La crisi internazionale del capitalismo e le misure urgenti per affrontarla

Il Partito comunista portoghese ritiene che, di fronte alla drammatica crisi del sistema capitalistico e al suo impatto sull’economia nazionale e sulla vita del popolo, il governo abbia l’obbligo di affrontare la situazione, assumersi le sue responsabilità e smetterla di mistificare la situazione.

§. E’ una mistificazione affermare che la crisi sia esclusivamente il prodotto dell’avidità di alcuni, come se la crisi fosse il risultato della violazione di norme etiche, e come se la ricerca spasmodica del massimo profitto non fosse una caratteristica peculiare del sistema capitalistico in sè.

§. E’ una mistificazione spiegare la crisi come il mero prodotto dell’esplosione della bolla finanziaria legata ai mutui subprime. In realtà, la crescente finanziarizzazione dell’economia mondiale, a spese della produzione reale; le attività speculative dei grandi signori del denaro, ai quali tutto è concesso; il deprezzamento continuo e crescente dei salari che ha costretto i lavoratori ad indebitarsi chiedendo prestiti peraltro concessi a tassi sempre più di favore: questi sono gli aspetti inerenti alla situazione che noi ora stiamo affrontando.

§. E’ una scusa grossolana dire che il governo è stato colto di sorpresa quando la verità è che la bolla speculativa sui beni immobiliari era cosa nota da lungo tempo. Il governo era consapevole della situazione e perfino dopo che la crisi era già iniziata, nell’agosto dell’anno scorso, ha continuato a minimizzarne la gravità e a nasconderne le sue conseguenze.

§. E’ un’illusione ed una mistificazione affermare che ci possano essere trasparenza e regolamentazione nell’attuale cornice dell’economia di mercato, con una libera circolazione di capitale e società off-shore, come evidenziato dalle misure prese dopo lo scoppio della penultima bolla speculativa, quella della new economy, nella quale vennero prese nuove misure di regolamentazione, controllo e trasparenza dei mercati, senza che le questioni di fondo venissero modificate…Questo non significa che il Partito comunista portoghese sia contrario a sanzioni più severe e a misure che richiedano maggiore trasparenza al mercato e una maggiore informazione da parte delle istituzioni riguardo la loro attività ed i loro prodotti.

§. E’ una mistificazione ed un’illusione ritenere che il paese sia in grado di superare la crisi e che oggi sia meglio preparato. Sfortunatamente, il paese è in una fase di stagnazione, come è attestato da un Pil più basso e dal dato sulle esportazioni, a causa dei tassi di interesse più alti e della diminuzione del potere d’acquisto dei lavoratori e della classe media. Questi sono assieme i risultati di una disastrosa politica interna e della crisi internazionale.
L’indebitamento estero del paese e del sistema finanziario, e l’indebitamento crescente delle famiglie, insieme alla fragilità dell’apparato produttivo nazionale ed al controllo straniero sulle nostre imprese chiave, risultato della loro privatizzazione, hanno peggiorato la nostra esposizione alla crisi.

Il PCP ritiene inoltre che questa crisi evidenzi la falsità dei dogmi neoliberisti del “meno Stato”, di uno “stato non interventista”, della “mano invisibile del mercato”, di un mercato di per sè “regolatore”. Coloro i quali sostengono sempre il principio di “cedere tutto alla responsabilità dei mercati” e di uno “stato minimale” sono quelli che oggi invece difendono maggiormente l’intervento dello Stato e la socializzazione delle perdite. In questo modo, cercano di far pagare il popolo in generale per la crisi e tentano di ricompensare con svariati milioni coloro che sono già stati, e sono tutt’ora, ricompensati per la loro speculazione.

Il capitalismo rivela una volta ancora la sua natura e le sue profonde contraddizioni. E’ un sistema che non risolve i problemi dell’umanità, ma li peggiora, alimentando l’ineguaglianza, l’ingiustizia, la povertà e la sofferenza per milioni di esseri umani.

Il PCP ritiene che, di fronte a questa grave crisi, il governo debba prendere immediatamente le seguenti misure:

§. Sul piano interno, intervenire sul sistema bancario per abbassare i tassi di interesse; prendere delle misure per valorizzare, difendere e promuovere la produzione nazionale; alleviare la situazione finanziaria delle imprese accelerando i pagamenti in debito ed assicurando i pagamenti di tutti i fondi comunitari; aumentare i salari e ristabilire il potere d’acquisto dei lavoratori; aumentare i sostegni sociali alle famiglie in difficoltà; migliorare la distribuzione del reddito nazionale.

§. Sul piano comunitario, il governo deve intervenire in modo che la BCE (Banca Centrale Europea) abbassi i tassi di interesse; per sospendere il Patto di Stabilità; per combattere contro le delocalizzazioni; per rafforzare i Fondi Strutturali e prendere altre misure di bilancio che possano rilanciare le attività economiche e gli investimenti; per aumentare i salari in modo da migliorare il potere di acquisto e in questo modo espandere il mercato interno. Il governo deve prendere l’iniziativa all’interno dell’Unione europea per porre fine alle società off-shore.

§. Il PCP è favorevole ad una revisione del sistema finanziario e monetario internazionale e a combattere i privilegi del dollaro. Ma questo non si può ottenere rafforzando artificialmente l’Euro a spese delle economie più deboli dell’Unione europea, come quella del Portogallo.

Il PCP ritiene inoltre che, nonostante il piano Bush/Paulson, gli interventi nelle banche di vari paesi d’Europa e le iniezioni delle Banche centrali, la crisi continuerà. Le principali misure già predisposte scaricheranno i suoi costi sulle popolazioni e avranno come conseguenza una concentrazione ancora maggiore della ricchezza e della centralizzazione del capitale…

[Le lotte dei lavoratori] per un aumento dei loro salari e contro la precarietà, rappresentano un segno inequivocabile del desiderio di una politica diversa, che sia votata all’interesse nazionale e alla sovranità, alla difesa dell’apparato produttivo, ad una ripartizione più giusta della ricchezza, ad una condizione di progresso e di giustizia sociale.