Kosovo indipendente, l’ira di Putin

MOSCA — Ha cominciato ieri mattina Sergej Mironov, il presidente del Consiglio della Federazione (il Senato, ndr): «Adesso la Russia ha il diritto di rivedere la propria posizione e la politica nei confronti dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Se si riconosce l’indipendenza del Kosovo, questo precedente avrà conseguenze molto negative e a sbrogliare la matassa ci sarà non solo la Russia, per cui coloro che spingevano il Kosovo verso l’indipendenza ora si mordono le mani. Il Rubicone però è già passato». Poi, è arrivata una nota del ministero degli Esteri, in cui si condannavano le dichiarazioni d’indipendenza del Kosovo e si annunciava che Mosca avrebbe sostenuto «pienamente» le ragioni della Serbia. Indi, toccava all’Onu registrare la richiesta di consultazioni urgenti del Consiglio di Sicurezza da parte della Russia. Consiglio che si è subito chiuso con un nulla di fatto, e col riconoscimento che tra i Paesi membri non è possibile trovare un accordo.
L’effetto domino innescato dalla proclamazione d’indipendenza del Kosovo si è subito diffuso nei territori exsovietici, come lo stesso Putin aveva minacciato. I leader separatisti filorussi dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, le due repubbliche autonome della Georgia che da tempo rivendicano l’indipendenza da Tbilisi, annunciavano che avrebbero chiesto il riconoscimento ufficiale della loro sovranità al Consiglio federale della Federazione russa e al Consiglio di Sicurezza dell’Orni: «Ciò che succede oggi in Kosovo è giàsuc-cesso diciassette anni fa da noi», dichiarava il leader ossetino Eduard Kokoiti. Pronta la replica della Georgia: non intendiamo «riconoscere il Kosovo come stato indipendente», si precipitava a dire Konstantin Gabashvili, presidente della commissione esteri del parlamento di Tbilisi.
Il punto di vista del Cremlino lo dava Dmitrij Peskov, il portavoce di Putin, che sottolineava l’illegittimità della proclamazione evitando di affrontare U nodo georgiano. Prudenza diplomatica dettata dal fatto che lo stesso presidente americano Bush non ha voluto dire esplicitamente che Washington riconoscerà il Kosovo contestualmente alla sua proclamazione d’indipendenza, limitandosi a sottolineare che gli Stati Uniti «continueranno a lavorare per fare in modo che non vi siano violenze. E’ interesse della Serbia restare in armonia conl’Europa e il popolo serbo sa di avere nell’America un amico». Amicizia, vita pacifica e dignità che augura il Patriarcato di Mosca ai cittadini del Kosovo, avvertendo tuttavia che tutto ciò non deve essere fatto «a spese di altri».