La crisi Greca e il compito dei comunisti italiani

di Luca Servodio, coordinamento nazionale Giovani Comunisti

La crisi greca in realtà è il sintomo di uno squilibrio strutturale profondo nell’intero assetto dell’unione monetaria Europea, che riguarda tutti e in particolare la politica economica e commerciale del Paese economicamente più forte, cioè la Germania (Emiliano Brancaccio, sul Liberazione del 06/05/2010).

Alla base di tutto c’è la politica economica di speculatori che hanno fatto “fortuna” sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. Oggi gli Stati europei si lamentano perché costretti a fare credito alla Grecia e su questi crediti mettono interessi che sono più del doppio di quelli emessi nei loro Paesi.
I grandi concentramenti, la marcia del Fronte Militante di tutti i Lavoratori (PAME) e l’azione simbolica del Partito Comunista Greco hanno spaventato il sistema e tutti i poteri e gruppi finanziari che influenzano in maniera determinate gli indirizzi politici del governo greco. Il movimento popolare organizzato ha trasformato l’indignazione del popolo in una forza politica di classe, in grado di sconfiggere la violenza con lo scopo di frenare la controffensiva popolare.
Dalla Grecia, giunge un insegnamento e degli spunti per l’elaborazione di un programma di classe, che sappia rispondere e indicare una via di uscita dalla crisi sul terreno economico-sociale, politico e culturale.
Il compagno Oggionni nel suo intervento esprime dei punti condivisibili: dall’avanzare proposte concrete, costruire campagne di lotta vertenziali, alla prospettiva rivoluzionaria.
Per riportare al centro questi temi, la nostra organizzazione giovanile e il partito devono ricostruire la sua capacità rivoluzionaria, con la quale riuscire a comprendere il proprio valore storico.
Occorre restituire centralità ai conflitti del lavoro: l’obiettivo deve essere quello di unire le vecchie e nuove forme di sfruttamento in una battaglia contro i licenziamenti, la precarietà e il lavoro nero e per l’occupazione giovanile stabile e qualificata, urgente soprattutto nel Mezzogiorno.
Il superamento del capitalismo non è semplicemente un’aspirazione, nasce dalle stesse contraddizioni antiche e nuove che il capitalismo non è in grado di risolvere. Il diffondersi di vecchie e nuove forme di sfruttamento, di povertà e di emarginazione nel cuore stesso dell’Occidente capitalistico è indice di come il sistema non riesca a congiungere le immerse potenzialità del progresso scientifico con il progresso sociale e l’umanizzazione delle relazioni fra gli esseri umani. I meccanismi sono fondati sull’indiscriminata ricerca del profitto, sul saccheggio delle risorse naturali e sullo sfruttamento della forza-lavorale di sterminate masse umane a vantaggio di un pugno di banche e di multinazionali dei Paesi capitalistici.
Il capitalismo appare in seria difficoltà ad estendere su scala internazionale e con mezzi pacifici la propria egemonia. Nel mondo si diffonde la coscienza dei danni irreparabili che esso produce nelle relazioni sociali, nella vita quotidiana di persone e popoli, nello stesso ambiente naturale. In questi contesti si aprano varchi per la nostra battaglia politica e culturale. Si tratta di saper capire i bisogni di massa e poi immaginare riposte pertinenti. I valori ai quali rifarci: la pace, l’autonomia di ciascun popolo e l’internazionalismo, la libertà e la dignità di ogni persona, l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Da qui importanti obiettivi ai quali ispirare la nostra lotta contro lo sfruttamento capitalistico, il razzismo e l’ingiustizia sociale. La nostra lotta per la trasformazione in senso socialista della società, in vista della costruzione del comunismo, nasce da questi temi. Non permetteremo che, pur di puntellare il proprio dominio, la borghesia distrugga le sue stesse conquiste: lo Stato costituzionale di diritto, le garanzie giuridiche, le libertà politiche dello Stato democratico.