La Cina si trova nella fase iniziale del socialismo

Annemie Cannaerts
07-01-2004

Nome: Rolf Berthold
Nascita: 1938
Domicilio: Berlino
Studi: Istituto delle Relazioni Internazionali a Pechino e Accademia delle scienze politiche e del diritto nella Repubblica Democratica Tedesca (RDT).
Carriera: Rolf Berthold ha lavorato al Ministero degli Affari Esteri della RDT dal 1962 al 1990. Aggregato all’ambasciata della RDT in Cina ed in Vietnam. Capo della sezioni Cina, Vietnam ed Estremo Oriente del Partito comunista est – tedesco. Dal 1982 al 1990, ha svolto il compito di ambasciatore della RDT nella Repubblica Popolare Cinese.

“Avevo diciotto anni all’epoca del mio primo soggiorno in Cina, spiega Rolf Berthold con vivacità. Era il 1956, solo sette anni dopo la creazione della Repubblica Popolare Cinese. Tre anni dopo la guerra di Corea. Iniziavo gli studi all’università di Pechino e all’istituto per le Relazioni Internazionali. Questi studi sono durati cinque anni, fino al 1961. Da allora, la mia vita è restata legata alla Cina. Ancora oggi. Un periodo importante per me è stato quella dove ho occupato l’incarico di ambasciatore della RDT in Cina, dal 1982 al 1990. Se sommo tutti i miei soggiorni, brevi e lunghi, in Cina, arrivo a diciassette anni. Credo che non c’è stato un anno in quell’epoca in cui non mi sia trovato in Cina.”

Rolf Berthold ha vissuto da vicino gli avvenimenti determinanti che hanno segnato lo sviluppo della Cina. “Ero a Pechino all’epoca degli avvenimenti di piazza Tienanmen nel 1989. Fortunatamente, la Cina non ha conosciuto il dramma che ho dovuto vivere nel mio paese.”

Che cosa vi ha più impressionato?

Rolf Berthold. Negli anni cinquanta, i cinesi hanno realizzato evidentemente delle prodezze straordinarie durante tutta la fase iniziale inizio dello sviluppo socialista. In quell’epoca, la Cina era un paese estremamente povero e le persone subivano ancora l’eredità della società semi feudale e semi coloniale. La popolazione aveva conosciuto un’oppressione ed un sfruttamento che oggi si immagina difficilmente. Inoltre, le conseguenze dell’aggressione giapponese durante la seconda guerra mondiale e quelle della guerra civile pesavano ancora sul paese. Ora, verso la metà degli anni cinquanta, la sorte delle persone ha cominciato a migliorare sensibilmente, molto sensibilmente. In tutti i campi, la Cina ha progredito a passi da gigante. Nel 1956, all’epoca del suo ottavo congresso, il PC cinese poteva presentare un programma di sviluppo incoraggiante. Erano gli anni felici, come si ama dire oggi.

Ma sono stato molto impressionato dalle realizzazioni del popolo cinese nella costruzione del paese dal 1978, fino ad oggi.

Mi è difficile dire ciò che mi ha impressionato di più. Certamente gli sforzi compiuti dal popolo cinese ed il partito comunista per mettere il paese più popolato del mondo su una via che realizza gli ideali marxista-leninisti, per il benessere delle persone.

Ma avete vissuto degli avvenimenti meno felici

Rolf Berthold. Sì, ho fatto da testimone ad avvenimenti catastrofici, di errori nella politica economica. Come le comuni popolari o lo sviluppo accelerato artificialmente durante il Grande Salto. Così come i conflitti crescenti in seno al movimento comunista internazionale. Hanno recato non solo un enorme danno al popolo cinese, ma anche all’insieme del movimento operaio internazionale e causato una grande perdita di tempo e di energia. Ma ci si rende conto, retrospettivamente, che evidentemente la Cina cercava la sua via, il proprio sviluppo socialista. Finalmente, la Cina ha portato la prova, irrevocabile, della superiorità del socialismo.

Come giovane diplomatico, ho vissuto anche l’inizio della rivoluzione culturale in Cina. Un periodo che ha messo in gioco anche il destino della Rivoluzione cinese. Alla fine della rivoluzione culturale non ero più in Cina, ma ho seguito gli avvenimenti da vicino a partire dal ministero degli Affari Esteri della RDT dove lavoravo in quel momento.

Le riforme e l’apertura verso l’occidente nel 1978 erano di un’importanza fondamentale per l’avvenire della Repubblica popolare cinese, ma non si sono distinte per avvenimenti spettacolari. Il nuovo orientamento è stato messo in opera in modo calmo, molto ponderato e con molte precauzioni. Il significato storico di questa politica è apparso solamente più tardi. Lo sviluppo che se ne è seguito ha modificato progressivamente la situazione. La calma si è ristabilita nel paese, e soprattutto la vita delle persone ha migliorato velocemente. Si sono presentate sempre maggiori opportunità anche per rilanciare le relazioni tra i paesi socialisti.

Tchou En-Lai, il grande rappresentante della rivoluzione culturale che è finita nel 1976, aveva salutato l’ambasciatore della RDT utilizzando il termine “amicizia” in tedesco. Era lungimirante e negli anni ottanta, questo sogno si è realizzato. Le relazioni tra la RDT e la Repubblica Popolare Cinese si sono sviluppate in modo significativo. In quanto ambasciatore della RDT ho potuto portare il mio contributo. Era fantastico Le relazioni tra i nostri due paesi sono diventate veramente un esempio per tutti i paesi socialisti. Il punto culminante è stato la visita di una delegazione del partito e del governo della RDT sotto la direzione di Erich Honecker nell’ottobre 1986. Anche le relazioni tra la Cina e gli altri paesi socialisti erano migliorate. E’ un peccato che tutto ciò sia arrivato così tardi

Gli avvenimenti controrivoluzionari nei paesi socialisti in Europa hanno annientato evidentemente questa collaborazione tra i paesi socialisti. Anche in Cina, ci sono stati dei tentativi che miravano a rovesciare il socialismo.

Immagino che vi sarete procurato probabilmente molte amicizie laggiù.

Rolf Berthold. Certamente. Quando vivevo e lavoravo in Cina, ho imparato a conoscere molte persone. Molti sono restati dei buoni amici. Serbo un ottimo ricordo del periodo dei miei studi. I miei compagni di studi mi hanno aiutato proprio molto. La loro pazienza non aveva limiti. Apprendere il cinese non è proprio facile. E noi discutevamo, spesso fino al mattino di ogni questione politica, per quelle domande politiche con cui si entusiasmano dei giovani impegnati. Ho rivisto uno di questi amici di studi in seguito, occupava allora una funzione politica e di scienziato importante.

Quando facevo l’ambasciatore della RDT in Cina, avevo ogni giorno l’opportunità di intavolare delle discussioni importanti coi dirigenti cinesi che incontravo in quanto compagni. Ho sempre considerato che le conversazioni e colloqui senza interprete lasciano molto più di tracce. Ciò vi permette di stabilire dei buoni contatti con le persone incontrate per caso, all’epoca di un’esposizione, in un parco, nei negozi, in un museo. Eccetto gli anni difficili della rivoluzione culturale, ho sempre incontrato delle persone molto aperte. La mia donna ed io abbiamo sempre intrattenuto dei buoni rapporti con gli scienziati e gli artisti. Tra i compagni cinesi, ci siamo fatti dagli amici che conosciamo da decine di anni.

Molte persone da noi pensano che oggi la Cina ha imboccato una cattiva strada. Che cosa ne pensate?

Rolf Berthold. La Cina è evidentemente molto cambiata dalla creazione della Repubblica Popolare. La situazione è migliorata sicuramente. Anche se molte persone sono ancora scontente. Per esempio perché la fattura dell’elettricità è più cara da quando hanno l’aria condizionata nel loro appartamento e numerosi elettrodomestici Le città ed i villaggi si sono modernizzati considerevolmente. La povertà, il flagello più terribile per secoli, è sradicata. Bisogna paragonare la Cina coi paesi dove il dominio del capitale non è stato soppresso. L’India per esempio. La fame non esiste più in Cina, le persone sono ben vestite, tutti hanno un tetto sulla testa. Tutto ciò è risolto in Cina, anche se dei problemi di questo genere spuntano ancora, talvolta.

Ma, infatti, non bisogna negare che i nuovi sviluppi trascinino anche degli effetti negativi. C’è l’egoismo, la corruzione, le droghe, la prostituzione Alla fermata dell’autobus, si vedono delle persone che spingono gli altri per passare prima, perché non vogliono aspettare più in fila, come era abitudine negli anni cinquanta. E c’è la disoccupazione. E’ aumentata gli ultimi anni. Ma per essere obiettivo, bisogna constatare che il PC cinese opera attivamente per risolvere i problemi sociali. Non si accontenta di osservarli passivamente, ma lavora in modo efficace alle soluzioni, anche se queste non si possono realizzare dall’oggi al domani.

È certamente falso pretendere di affermare, come certi fanno da noi, che il livello di vita del popolo cinese si starebbe abbassando. Nel novembre scorso, il sedicesimo congresso del partito si è imposto come compito di realizzare una rete di sicurezza sociale, così come il pieno impiego prima del 2020. L’immagine della Cina attuale si distingue soprattutto per la crescita del prodotto nazionale lordo che si alza all’8%, ciò che è nel mondo intero è un fatto unico. E le persone provano direttamente questa crescita nel loro reddito. Tanto nelle città che nelle zone rurali.

Se la Cina che era ancora un paese semi coloniale e semi feudale cinquanta anni fa, e le persone vivono in condizioni ora infinitamente migliori, questo è perché hanno scelto la via socialista. Non si immagina la situazione che prevarrebbe in Cina, se la rivoluzione fosse fallita. Se non avessero creato la repubblica popolare nel 1949.

Il PC cinese non ha mai preteso che il Paese avesse raggiunto il socialismo, men che mai il comunismo. La Cina, dicono i comunisti cinesi, si trova nello stadio iniziale del socialismo.

Un operaio in vacanza a Pechino ci ha mandato una mail: “I cinesi sono estremamente carini, ma non abbiamo visto ancora granché del comunismo; invece molti segni del capitalismo! Si può comprare di tutto qui, perfino una Lamborghini. A Pechino, ci sono degli shopping center come non ne abbiamo visto mai in Belgio. E poi, ci sono i grandi edifici accanto a vecchi quartieri popolari -gli hutongs “…

Rolf Berthold.Gli hutongs di Pechino sono delle abitazioni storiche. Non sono modernizzati interamente, è vero. Ma questo genere di abitazioni appartiene alla tradizione cinese. Le persone sono legate a loro. Augurano il loro ammodernamento, certamente non la loro scomparsa.

E gli shopping center non sono il monopolio dei capitalisti! Prendiamo il contrario di questo ragionamento: si affermerebbe che il capitalismo in Belgio sta sparendo, perché questo non ha shopping center tanto grandi? Le persone, in qualunque paese vivono, non hanno bisogno di fare i loro acquisti? E data la quantità di domanda, in Cina, come potrebbero accontentarsi dei piccoli negozi?

E cosa c’è di male se si può acquistare di tutto in Cina? È vero che una Lamborghini non è per l’esattezza un prodotto di prima necessità. Ma se degli uomini di affari stranieri, o anche cinesi, vogliono una tale automobile, non si vedono troppi problemi in Cina. Lo stato preleva delle forti tasse su questo genere di prodotti di lusso del resto, così che questo denaro ritorna però alla collettività. È vero che pochi cinesi possono permettersi una tale automobile, stesso tra gli uomini di affari!
Questi ricchi appartengono ad un’altra classe. La domanda è sapere quale posizione sociale occupano. Rischiano solamente di nuocere da quando escono della loro automobile. Facciamo dunque in modo che ci restino! Scherzo naturalmente. Ma il vostro operaio ha parzialmente ragione.

Un ingegnere belga che ha fatto degli studi per un certo tempo a Pechino e che ha ancora molti amici si chiede con inquietudine, dopo il suo ultimo soggiorno, se i nuovi capitalisti non ricercano il potere politico. Conosce dei membri del partito che intrattengono dei legami stretti con questa nuova generazione capitalista.

Rolf Berthold.Nella scia della politica di riforme e di apertura verso l’occidente, si è sviluppata una potente economia privata. Costituisce una parte importante dell’economia cinese nello stadio iniziale del socialismo, perché crea impiego e mette molti prodotti sul mercato, perché paga molte tasse allo Stato e favorisce, in generale, lo sviluppo economico. Le esperienze acquisite nello sviluppo della Cina, ma anche in altri paesi socialisti, che ora appartengono di nuovo al sistema capitalista, hanno dimostrato che non era bene che tutta l’economia fosse nelle mani dello stato nella prima fase dello sviluppo socialista. Non è favorevole per la via socialista. È evidentemente necessario che i settori determinanti dell’economia siano controllati dallo stato, che è quanto capita in Cina.

Dei rappresentanti di questa economia privata sono implicati effettivamente a titolo individuale nella vita politica, ma senza formare una forza politica separata che si opporrebbe al partito comunista.

Questo ingegnere constata anche una parte delle grandi contraddizioni tra le città e le campagne, tra i contadini e gli operai, la classe media e i capitalisti.

Rolf Berthold. Questa differenza tra le città e la campagna sono un fatto. I redditi sono più elevati nelle città. Il divario si è approfondito anche in questi ultimi anni. Il PC cinese è evidentemente cosciente della situazione e prende delle misure per rimediare. Un obiettivo è stato stabilito mirando ad aumentare i redditi dei contadini. Difatti, la polarizzazione è contraria al socialismo, sottolineano i comunisti cinesi.

Ma come potrà la Cina mantenersi nell’economia mondiale globalizzata, senza diventare lei stessa una nazione capitalista?

Rolf Berthold. La Cina può mantenersi nell’economia mondiale globalizzata perché è un grande paese che dispone di una potente economia. Ciò che è essenziale, è che il carattere socialista del modo di produzione sia conservato e rinforzato. E che gli attacchi stranieri contro il sistema economico socialista siano respinti con determinazione. Tutta la politica del PC cinese si applica per questo obiettivo. È questo l’orientamento strategico che bisogna prendere in considerazione, senza allarmarsi ad ogni problema, affermando che la Cina abbandona il socialismo