La classe operaia è tornata di moda Ora Walter e Fausto se la contendono

L’operaio è tornato di moda. Anche in quanto soggetto elettorale: due sopravvissuti della Thys-sen candidati, uno nel Pd e l’altro nel Pdci, l’operaio marocchino della Lega. E quello socialista cui Boselli, dopo la morte di un lavoratore a Genova, ha ceduto il microfono per aprire la sua campagna elettorale. Ma il clou della sfida sugli operai ci sarà sabato. Da un lato, a Brescia, il Pd celebrerà la sua conferenza operaia, alla quale interverranno i segretari di Cgil, Cisl, Uil, il ministro del lavoro del governo Zapatero Jesus Caldera, Damiano e Treu. Dall’altro, a Milano, la Sinistra Arcobaleno risponderà con la sua Assemblea di lavoratori, che per l’occasione è tornata ad essere chiamata «conferenza operaia».
E a via del Policlinico, dove la tensione è palpabile per la sfida, non solo mediatica, stanno studiando fin nei dettagli le contromosse all’offensiva veltroniana. Innanzi tutto, dicono, quella di sabato non sarà una trovata elettorale. Ma fa parte di un ciclo di appuntamenti che si terranno in tutta Italia, nei prossimi mesi: a Napoli (sulla nuova economia del Mezzogiorno), a Palermo (sul lavoro nel regno dell’illegalità). O che si sono svolti nei mesi scorsi: di fronte alla Thyssen (sulla sicurezza) o a Roma (sul pubblico impiego). Con un unico obiettivo: far parlare gli operai che, per Rifondazione, sono diventati «invi’ sibili», anche durante il governo di cen trosinistra. Dal quale ieri il segretario del Prc Franco Giordano ha preso le distanze in un comizio improvvisato di fronte ai cancelli di Mirafiori: «Il governo ha deluso anche noi ma dovevamo provarci» ha spiegato a una platea operaia, appunto, non troppo contenta dei risultati conseguiti in questi mesi. Ma ora che il suo partito si sente le mani libere vuole recuperare la sua classe tradizione. Che negli ultimi tempi si è messa a votare tutti spiazzando la sinistra soprattutto nel Nord. Dice il responsabile Economia e lavoro di Rifondazione Maurizio Zipponi: «Vogliamo declinare la parola “operai” in relazione alle grandi trasformazioni del lavoro. Gli operai di oggi sono anche i lavoratori dei cali center o degli ipermercati, o anche una parte del popolo delle partite Iva. Il nostro obiettivo, nelle assemblee che promuoveremo, è parlare delle condizioni materiali del lavoro in Italia».
Via libera quindi a proposte che, dicono a

Rifondazione, a quel mondo parlano, eccome: abolizione della legge 30, tetto di 36 mesi per i contratti a termine, introduzione del salario sociale. Su questo tasto Giordano insisterà molto: «E una misura presente in tutta Europa, tranne Portogallo e Grecia», dicono i suoi. Così come sabato si marcheranno le distanze dal Pd senza tante perifrasi: «I precari? La Piaggio di Colaninno ha il 30 per cento di precari: sopra le medie europee», precisano gli spiri doctor a lavoro sull’evento. E si batterà sul tasto sicurezza: «A Melfi, in uno stabilimento è morto un operaio facendo lavoro notturno, ovvero gli straordinari» ha detto ieri Giordano che sabato andrà giù duro sull’idea di agganciare i salari alla produttività. Un altro terreno su cui la sfida col Pd è a tutto campo è il sindacato: non è un caso che aprirà i lavori Betty Leone, candidata della Sinistra arcobaleno e segretaria dello Spi-Cgjl, “ta- uno dei nomi di rilievo della Cgil che non ^1 ha scelto il Pd dopo la frattura tra sinistra-sinistra e sindacati sul Protocollo. La quale proverà a rispondere a Veltroni sulle pensioni ma anche a dire che non tutto il mondo sindacale ha scelto il Pd. Giordano sta anche preparando una mossa a sorpresa per mettere in difficoltà Veltroni: domani il segretario del Prc e Zipponi incontreranno, proprio a Brescia, le delegazioni delle fabbriche più rappresentative: «Diremo che il Pd non è affatto equidistante tra lavoro e impresa. E che in questo paese, a differenza dell’Europa, ci sono prezzi alti e salari bassi. E la precarietà è stata usata come unico criterio di competizione» dice Zipponi. Sarà questa l’occasione in cui Giordano giocherà la sua carta: una proposta sui salari su cui incalzare il segretario del Pd, nel tentativo di dettare l’agenda per il giorno successivo. Quale? Nessuno pronuncia il termine «scala mobile» ma la proposta è un meccanismo (assai simile) di adeguamento del potere d’acquisto dei salari all’inflazione «reale». La spiega il gjuslavorista di riferimento della Sinistra arcobaleno Piergiovan-ni Alleva: «La scala mobile andrebbe ricostruita come no tax area. Occorre garantire il valore precedente del salario aumentando proporzionalmente le detrazioni. Sarebbe una sorta di scala mobile non inflazionistica che non si trasferisce sui costi». Consapevoli che Veltroni non sarà d’accordo a Rifondazione sperano che passi il messaggio: «Il vero partito del lavoro siamo noi».