La Cgil ai padroni: «No alla legge 30»

Non poteva mancare la replica della Cgil, dopo che Luca di Montezemolo ha riproposto l’intangibilità della berlusconiana legge 30 sulla precarietà del lavoro come una sorta di condizione dell’appoggio di Confindustria al governo Prodi. E ieri Guglielmo Epifani ha risposto. Bersagliato da una fila di domande, nella conferenza stampa al termine del comitato direttivo nazionale, che ha fatto il punto sullo stato delle cose nel dopo-voto, il segretario della Cgil chiarisce:: «Non vogliamo nessun ritocco alla legge 30, vogliamo una nuova legge». La discussione nell’assise della mattinata (animata dalla sinistra, dal dirigente Fiom Cremaschi), si era accesa su questo punto e più in generale su ipotesi di eventuali future «concertazioni » con il nuovo governo, con la Confindustria. E pifani nel breafing taglia corto: la posizione della Cgil sulla «precarietà» è stata sancita all’ultimo congresso, dalla sua relazione che parlava di «superamento» della legge 30, fino al documento finale che rafforzava il concetto chiedendone la «cancellazione» – come ha ribadito il direttivo di ieri. La «nuova legge» di cui parla il sindacato di corso Italia deve avere come «punto di riferimento centrale» il lavoro a tempo indeterminato. Ma la lotta alla precarietà,, il «primo punto» nell’elenco delle priorità che la Cgil propone al nuovo governo, è un progetto che tiene fissa l’attenzione sulle condizioni sociali, materiali – «chiarissime per le persone, perché toccano la loro vita», ma richiede anche un intervento culturale – «bisogna cambiare testa». Guglielmo Epifani cita a sostegno le lotte francesi, e arrischia un giudizio anche sul voto italiano: il fatto che alla Camera l’Unione abbia ottenuto più consensi, può anche alludere a un «voto dei giovani», sensibili, qui come oltr’alpe, a un’insicurezza ‘inaccettabile. Aguzzare la «testa» sulla precarietà devono anche le forze politiche, mentre la Confindustria deve proprio cambiarla, essendo questo uno dei punti di totale «disaccordo» con la Cgil, così la questione dei «contratti». Il futuro segretario della Cisl Raffaele Bonanni, interviene a distanza dissentendo da Epifani sia sui contratti, sia sulla legge 30 – e l’ex sottosegretario al welfare del governo Berlusconi si affretta a minacciare che «una nuova legge sul mercato del lavoro al senato verrà sicuramente bocciata». Ma Guglielmo Epifani al momento tira dritto: sostiene che è pronto a qualunque «confronto » con la Confindustria, fermo sulle differenze, disponibile su «alcuni punti comuni come il mezzogiorno, le infrastrutture». Quanto al governo, il segretario della Cgil ribadisce che sì, tiene fermo alla sua proposta di «patto fiscale», perché fondamentale è una redistribuzione del reddito, e dunque anche un confronto su dove si traggono «le risosrse». Ma, rispondendo alla Cisl che ventila un «grande accordo di concertazione » per realizzare quel «patto», Guglielmo Epifani mette le mani avanti: «non c’è alcuna necessità di arrivarci per quella via». Se fra le priorità proposte al «nuovo governo » la Cgil mette «scuola, istruzione, innovazione », accetta però anche il confronto sulla riduzione del «cuneo fiscale», ossia delle tasse e contributi sul lavoro. Ma qui il segetario della Cgil si fa molto più cauto: inmplicata nella vicenda c’è anche la necessità di ridare fiato alle imprese, ma «si dovrà vedere bene cosa si toglie, a chi, e quel che necessariamente va invece messo» in compensazione, per non penalizzare il lavoro. Epifani ha anche ribadito quel che già aveva detto l’altroieri su «quale forma» di governo. Ha ribadito il no sia «un governo tecnico, perché appartiene all’antipolitica, mentre, con tutte le mancanze e le critiche giustificate, è la politica che deve rispondere». E così ha ripetuto l’opposizione a qualunque ipotesi di «grande coalizione», come avevano all’unisono ribadito la Uil, e anche la Cisl. A propisto della Cisl ieri è intervenuto di nuovo il futuro segretario aggiunto Pierpaolo Baretta, smentendo alcune agenzie che tendevano ad accreditare una posizione diversa della Cisl: «No, una ‘grosse koalition’, come abbiamo detto, è un’ipotesi senza senso». Ieri Epifani, risottolineando che c’è un governo dell’Unione, uscito dal voto, si è augurato che sia una formazione «di alto profilo». E soffermandosi sull’Italia spaccata uscita però dalle urne, ha ricordato che «come Cgil abbiamo avvertito per tempo che le politiche berlusconiane avevano prodotto un paese diviso, fra nord e sud, fra le persone». ora il compito è quello di monitorare questa Italia, il voto delle grandi come delle piccole imprese e dei lavoratori che vi operano, del nord e del sud, nei diversi insediamenti sociali. Un punto centrale che la Cgil ribadisce – a differenza del basso profilo del centrosinistra – è la «mobilitazione per il referendum sulla Costituzione, per noi questione fondamentale».