La bomba “taglia-margherite”

Proprio mentre l’Ulivo, votando per la guerra, sottolineava la necessità che le azioni militari non coinvolgano i civili, gli aerei Usa sganciavano sull’Afghanistan “bombe di sempre maggiore tonnellaggio, tra cui due ‘taglia-margherite'” (The New York Times, 8 novembre). Sono così scherzosamente chiamate al Pentagono le Blu-82 da 15.000 libbre, le più potenti bombe convenzionali (non nucleari) al mondo.
La “taglia-margherite” (daisy cutter) è una bomba “stupida” (non guidata), di 3 metri e mezzo di lunghezza e 1 metro e mezzo di diametro, con un peso di quasi 7 tonnellate. Contiene oltre 5 tonnellate e mezza di potente esplosivo gelatinoso a polvere di alluminio. Sganciata da un aereo C-130, scende verso terra frenata da un paracadute e, giunta in prossimità del suolo, esplode. L’esplosione è simile a quella di una bomba atomica, salvo l’effetto delle radiazioni: la sovrappressione, che può raggiungere 1.000 psi (misura in libbre per pollice quadrato), provoca un’onda d’urto che schiaccia anche gli edifici più solidi e, naturalmente, le persone.
Lo spostamento d’aria, con venti di centinaia di km orari, scaglia i detriti verso l’esterno, trasformandoli in proiettili mortali. Mentre si leva in cielo una enorme nuvola a forma di fungo, il boato si ripercuote a decine di chilometri di distanza. Per avere un’idea del suo raggio distruttivo, basti pensare che l’aereo, pur allontanandosi mentre la bomba scende frenata dal paracadute, non la può sganciare da un’altitudine inferiore ai 2mila metri, perché altrimenti sarebbe distrutto dalla potenza dell’esplosione. Undici bombe di questo tipo furono usate nella guerra del Golfo, nel 1991, facendo strage di soldati e civili iracheni. Esse avevano anche un altro scopo, che Newsweek (17 giugno 1991) così spiegava: “La taglia-margherite è un’arma ideale per operazioni psicologiche dirette a incutere terrore agli iracheni”. Dieci anni dopo, esse vengono usate in Afghanistan con gli stessi scopi, sia distruttivi che terroristici.
L’uso in Afghanistan della più potente bomba convenzionale del mondo, ufficialmente ammesso dal Pentagono, rende probabile l’impiego anche di altre bombe, come la Cbu-72 Fae (combustibile-aria), già usata nella guerra del Golfo. Una volta sganciata, essa rilascia tre bombe Blu-73 contenenti un combustibile a base di ossido di etilene, le quali, giunte in prossimità del suolo, spargono una nube di aerosol che viene fatta detonare da una spoletta. Anche in questo caso gli effetti sono simili (salvo le radiazioni) a quelli di una bomba nucleare: l’esplosione provoca un’onda d’urto e una tempesta di fuoco che, con i loro effetti combinati, distruggono ogni cosa in una vasta area. La forte sovrappressione e la mancanza di ossigeno, bruciato dal calore dell’esplosione, uccidono chiunque si trovi (anche al riparo) nel suo raggio di distruzione.
Dato che le missioni degli aerei italiani Tornado e Harrier in Afghanistan saranno stabilite dal comando statunitense, è evidente che anch’essi useranno bombe e grappolo e Jdam (cfr. il manifesto, 21 ottobre e 4 novembre) e, non è escluso, anche altre bombe fornite loro dal Pentagono. Tutte, naturalmente, pagate dai contribuenti italiani, ai quali la spedizione in Afghanistan costerà, secondo calcoli sottostimati del ministero della difesa, almeno 150 miliardi di lire al mese (in una guerra di lunga durata), da aggiungersi a un bilancio militare in forte aumento. Un sacrificio necessario, se, come ha detto il ministro Martino, vogliamo vincere “la lotta della civiltà contro la barbarie” (Corriere della Sera, 8 novembre). E, per convincere i dubbiosi, interviene da sinistra Massimo Cacciari: “Inviare aerei e soldati italiani è giusto, – ha detto in un’intervista al Corriere della Sera (5 novembre) – rende tutto più onesto e pulito. E’ un problema di etica politica”. Stiamo dunque tranquilli: è etico anche l’uso del “taglia-margherite”, delle bombe a grappolo e di quelle Jdam migliorate dall’italiana Alenia.