La crisi del cinema, l’allarme dei registi

A ragionare in termini complessivi sullo stato della cultura ci prova la nuova generazione di autori, giovani ma non troppo, espressioni essi stessi di un ricambio generazionale inesistente e faticoso a causa dell’attacco concentrico che il loro mondo subisce costantemente. Ring (www. ringforum. it), una libera associazione di registi indipendenti, alla Casa del cinema, ha deciso con un convegno di riflettere e far pervenire le proprie conclusioni e proposte per risolvere i tanti problemi del cinema italiano. Da due anni, con fatica e creatività, qualche decina di autori ha dato vita ad un’attività di promozione, crescita e riflessione, «per riprendersi il proprio futuro», come ha affermato uno dei fondatori di questo consorzio, Marco Simon Puccioni.
A condurre un combattivo Serafino Murri: «Tutela, protezione, difesa sono le parole più sentite in questo convegno, ma non bastano». Tanti in platea, da Marco Turco, coraggioso e politico come nel suo In un altro paese, a Daniele Cini, creativo persino nel raccontare il rapporto perverso tra cinema e tv: «Un rapporto matrimoniale mai equilibrato. La seconda ha vissuto un’iniziale sudditanza, quasi imbarazzante verso il primo. Poi, piano piano, si è creato un’inevitabile legame che, pur vagamente paternalista, sembrava funzionare, fino allo stato attuale. La colonizzazione della tv nel cinema. Un divorzio in cui quest’ultimo versa anche gli alimenti. Subendo l’invasione di Cinecittà e l’appiattimento dei contenuti necessario al livello della prima». Tanti gli addetti ai lavori, una sola categoria non rappresentata: i distributori. Tranne una fugace apparizione di Roberto Cicutto, infatti, e la presenza attiva di Luciano Sovena, tutti gli altri hanno declinato l’invito. «Li abbiamo chiamati, non è venuto nessuno – afferma Murri -. Ma la verità è che bisogna uscire fuori dalla logica familista e berlusconiana. Dai distributori e produttori sposati con registi a film prodotti e mai distribuiti di figli di parlamentari. E’ uno situazione letteralmente spettrale».

Chiara la volontà pratica di voler proporre concretamente al nuovo governo una coerente politica culturale: «E’ necessario – spiega Sovena – perché non possiamo essere sicuri di ciò che verrà. Magari chi speriamo, ma poi il ministro e il sottosegretario con delega al cinema potrebbero essere peggiori dei precedenti».

Molti interventi hanno sottolineato la necessità di una normativa antitrust. Urgenza che trova una risposta nelle proposte complessive di Rifondazione comunista, illustrate da Stefania Brai, in seguito molto citata: «Si deve intervenire – spiega la responsabile Spettacolo del Prc – su tutto il mondo della produzione culturale. Da qui una proposta di legge di sistema del cinema, una regolamentazione precisa del rapporto tra cinema e tv, l’introduzione dell’insegnamento del cinema nelle scuole. Ma non solo, dirigere i finanziamenti per gli armamenti verso la cultura ed inserire ammortizzatori sociali per chi vi lavora». Chi fa televisione non può fare cinema, le major delle telecomunicazioni non possono essere nell’audiovisivo. Come Telecom o Mediaset, spesso citate.

Francesco Apolloni, anche attore, sottolinea la necessità «di investire nel teatro. E’ scandaloso che ci sia una sola scuola di cinema a Roma. Ancora di più che ce non ce ne sia nessuna di drammaturgia contemporanea». Forte anche la riflessione sui nuovi linguaggi, non solo quindi sul futuro del cinema, ma anche sul cinema del futuro. Da internet ai telefonini, come portare avanti un discorso che non sia di sinergia dei vertici finanziari oligopolistici ma piuttosto un incontro democratico e fruttuoso tra pubblico e autori. Evitare quello che si paventa nel titolo del convegno: il “Vuoto di cinema”. Ripartire «dal grado zero raggiunto dal nostro cinema, magari attraverso il sistema francese – fa presente Marco Turco – non un protezionismo conservatore, ma un riequilibratore del mercato che impedisca lo strapotere statunitense». Si fa appello a un prossimo eventuale governo di centrosinistra. “Ma con l’esigenza di pressarlo con proposte precise – afferma Murri -. Non scordiamoci che la tassa sul cinema che consentì questo strapotere la tolsero proprio da che militano nell’attuale Unione».