«La base Usa a Vicenza? Che scempio»

Anche gli urbanisti si schierano contro il raddoppio dell’attuale base militare americana a Vicenza. Nomi illustri, da Edoardo Salzano a Bibo Cecchini, da Maria Cristina Gibelli a Vezio De Lucia, hanno apposto la loro firma in calce a un appello che ricorda come il raddoppio della base militare Usa, se avvenisse, «comporterebbe un’aggiunta di ulteriori 600 mila metri cubi di caserme e magazzini a quelli già esistenti in un territorio devastato dalla dispersione disordinata degli insediamenti industriali, commerciali e residenziali». Quel blocco di cemento già presente ha invaso le campagne del vicentino per ben 56 milioni di metri cubi.
Ma per gli urbanisti raddoppiare la base significherebbe anche «l’aumento del potenziale aggressivo localizzato in Italia». Una scelta che «contrasterebbe con l’impegno del governo e del parlamento di contribuire a far crescere un’Europa di pace». I firmatari chiedono al governo di non autorizzare l’intervento. E la stessa cosa, stando a un sondaggio commissionato nei giorni scorsi, chiede la maggioranza degli abitanti di Vicenza. Per il 61% degli intervistati infatti la nuova base non si deve fare. Dopo il rimpallo comune-governo, qualcuno però dovrà dire qualcosa sul futuro dell’aeroporto civile Dal Molin, al centro degli interessi americani che proprio lì vorrebbero costruire la nuova base dove verrebbe riunificata la 173° brigata: milleseicento militari in più a cui vanno aggiunti i civili (circa 2000 persone in totale) ora dislocati in Germania (a Bamberga e Schweinfurt).
Un sondaggio realizzato da Demos e Pi ha messo in luce l’attenzione che i cittadini di Vicenza e Caldogno (il Dal Molin si trova a ridosso del paesino) prestano all’evoluzione del progetto. Favorevoli e contrari argomentano le loro posizioni in modo articolato. Se la dimensione economica prevale tra le motivazioni di chi è favorevole al progetto (il 54% degli intervistati dice che la nuova base porterebbe lavoro e benessere in città e nei comuni limitrofi), quella «pacifista» prevale tra chi sostiene che la base non si debba fare. Il 28% degli intervistati a Vicenza (e il 23% di quelli a Caldogno) non condivide infatti l’idea che gli eventuali attacchi verso il Medioriente possano partire proprio da Vicenza.
Sul fronte istituzionale, ancora non è stato convocato un consiglio comunale per discutere del progetto, anche se ieri il ministro della Difesa Arturo Parisi ha dato la sua disponibilità a incontrare il sindaco forzista Enrico Hullweck. Alla maggioranza comunque non piace l’idea di un referendum, che è invece una opzione indicata soprattutto dai cittadini anche nell’ultimo sondaggio (l’85% degli intervistati lo ritiene utile). Ma la voglia di partecipazione tra i cittadini è tanta, sia tra i sostenitori del progetto che tra i contrari. Così per esempio otto persone su dieci si dicono pronte a firmare petizioni pubbliche, una su due a partecipare a manifestazioni e una su cinque anche a mettere in atto forme di protesta contrarie alle leggi vigenti (occupazione di edifici, blocco del traffico), pur di manifestare il proprio dissenso al progetto e magari contribuire a impedirne la realizzazione.
A Quinto vicentino invece il sindaco, Secondo Pillan (centrosinistra) chiede ulteriori notizie e chiarimenti su una notizia che continua a circolare in provincia di Vicenza e cioè che proprio a Quinto dovrebbe essere realizzato un villaggio americano di 215 alloggi. La nuova zona identificata dai costruttori (un’impresa di Parma) è un’area di 220mila metri quadrati a sud, fra l’argine destro del Tesina e l’autostrada Valdastico, molto comoda per la caserma vicentina Ederle. Mentre un anno e mezzo fa la giunta aveva votato contro il progetto di mega villaggio, ora è decisamente più accomodante.