi creditori e pretendenti, ma non ai suoi azionisti, che in seguito hanno ricevuto un aumento delle loro azioni altrimenti private di valore dal “socialista” Bernanke. Questa “dose di socialismo”è costata $29 miliardi” di denaro dei contribuenti “per indurre JP Morgan Chase ad acquistare Bear”, come si legge su The Wall Street Journal.

2. “… Paulson ha effettivamente assunto il controllo di Fannie Mae e Freddie Mac, senza indennizzo agli azionisti”. Radicato nei programmi del New Deal l’obiettivo di offrire mutui a condizioni eque e ragionevoli alle masse, questi giganti finanziari sono stati convertiti in curiosi enti privati-pubblici (guadagno privato-garanzie pubbliche) non appena Wall Street ha annusato profitti massicci. Coperti dalla garanzia dello stato contro la bancarotta, gli avvoltoi finanziari hanno dato il via al saccheggio con esorbitanti stipendi dirigenziali e rischiose manovre finanziari. Quando le due società erano sul punto di crollare, Paulson non ha avuto scelta che onorare l’impegno pubblico con un salvataggio che è costato non meno di $200 miliardi. Invece di mettere le due società nelle mani dello stato, Paulson ha preferito gli scivolosi percorsi di “amministrazione straordinaria”, nella prospettiva che un giorno i conti tornati in ordine possano subire un altro saccheggio privato.

3. “… la Federeal Reserve ha acquistato l’80% di AIG … al misero (sic!) prezzo di $87 miliardi … ” In realtà, la Fed ha prorogato un prestito ponte garantito all’AIG, e se il salvataggio dell’azienda non dovesse riuscire, il prestito sarà convertito in azioni.

4. “Il governo sta ora esaminando un nuovo ‘Resolution Trust’ [ente finanziario statale] 1.000 volte più grande della società che 20 anni fa ha nazionalizzato (sic!) il capitale derivante dai risparmi e prestiti …” Dove Case dice “nazionalizzato il capitale” quasi tutti gli altri analisti riferiscono di “un’acquisizione del passivo” – vi è una sostanziale differenza di significato. La Resolution Trust costrinse i contribuenti ad accollarsi circa $125 miliardi di debiti non pagati (circa $200-250 miliardi di oggi).

Dobbiamo ricordare a Case che una simile “Resolution Trust” oggi scaricherebbe sul pubblico debiti inesigibili per circa $700 miliardi, se non addirittura un bel bilione di dollari (6-7% del PIL). Se questa è “una dose di socialismo”, allora anche Herbert Hoover era un socialista camuffato quando nel 1932 ha creato la National Credit Corporation e la Reconstruction Finance Corporation da usare con le stesse finalità di salvataggio che ora Case elogia come “una nuova ripresa di socialismo e di socialdemocrazia”.
Per l’operazione di salvataggio messa in atto da Bernanke e Paulso, Case applaude “sia il coraggio che la tenacità delle forti e sostanzialmente corrette azioni che hanno intrapreso.” Avrebbero potuto intraprendere un’azione ancora più forte e corretta? Avrebbero potuto fare di più per aiutare la massa dei lavoratori che soffrono ora, e soffriranno ancora di più per l’avidità di Wall Street? Avrebbero potuto somministrarci più di “una dose di socialismo”? In Super Profits and Crises: Modern US Capitalism, scritto nel 1988, il marxista Victor Perlo ha sostenuto che: “Una grande crisi ciclica metterebbe in pericolo la solvibilità delle più grandi banche statunitensi … Diminuirebbe il loro potere, anche se fossero salvate dal fallimento da parte del governo USA. In ogni caso, il potere ultimo degli oligarchi finanziari resterebbe fino a che azioni di massa dei lavoratori e delle altre forze progressiste non obbligassero la nazionalizzazione delle banche e di altri importanti istituti finanziari, portandole sotto il controllo democratico”.
Per il mio occhio un po’ cinico, la visione del socialismo di Perlo vedrebbe l’attuale crisi più come un’opportunità di lotta per la nazionalizzazione democratica delle principali istituzioni finanziarie private che non la necessità al loro salvataggio. Una nazionalizzazione democratica, con un contenuto di classe ben diverso dalla nazionalizzazione in tutela dei monopoli alla Bernanke e Paulson, significa una nuova entità di proprietà pubblica disciplinata in funzione dell’utilità pubblica. Un tale atto di nazionalizzazione consentirebbe la compensazione solo per i piccoli e medi investitori. Non si accetterebbero richieste da parte dei monopolisti. Una tale misura escluderebbe la possibilità di un ritorno alla proprietà privata quando venisse ripristinata la redditività, perché la proprietà di stato non deve essere un parcheggio temporaneo per le imprese in perdita. Questo tipo di nazionalizzazione garantirà forme di amministrazione in cui il pubblico ha un potere reale, e un controllo dalla base da parte dei lavoratori, contribuenti, consumatori e tutte le parti sociali. Soprattutto, la nazionalizzazione democratica influenzerà il potere e la ricchezza dei monopoli, rafforzando coloro che sono oppressi dai monopoli. Non sarà ancora il socialismo o la rivoluzione socialista, dato che il potere dello stato capitalista non sarà ancora infranto, ma sarebbe un grande passo democratico che indica la strada verso il socialismo.
Mi lascia indifferente lo strano miscuglio di “socialismo” e apologia capitalista fatto da Case . Ma tragicamente, lui gira le spalle a milioni di persone a cui ora, senza il loro consenso, viene chiesto di sopportare il peso delle conseguenze della cattiva fede delle élite capitaliste e del governo e dei media conniventi. Essi hanno predicato il vangelo del mercato mentre sfruttavano i mercati al loro proprio vantaggio. Con il collasso dell’ideologia del mercato, caricano spudoratamente le macerie sulle spalle dei lavoratori e dei poveri. Case può tentare di ridipingere i salvataggi pubblici di società private come una forma di socialismo, se gli fa piacere, ma questa è sicuramente una distorsione del socialismo di tradizione marxista. Case dice che questi salvataggi sono inevitabili: “La storia recente fornisce solidi esempi di come una socializzazione intelligente [salvataggi, Z.Zoltan] sia l’unico correttivo … “Citando il crollo finanziario svedese degli anni novanta dice: “… La Svezia…ha reagito al crollo finanziario … tramite la nazionalizzazione delle sue banche e assorbendo la bolla speculativa tossica per poi rivenderle in un mercato più attentamente regolamentato, con un risultato di crescita costante”.
Non esattamente. Alla voce “Handelsbanken”, ovvero la più grande delle banche svedese, Wikipedia offre una spiegazione diversa: “Durante il boom prolungato degli anni ottanta, i prestiti bancari in Svezia crebbero molto velocemente. Una parte considerevole dei finanziamenti andò in investimenti speculativi. Nell’autunno del 1990, una grave crisi colpì il settore bancario svedese in seguito a una profonda recessione. I prestiti alle società furono causa determinante nelle enormi perdite nel settore del credito. I costi sostenuti dal governo svedese per sostenere il settore bancario fu esorbitante, attorno ai 66 miliardi di SEK. Durante la crisi bancaria, Handelsbanken è stata l’unica grande banca svedese che non fu costretta a chiedere garanzie statali, ma anzi sfruttò la situazione per avanzare la sua posizione sul mercato bancario svedese. Ad esempio, la quota di depositi da parte delle famiglie svedesi detenuta dalla Handelsbanken è aumentata dall’11% del 1990 al 17% sulla fine del decennio. L’acquisto in contante dello Stadshypotek nel 1997 ha contribuito ad aumentare il suo volume d’affari”.
Quindi, di fatto, le banche svedesi sono naufragate e gli svedesi sono stati costretti a un’operazione di salvataggio per un cifra “esorbitante”. La banca più grande della Svezia ne ha tratto vantaggio, acquisendo la maggioranza del mercato, arrivando a occupare la posizione dominante nel settore. Invece di dimostrare che i salvataggi sono gli unici “correttivi”, l’esempio di Case sembra dimostrare che le istituzioni finanziarie private inevitabilmente fanno delle speculazioni, e che ciò conduce al fallimento e a perturbazioni economiche. A pensarci questa è un’argomentazione efficace a favore della nazionalizzazione, non un pretesto per i salvataggi. Non è utile rappresentare i salvataggi di aziende rapaci come una sorta di incipiente socialismo.
Se difendere i salvataggi è criminale, definirli “una dose di socialismo” è un reato grave. Una lettura anche superficiale della Grande Depressione rivela che Hoover ha risposto al fallimento della ideologia del libero mercato in modo molto simile a quello delle attuali politiche dell’amministrazione Bush (con l’appoggio di entrambi i partiti). Le similitudini sono troppo evidenti per essere messe in discussione: massicci crediti finanziari, in entrambi i casi, per guarire e riavviare un’economia in fase di stallo. Non ha funzionato allora e non è probabile che funzioni ora. Dopo Hoover, molto è cambiato in meglio con la pressione decisiva di un movimento operaio rivitalizzato, di gruppi di cittadini delle città e delle campagne, di una sinistra militante guidata dal Partito Comunista.
Oggi abbiamo bisogno della stessa pressione per garantire che gli oneri del fallimento capitalista non continuino ad essere scaricati sulle masse. L’attuale crisi ci offre una grande opportunità di portare altri alla causa del socialismo… Con i mercati in fallimento e il tenore di vita in declino, le difficoltà di questo sistema corrotto apriranno gli occhi a molti alla promessa del socialismo…