La Cina scopre il popolo anti-Tav. Bloccata l’alta velocità a Shanghai

PECHINO—Per la prima volta nella storia della Repubblica popolare, abituata a polverizzare record mondiali per la rapidità con cui costruisce nuove infrastrutture, una grande opera pubblica è stata bloccata dalla resistenza della popolazione. E’ la Tav cinese la vittima illustre di una società civile che comincia ad alzare la testa. Il sindaco di Shanghai ne ha dato l’annuncio al Congresso nazionale del popolo, riunito in questi giorni per la sessione legislativa a Pechino.
La città-simbolo del capitalismo cinese, la Manhattan sul delta del fiume Yangze, ha accantonato per ora il suo progetto di treno ad alta velocità. Hang Zhen, primo cittadino di Shanghai, ha rivelato che la nuova Tav non rientra più negli investimenti prioritari del municipio, «in attesa di ulteriori verifiche e valutazioni». E ‘ una pausa clamorosa, impensabile fino a qualche anno fa. E’ una battuta d’arresto umiliante per la capitale economico-finanziaria, lanciata in una gara con Pechino per i progetti urbanistici più ambiziosi (alle Olimpiadi 2008 Shanghai “risponde” con la sua Expo del 2010). E’ anche un segnale che il regime autoritario cinese non può permettersi sempre di ignorare gli umori della popolazione. Soprattutto quando la base sociale che si ribella è un ceto medio urbano evoluto e agguerrito.
La storia della Tav di Shanghai è uno spaccato delle contraddizioni della Cina di oggi. Il primo tratto dell’alta velocità fu inaugurato nel 2002. E’ un collegamento breve, più importante come simbolo che per l’effettiva quantità di passeggeri trasportati. Lungo appena 30 km, collega il nuovo aeroporto intercontinentale con il quartiere Pudong, polo industriale e City degli affari. E ‘ un gioiello di tecnologia avanzata questo Maglev, treno a levitazione magnetica che può superare i 300 km orari, realizzato grazie alla tecnologia tedesca di Siemens e ThyssenKrupp. Fiore all’occhiello o cattedrale del deserto, il Maglev viaggia spesso semivuoto, anche per l’alto prezzo dei biglietti. Fin dalla nascita è stato considerato un modellino su scala ridotta in vista di progetti ben più ampi: prima un prolungamento di 32 km fino al vecchio aeroporto dall’altra parte della città (usato per i voli domestici), e poi fino alla metropoli industriale di Hangzhou. E’ il passante veloce tra i due aeroporti ad aver mobilitato la protesta dei cittadini.
Per l’altissima densità di urbanizzazione di Shanghai, il tracciato deve attraversare per forza dei quartieri abitati. In passato i grandi cantieri procedevano “manu militari”, con l’espulsione forzata e spesso violenta degli abitanti; Magle invece èandato a cozzare contro una resistenza indomabile. Le manifestazioni di piazza sono cominciate l’anno scorso, pacifiche ma tenaci.
Sono andate avanti fino al 12 gennaio, quando duemila persone hanno fatto un sit-in contro la Tav fronteggiando con calma i reparti di polizia antisommossa. Alla loro testa gli abitanti dei quartieri hanno nominato degli avvocati esperti, capaci di usare le armi della legge cinese. Due gli argomenti forti dell’opposizione. Quello ambientalista: c’è il timore che la linea Maglev passando a poca distanza da schiere di palazzi residenziali diffonda radiazioni elettromagnetiche nocive alla salute. Ma ancora più potente è stato l’argomento economico: un treno che ti passa sotto le finestre a 300 km all’ora fa crollare il valore del tuo appartamento. Nella capitale del denaro questo è diventato un fattore decisivo. La proprietà privata nella Cina di oggi è un diritto reale. A maggior ragione a Shanghai, e nel bel mezzo di una “bolla speculativa” immobiliare. Con quel che vale il metro quadro, e con i tassi dei mutui che salgono di mese in mese, è stata l’anima piccolo-borghese della rivolta quella che ha messo in crisi il rullo compressore del regime.
E’ significativo che il sindaco Hang Zheng abbia annunciato la sua resa (provvisoria) in occasione del Congresso. E’ un omaggio che il leader di Shanghai ha dovuto rendere alla nuova linea politica indicata dai vertici. Il premier Wen Jiabao nella sua relazione d’apertura all’assemblea parlamentare ha insistito sullo sviluppo sostenibile: d’ora in avanti i progetti faraonici, soprattutto nelle zone più ricche e congestionate del paese, devono passare attraverso valutazioni d’impatto ambientale. E poi il regime vuole dar corpo a una sua versione di “democrazia socialista”, dimostrando che la popolazione viene consultata. E’ la stessa ragione per cui il Parlamento riscopre il ruolo di facciata dei minuscoli partirmi non-comunisti, otto organizzazioni con 793.000 membri. Per offrire una sembianza di pluralismo. E’ di moda anche la cooptazione ai vertici di esponenti della società civile: nel governo sono entrati due ministri senza tessera comunista, il titolare della ricerca scientifica (un ingegnere laureato in Germania con una brillante carriera alla Audi) e quello della sanità (un biologo con dottorato a Parigi).
In quanto al sindaco di Shanghai, comunque non andrà a casa a mani vuote. Ha incassato il via libera per firmare con la Walt Disney il contratto di costruzione di una nuova Disneyland.