Kurdistan, il proclama di Ocalan

Il leader del Pkk lancia un’idea dal carcere: una confederazione democratica kurda al di là degli stati nazionali

Le esternazioni di Apo Per bocca dei suoi avvocati, Ocalan (nella foto ap) parla spesso dalla prigione turca di Imrali, dove si trova dal 1999

Dalla dimenticata isola-carcere di Imrali si leva la voce di Abdullah Ocalan, presidente del Pkk (ora Kongra-Gel) lì rinchiuso in isolamento dal 1999. Ocalan ha scandito la sua cattività con regolari esternazioni, spesso veri e propri terremoti. L’ha fatto in occasione del suo processo, con la difesa che era più un bilancio della lotta e una rilettura della storia turca. Poi c’è stato l’abbandono del sogno di un Kurdistan unito e libero, quindi l’annuncio dello scioglimento del Pkk, sostituito dal Kadek e poi dal Kongra-Gel, e ancora un invito alla società civile ad organizzarsi, a realizzare la repubblica democratica. Infine questa dichiarazione che sancisce, nel giorno del Newroz (il capodanno kurdo, 21 marzo), la nascita di una nuova entità, la Confederazione democratica kurda. Sono molte le speculazioni sulla reale condizione fisica e psichica di Ocalan, in isolamento, senza giornali, con contatti limitati con avvocati e familiari. Però il leader kurdo ha sempre sfruttato le udienze per portare avanti il suo discorso e i pochi colloqui con i suoi legali li ha usati per diffondere nuove idee e proposte. Ora Ocalan introduce il concetto di confederazione come soluzione politica e sociale della questione kurda in Medioriente. Partendo dall’idea che «questo confederalismo trae forza dalla ricchezza culturale storica della Mesopotamia» Ocalan spiega che cos’è: «Si basa sulla struttura comunitaria della società naturale» ed «è l’unica alternativa. È un modello d’organizzazione di tipo piramidale, dal basso verso l’alto; riporta nelle mani delle comunità la parola, la discussione e la decisione». Il diritto all’autoderminazione del Kurdistan dunque non è più rivendicazione di uno stato nazionalista, ma si limita «alla realizzazione di un movimento che lotta per la democrazia, senza porre problemi di confini politici da trasformare. Si sta costruendo un movimento che riguarda entità federali kurde nei singoli paesi di appartenenza, Iran, in Turchia in Siria e Iraq».

In questo senso il Kurdistan riconoscerà tre sistemi giuridici: quello dell’Unione europea, il diritto di ogni singolo stato unitario e il diritto della Confederazione democratica. «Se gli stati unitari, come Iran, Iraq, Turchia, e Siria, riconosceranno il diritto della Confederazione democratica kurda, allora anche il popolo kurdo riconoscerà il loro sistema giuridico di stati unitari: sulla base di questo reciproco riconoscimento, potranno essere stipulate delle convenzioni». Così Ocalan risolve il problema dei conflitti tra kurdi e gli stati in cui essi vivono.

Manca un riferimento a quanto sta accadendo in Iraq. La guerra viene solo citata come prova del fatto che il modello di Nazioni unite fondato sugli stati-nazione è perdente. Proprio contro il modello di stato-nazione si dilunga Ocalan per dire che «dalla fine del XX secolo, il sistema dello stato-nazione è diventato un ostacolo serio per le libertà, per la democrazia e per lo sviluppo sociale». La via d’uscita che indica il leader del Pkk «non si trova nella globalizzazione, che si sviluppa nel senso datole dagli stati nazionali, ma è il sistema della Confederazione democratica, che prende la sua forza dal basso ed ha solo il popolo come punto di riferimento. Così come lo stato nella storia dell’umanità non è eterno, anche lo stato-nazione non è immortale. Se è vero che già oggi la globalizzazione sta superando lo stato-nazione, è vero anche, tuttavia, che in questa fase la crisi del sistema si è approfondita fino a diventare caos, perché l’imperialismo non è riuscito a costruire un nuovo modello di sistema».

Le caratteristiche della Confederazione sono quelle care a Ocalan, con un forte accento sul superamento dell’oppressione sociale dei sessi, tramite la lotta per l’emancipazione della donna. I primi commenti sono cauti. Entusiasta invece Leyla Zana, fondatrice del movimento della società democratica. «La gente di Diyarbakir ha abbracciato il progetto di Ocalan», ha detto Zana.