LA CRISI IN ASIA CENTRALE

“Gli attentati favoriscono i piani americani”. L’opinione di Aleksandr Zinovyev

3 ottobre 2001

Aleksandr Zinovyev ritiene, che dare oggi qualsiasi consiglio agli USA, sia inutile, poiché essi non hanno nessuna intenzione di ascoltarli. Inoltre, sottolinea, gli avvenimenti di settembre “si sono rivelati in grande misura utili per le forze dirigenti di quel paese, per poter mettere in atto quei piani, che essi aveva già elaborato almeno da un decennio. Oggi hanno le mani libere. L’essenza dei piani americani sta nella volontà di trasformare la guerra fredda in guerra calda. Ciò che gli USA attuano in questo momento, ricevendo carta bianca, è l’avvio di azioni di guerra in qualsiasi punto del pianeta. Probabilmente nessuno sarà più in grado di fermarli. Oggi, sotto il profilo militare, sono più forti di chiunque altro nel mondo”.
Ad avviso di Zinovyev, tutto il XXI secolo sarà caratterizzato dalla guerra dell’Occidente, guidato dagli USA, contro il resto dell’umanità. “Una guerra di nuovo tipo, in cui verranno utilizzati tutti i mezzi: militari, economici, psicologici e politici. Spariranno le differenze tra il fronte e le retrovie, tra i militari e i civili”.
Riguardo al terrorismo mondiale, Zinovyev dice che questa immagine è stata creata dall’Occidente, con lo scopo di dare una personificazione al nemico. Prima il nemico era rappresentato dal comunismo, oggi dal terrorismo internazionale. E non solo nella versione musulmana. “Terroristi internazionali sono ritenuti tutti coloro che contrastano la volontà degli USA e dell’Occidente, che si oppongono alla globalizzazione”. In questo caso hanno individuato come nemico principale bin Laden, “ che non ha rapporti con questa operazione”. A tale conclusione, a suo parere, si arriva con il semplice buonsenso. “Se analizziamo attentamente tutto ciò che è accaduto, tutti gli aspetti della questione, si può affermare che le accuse rivolte a bin Laden non sono ancora state dimostrate. La decisione riguardante la sua colpevolezza è sta presa a priori. Occorre considerare anche questo fatto. Bin Laden ha detto. “Se l’avessimo fatto noi, lo avremmo rivendicato apertamente”.
Ad avviso di Zinovyev, l’operazione terroristica negli USA non corrisponde “né al carattere dei musulmani, né alle loro reali possibilità”. In ciò che è avvenuto, egli vede “una regia occidentale, in particolare americana”. “A me personalmente gli avvenimenti di New York e Washington ricordano l’inizio della seconda guerra mondiale, quando gli hitleriani organizzarono una provocazione contro la Polonia, inscenando un attacco a una località tedesca di frontiera”, ha affermato il filosofo.
Aleksandr Zinovyev ritiene che il futuro che si intravede nei rapporti internazionali è “facilmente intuibile: gli USA cercheranno di dividere il mondo non occidentale, che aspirano a conquistare. E ci riusciranno. La Russia, in certa misura, è già sotto il loro controllo, come alcuni paesi arabi”. “La tragica situazione mondiale”, ha concluso il nostro interlocutore, “sarà lasciata gestire dagli Stati Uniti, sfrontatamente, cinicamente e, al massimo grado di insensatezza, in un modo per così dire “hollywoodiano”, con l’uso di ogni artificio teatrale”.

“Dopo l’Afghanistan, sarà la volta della Russia”. L’opinione di Michail Deljaghin
4 ottobre 2001

Secondo Michail Deljaghin, già oggi ci tocca ascoltare la richiesta occidentale di interrompere la nostra collaborazione economica con determinati paesi. Presto sarà una richiesta dai toni espliciti, e riguarderà tutti i paesi sgraditi all’Occidente e agli USA: vale a dire quei paesi, in cui la Russia, in un modo o nell’altro, compete con le corporazioni occidentali. In primo luogo, l’Iran, l’Iraq e la Cina. “Non a caso già si è affermato che la Cina avrebbe venduto attrezzature militari ai talebani. Oggi c’è da aspettarsi che la Cina venga descritta come il difensore principale del terrorismo mondiale, protettore di bin Laden. E tutto, perché la Cina rappresenta il concorrente strategico degli Stati Uniti. Gli americani sono uomini pragmatici, e tendono ad utilizzare qualsiasi avvenimento mondiale, per accrescere la loro competitività e per lottare contro i loro rivali”, ha notato Deljaghin.
“Dobbiamo comprendere che il maggiore pericolo che corriamo non sta nella possibilità di essere schiacciati, sul piano della salvaguardia dei nostri interessi, ma nel fatto, che cercheranno di collegarci alle azioni del terrorismo mondiale e che potranno cominciare a bombardare anche noi”.
“E’ possibile che non avvenga oggi e neppure domani, ma, diciamo, fra sette anni. Ma tale eventualità, già da oggi, deve essere tenuta nella massima considerazione”.
“Prestate attenzione” – ha proseguito Deljaghin – “ alle affermazioni degli americani, circa le prove della colpevolezza di bin Laden. Su tali prove dovrebbe pronunciarsi solo un tribunale. Ma, come è noto, questo tribunale non esiste. Gli USA, a loro discrezione, “danno un nome” ai terroristi e ai loro complici. Mentre il Consiglio di sicurezza dell’ONU si è trasformato in un teatro delle marionette, sotto il controllo del presidente degli Stati Uniti”.
Ad avviso di Deljaghin, scandalizzarsi contro ciò che sta succedendo è inutile esattamente quanto scandalizzarsi per l’esistenza della gravitazione universale. Ma ciò che sta accadendo è assolutamente contrario ai nostri interessi, e deve essere oggetto della nostra considerazione e riflessione. “Con la sua immediata reazione, Putin ha guadagnato come minimo un anno per la Russia. Ma in seguito, sicuramente arriveranno per la Russia le accuse di connivenza con i terroristi”, ha affermato Deljaghin. “A tal riguardo, in questo momento, dobbiamo affrontare un compito estremamente complesso: difendere gli interessi nazionali, senza incitare alla partecipazione all’aggressione diretta, a fianco degli USA. Per questo le recriminazioni in merito al fatto che l’Occidente non ci voglia al suo fianco, sono insensate. Ciò non è possibile per due cause. In primo luogo, perché viviamo nelle condizioni della feroce concorrenza globale, quando il mondo si muove sulla base del principio “chi non è con noi, è contro di noi”. All’Occidente non servono alleati, che è necessario alimentare. In relazione a ciò, l’ingresso della Russia nell’Unione Europea e nella NATO è una bella, ma assurda utopia. D’altro canto, la Russia non è una società europea. E neppure una civiltà europea. Purtroppo. Abbiamo già assistito a due tentativi simili di avvicinamento all’Occidente. Il primo, nel 1991, si è concluso con una catastrofe nazionale. Il secondo, nel 1997-98, ha avuto il suo epilogo in una catastrofe finanziaria ed ideologica. E il tentativo, attuato oggi, sotto la bandiera delle riforme liberali, finirà anch’esso in una catastrofe finanziaria. E ciò non sarà il risultato di una congiura nei nostri confronti, come affermano alcuni, ma una realtà obiettiva, contro cui non è possibile fare niente”.

Traduzione dal russo
di Mauro Gemma