La battaglia del Cremlino

Le dimissioni, Aleksandr Voloshin, capo di gabinetto del Cremlino, le avrebbe presentate già sabato sera, subito dopo aver appreso la notizia dell´arresto di Mikhail Khodorkovskij. E Vladimir Putin le avrebbe subito accettate. L´uso del condizionale è imposto dalla mancanza di conferme ufficiali da parte del Cremlino. Ma fonti vicine alla presidenza sostengono che Putin le annuncerà al più tardi la prossima settimana, contestualmente al nome del successore di Voloshin, mettendo così a segno il secondo colpo in sette giorni: prima l´arresto dell´uomo più ricco della Russia, finanziatore dei partiti liberali di opposizione all´attuale presidente, che con la sua influenza avrebbe potuto metterne in difficoltà la rielezione. Poi l´uscita di scena di Voloshin, l´uomo che aveva traghettato le leve del potere da Eltsin a Putin, dirigendo il gabinetto del Cremlino con gli stessi uomini che avevano servito Boris Eltsin e che, proprio con il sostegno di Khodorkovskij, avrebbe potuto candidarsi alle presidenziali del 2008, quando Putin non potrà più presentarsi. Due uomini politicamente ingombranti sullo scacchiere del potere russo che escono di scena con una sola magistrale mossa.Ora la battaglia del Cremlino è veramente entrata nella sua fase più calda. Putin è impegnato a liberarsi di tutti i “reduci” eltsiniani, a sbarazzarsi degli oligarchi fedeli all´ex presidente, a consolidare dunque il suo potere per i prossimi quattro anni, giacché nessuno, a Mosca, mette in dubbio la sua rielezione nel 2004. Voloshin è stata dunque una sorta di vittima annunciata.Le dimissioni di Voloshin sarebbero maturate dopo l´ennesimo affronto subìto: Khodorkovskij è stato arrestato senza che lui, potentissimo capo di gabinetto del Cremlino, ne fosse informato. Un segnale chiaro, che ha immediatamente avuto l´effetto desiderato da Putin: dimissioni. Secondo l´autorevole Kommersant, il presidente non avrebbe mosso un dito per fermare “Sasha”, chiedendogli unicamente e freddamente la cortesia di stendere un comunicato ufficiale. Alle cinque del pomeriggio di martedì, la radio Eco di Mosca dava la notizia delle dimissioni. Ma Voloshin chiamava personalmente il direttore dell´emittente, imponendogli la smentita. Tuttavia la notizia ormai non si poteva più fermare e ieri mattina stava sulla prima pagina di gran parte dei giornali russi. Ora è aperta la caccia al nuovo capo di gabinetto. Per succedere a Voloshin spunta il nome di un ex ufficiale del Kgb, Vladimir Jakunin. Se le indiscrezioni saranno confermate, l´operazione di Putin sarà perfettamente riuscita: taglio netto con il passato eltsiniano, controllo totale del gabinetto del Cremlino. «Se Voloshin si è dimesso», spiega Igor Jurghens, primo vice presidente dell´Unione Industriali, «gli imprenditori russi si tuteleranno trasferendo i loro capitali all´estero». Una posizione che riflette la preoccupazione degli ambienti finanziari che vedono negli ultimi avvenimenti una deriva illiberale e pericolosa per la stabilità economica.