La Cia ha perso il primo scontro giudiziario sulla …

La Cia ha perso il primo scontro giudiziario sulla legittimità delle extraordinary renditions , i sequestri all’estero di persone sospettate senza processo di terrorismo jihadista. Mentre in Europa si moltiplicano le indagini (e negli Usa le polemiche) sui «voli speciali» e sulle «prigioni segrete» dove l’ intelligence americana ha confermato di aver rinchiuso almeno 70 detenuti senza diritti, molti dei quali hanno poi denunciato torture, a Milano un giudice, Enrico Manzi, ha per la prima volta respinto la linea di difesa di un capo-centro della Cia. Il verdetto stabilisce che nessuna «immunità diplomatica» e nessun «segreto di Stato» possono autorizzare i servizi, né italiani né tantomeno stranieri, alla «cattura di sospettati al di fuori di ogni controllo giudiziario». La rendition è dunque illegale: un’«azione di forza» che «viola la sovranità dell’Italia» e non è giustificabile «neppure da un ordine “legittimo” impartito da responsabili politici esteri».
L’inchiesta della Digos riguarda il rapimento dell’imam egiziano Abu Omar, sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003 e trasferito con due voli segreti al Cairo, dove è tuttora prigioniero dopo 33 mesi d’interrogatori che lo reso invalido. Dal giugno 2005 i pm Spataro e Pomarici hanno ottenuto 22 ordini d’arresto di agenti della Cia. Ora Robert Seldon Lady, capo della stazione Cia di Milano dal 2000 al gennaio 2004, ha impugnato il suo mandato di cattura. Nel ricorso-pilota il suo avvocato Daria Pesce sosteneva che fosse innocente o, «in subordine», che comunque «Lady rivestiva la carica di console», con conseguente «immunità diplomatica» valida anche per «missioni speciali». Una tesi bocciata dal giudice: l’immunità non copre «reati gravi come il sequestro», mentre «il segreto di Stato» protegge «la sicurezza della democrazia» italiana e non «azioni compiute da funzionari esteri».
Quest’ultima tesi difensiva, verosimilmente discussa con gli uffici legali della Cia, è interpretata in procura come un indiretto «messaggio» al premier Berlusconi (titolare del segreto di Stato) proprio mentre si attende il via libera «politico» del ministro Castelli alle 22 richieste di estradizione. A Roma governo e Sismi hanno sempre negato di essere stati anche solo preavvisati del sequestro. La difesa del capo-centro Cia però ripete due volte che «Lady, nelle sue funzioni consolari di sovrintendente dell’intelligence, godeva indubbiamente dell’autorizzazione del governo Usa di concerto con le autorità politiche dello Stato italiano »; e questo « placet italiano » era « indispensabile » anche per una « missione speciale inviata dagli Stati Uniti ».