«La cassa integrazione non basta»

«Devo crescere un bimbo da sola Con 500 euro»

Veronica è una «nuova povera», categoria sociale in forte espansione. Veronica fa parte dei «border-line» della nostra società. Veronica ha 45 anni, un’età «rischiosa»: troppo avanzata per riciclarsi nel mondo del lavoro, troppo indietro per sperare nella pensione. Veronica è di Caserta. E vivere al sud, oggi, è sempre più un’«aggravante».
Veronica entra a vent’anni in un’azienda a partecipazione statale nei primi anni ottanta, fa carriera. Nel Duemila decide di compiere il definitivo salto di qualità. Compra casa, sicura della sua busta paga, grazie a un mutuo trentennale di 600 euro al mese. Nel frattempo rimane incinta. Ha 40 anni e vuole a tutti i costi «tenere» il figlio anche se il partner non è d’accordo. Il bambino nasce e Veronica resta da sola. Nel 2004 arriva la cassa integrazione, 800 euro al mese. «Improvvisamente – racconta – mi trovo in un mondo che non mi può più appartenere, un mondo ostile che non mi posso più permettere. Non riesco a trovare un altro impiego, e per arrotondare vado a casa di amici due volte la settimana per fare le pulizie. Qualche volta sono costretta a rimanere in casa a badare a mio figlio». Con poco più di 500 euro al mese Veronica deve provvedere al bambino, a se stessa, alla macchina e alla casa. «Il problema più grande rimane la spesa. I prezzi della frutta e della verdura sono alle stelle. Sono diventata un’esperta di discount, ho trovato una birra che costa 0,48 centesimi al litro, così se viene a trovarmi qualcuno posso offrirgli qualcosa di differente dall’acqua». Il tempo libero non c’è più. Gli svaghi, anche quelli che sembrano più banali, costano. E cinema, libri, musica, viaggi non sono merce da discount.