La Commissione: lo stop deciso dal Sult è irregolare

Il sindacato conferma lo sciopero del 6 e 7 settembre. Maroni: lo sbaglio di Cimoli mette a rischio i conti Alitalia

«Irregolare». Per la seconda volta di seguito, la Commissione di garanzia boccia lo sciopero del Sult. «Il 6 e 7 settembre, gli assistenti di volo non possono scioperare», scrive il presidente Antonio Martone. Ma il Sult risponde picche: «Lo sciopero ci sarà». A meno che non succeda l’impensabile… l’Alitalia che torna indietro, il Sult rientra in azienda e l’agitazione è ritirata. Impossibile forse non più, dopo la rottura di ieri. Cimoli ha offerto le sue dimissioni? Se è vero, Maroni ha perso un’occasione. La battuta circola. Non solo come battuta. L’amministratore delegato di Alitalia, con le sue posizioni «irremovibili», si è attirato più critiche. L’ultima è arrivata ieri, direttamente dal ministro del lavoro: «Cimoli ha sbagliato. Se l’Alitalia non torna ad ammettere il sindacato, i conti dell’azienda saranno ancora più negativi. E’ lo sciopero: senza gli assistenti di volo, gli aerei restano a terra, danneggiando i passeggeri che si affidano all’azienda».

Alitalia non risponde. Cimoli ha pronunciato la sua ultima parola tre giorni fa: «L’azienda si rifiuta di fare dietrofront», ha detto a Maroni, «il Sult non lo riconosciamo più».

Mediazione fallita, si è ritornati così allo scontro. Maroni attacca Cimoli: «La compagnia deve riaprire il confronto. E’ sbagliato togliere i diritti sindacali al Sult, un sindacato con oltre il 50% di iscritti tra gli assistenti di volo». Anche il Sult è d’accordo: «Non si ricompatta l’azienda brutalizzando le relazioni con i sindacati».

Maroni e Sult, uniti contro la decisione di Cimoli. A favore dell’azienda, però, è entrata ieri in gioco la Commissione: «Lo sciopero indetto dai sindacati per il 6 e 7 settembre, è irregolare», scrive Martone, in una lettera inviata al sindacato. «Il 6 settembre scioperano gli assistenti di volo iscritti all’Avia», dice il presidente della Commissione, riferendosi all’altra sigla sindacale estromessa con un diktat dall’azienda. Continua Martone: «Non si possono fare due scioperi nello stesso giorno, così si viola il principio della “rarefazione oggettiva”». E cioè: l’intervallo di dieci giorni che devono passare tra due agitazioni. Risponde il sindacato: «Se rispettiamo tutti i lacciuoli posti daMartone, scioperiamo a novembre. Martone lavora a senso unico».

Ricorda Fabrizio Tomaselli, del Sult: «Anche il 30 e 31 agosto Martone ci ha impedito di scioperare, mettendoci contro la legge 146. Ma ora è troppo. Se aspettiamo che Martone ci dia il via libera non ci muoviamo più. E invece noi possiamo farlo: lo prevede la legge che lo stesso Martone cita. In caso di violazione dei diritti costituzionali, la Commissione può concedere una deroga. Martone, però, non ne tiene conto, perché lavora a senso unico, a favore dell’azienda. Per lui l’Alitalia non ha violato i diritti dei sindacati, altrimenti ci avrebbe concesso la deroga».

Ma così non è stato. Martone dice che «lo sciopero è irregolare. Chiuso». Adesso, si aspetta Lunardi, il ministro dei trasporti, per sapere se i lavoratori saranno – anche questa volta – «precettati»: mille euro a testa, da pagare come sanzione, per i dipendenti che incroceranno le braccia. Si aspetta di sentire anche la replica di Cimoli, per vedere se cambierà idea: «Il Sult ha delle proposte già pronte – spiega Vincenzo Siniscalchi, il presidente del sindacato – Vogliamo aiutare l’azienda a uscire dalla crisi, ma finché Cimoli ci esclude, i nostri piani non contano niente». Il Sult chiede un aggiornamento del piano applicativo industriale, così come, su un altro fronte, Corrado Passera, l’amministratore delegato di banca Intesa.«La ricapitalizzazione di Alitalia attende, e dipende, da un nuovo piano industriale», ha detto Passera al meeting di Cl ieri a Rimini. Intesa (e Deutsche Bank) dovrebbero garantire 1,2 miliardi di euro nelle casse di Alitalia, per coprire almeno in parte gli oltre due miliardi di euro di debito dell’azienda. La ricapitalizzazione, però, a questo punto non è più sicura. Una pessima notizia, per l’azienda, che ieri è venuta a conoscenza di un ulteriore «buco»: 100 milioni di euro in più da pagare, ancora scoperti, per il caro carburante.