La Corsica in guerra per le navi

Violenti scontri a Bastia tra polizia e manifestanti. Tutti i porti dell’isola in sciopero contro la privatizzazione dei traghetti e i licenziamenti. Migliaia di turisti bloccati ad Ajaccio. Agitazioni anche a Marsiglia e Tolone

Grossa manifestazione ieri, a Bastia, contro la privatizzazione della Sncm, la Société nationale Corse-Méditerranée, che gestisce i traghetti pubblici tra la Corsica e il continente (e il Maghreb). Nel tardo pomeriggio, degli incidenti hanno contrapposto dei gruppi di giovani, che hanno lanciato pietre, alle forze dell’ordine. Un poliziotto è rimasto gravemente ferito al volto. Nel frattempo, lo sciopero di portuali e marinai continua a Marsiglia e in tutti i porti dell’isola. Ieri la polizia ha sgomberato il porto di Ajaccio, ma solo in serata un primo gruppo di turisti, sui 15mila che aspettano un traghetto, ha potuto partire. Per la prima volta da anni, il fronte sindacale è unito: i rivali della Cgt e del Stc (Sindacato dei lavoratori corsi) hanno sotterrato l’ascia di guerra per opporre un fronte comune contro la prevista privatizzazione della società pubblica dei traghetti, che comporta almeno 400 licenziamenti. I portuali Cgt, sindacato simile a quello del porto di Genova, hanno per il momento messo da parte il timore di vedere una «corsizzazione» troppo spinta della Sncm. A riunire il fronte sindacale è stato anche l’intervento del governo, che ha mandato degli elicotteri dell’esercito contro la nave «Pascal Paoli» sequestrata martedì dai marinai del Stc nel porto di Tolone, per «rimpatriarla» a Bastia. Vittoria di Pirro del primo ministro Dominique de Villepin nella battaglia navale di mercoledì, che ha visto – segno dei tempi – l’esercito intervenire in un conflitto sociale: la Corsica è bloccata in una situazione di forte tensione – venerdì un razzo, non carico, è stato tirato contro la Prefettura ad Ajaccio – e la popolazione sta accapparrando alimentari e benzina per paura della penuria, mentre il movimento nazionalista, che era ormai senza fiato, sta riprendendo forza sull’onda della protesta.

I quattro sindacalisti del Stc ritenuti responsabili del sequestro della «Pascal Paoli», fermati mercoledì, sono stati rimessi in libertà venerdì dal tribunale di Marsiglia, anche se resta la grave accusa di aver commesso un atto di pirateria marina, che può costare loro fino a vent’anni di carcere. Ieri, i manifestanti di Bastia, alla presenza dei quattro sindacalisti, hanno chiesto l’annullamento di questa accusa.

I politici locali, i dipendenti della Sncm, la maggioranza dei corsi ma anche dei francesi continentali non vogliono la privatizzazione a tappe forzate della società pubblica dei traghetti prevista dal governo. «Cominceremo a prendere in considerazione l’idea di discutere quando il governo dirà che conserva almeno il 51% della Sncm», ha affermato ieri il sindacalista Cgt Antoine Mandrichi. Il governo ha già fatto un passo indietro rispetto alla prima ipotesi di privatizzazione totale, ma è ancora lontano dalle richieste dei sindacati, poiché prevede l’ipotesi di conservare non più del 25% della Sncm. Il governo minaccia: senza la privatizzazione, almeno parziale, la Sncm è destinata a dichiarare fallimento. Il ministro dei trasporti, Dominique Perben, invoca le regole di Bruxelles. Il ministro delle finanze, Thierry Breton, venerdì era a Bruxelles per discutere con il commissario ai trasporti, il francese Jacques Barrot. Il trattato di Roma prevede che gli aiuti pubblici debbano essere autorizzati da Bruxelles, per evitare una distorsione della concorrrenza. I 76 milioni di euro che la Commisisone ha concesso alla stato francese di versare alla Sncm nel 2003, in vista di un risanamento per il 2006, sono stati contestati di fronte alla Corte europea di giustizia dalla concorrente privata, la Corsica Ferries, alla quale il tribunale ha dato ragione. Secondo il governo francese, adesso la sola possibilità è di ottenere da Bruxelles il via libera per un «ultimo» finanziamento, prima della privatizzazione. Ma i sindacati contestano questa interpretazione della concorrenza: la Sncm è un servizio pubblico, dicono, e inoltre la Corsica Ferries falsa la concorrenza con contratti di lavoro al ribasso (nella marina mercantile si sta configurando una situazione simile a quella esistente nel trasporto su gomma).

Villepin, che ha gestito in prima persona il caso della Sncm, di fronte alla protesta che rischia di infiammare la Corsica ha dovuto rivedere il programma di privatizzazione al 100%, previsto come prima ipotesi. La Sncm avrebbe dovuto essere ceduta per 35 milioni di euro al fondo di capitali a rischio Butler, con un finanziamento pubblico di 113 milioni e 350-400 licenziamenti. L’ultima ipotesi è che lo stato resti nel capitale per il 25% e che accanto alla Butler intervenga la Connex, una società di trasporti marittimi che dà maggiori garanzie di serietà del fondo di capitali a rischio. Le soppressioni di posti di lavoro sarebbero realizzate in una forma meno brutale dei licenziamenti secchi. Ma i sindacati non sono d’accordo.

A Parigi, la crisi corsa non ha fatto che attizzare ancora di più la rivalità tra Villepin e il ministro degli interni, Nicolas Sarkozy, che si disputano con mesi di anticipo la candidatura della destra Ump all’Eliseo. Ma una comune volontà di «far rispettare la legge» con la mano forte li unisce, anche se Villepin e Sarkozy hanno due visioni diverse sul modo di uscire dal pantano corso: imposizione dello stato giacobino per il primo ministro, compromesso con i nazionalisti per il ministro degli interni.