Kiev boccia l’accordo sul gas

Terremoto politico in Ucraina: il Parlamento di Kiev, unendo tutti i partiti contrari al controverso accordo sul gas raggiunto il 4 gennaio scorso da Russia e Ucraina, ha votato ieri a stragrande maggioranza la sfiducia al Governo di Yurij Ekhanurov, accusato di aver «tradito gli interessi nazionali dell’Ucraina>. Dopo lo shock delle elezioni presidenziali che nel 2004 portarono il Paese sull’ orlo di una guerra civile, e a poco più di due mesi dalle legislative, l’ex repubblica sovietica sprofonda in una pericolosa crisi politica: il presidente Viktor Yuschenko ha bollato la mozione di sfiducia come «anticostituzionale» , e ha minacciato di sciogliere il Parlamento. Secondo la nuova Costituzione ucraina infatti l’attuale esecutivo dovràcontinuare a svolgere le proprie funzioni fmo alla composizione della nuova compagine ministeriale, possibile soltanto dopo le elezioni politiche, in programma per il 26 marzo prossimo. Ma intanto è con la bocciatura del Parlamento che Yuschenko si presenta oggi al difficile incontro con il presidente russo Vladirnir Potin, ad Astana, in occasione della cerimonia per l’inizio del terzo mandato presidenziale del leader kazakho, Nursultan Nazarbajev.
Ma neanche la Rada (il Parlamento ucraino) sembra intenzionata a mollare la presa: per i deputati l’accordo in base al quale l’Ucraina avrebbe dovuto spendere 95 dollari anziché 50 per ogni mille metri cubi di gas naturale «penalizzerebbe in maniera esagerata l’economia ucraina, permetterebbe alla Russia di dettare le proprie regole al governo di Kiev e non sarebbe in grado di garantire la sicurezza energetica dell’unione europea”. Ieri sui mercati internazionali le obbligazioni sovrane ucraine hanno perso circa un punto di base. Il braccio di ferro tra Russa e Ucraina sul problema del gas aveva causato all’inizio di gennaio un drammatico calo delle forniture di idrocarburi ai consumatori europei. Il compromesso, raggiunto dopo
Un lungo braccio di ferro avrebbe permesso all’ucraina di spendere per i l gas appena il 30% del normale rpoezzo europeo. E questo perché il 25% di gas consumato in ucraina verrebbe fornito da Gazprom al prezzo di 230 dollari per mille metri cubi, mentre il restante 75% l’Ucraina lo importerà a un prezzo medio di 65 dollari per rnil1e metri cubi dal Turkmenistan, dall’Uzbekistan e dal Kazakhstan, tre repubbliche ex sovietiche dell’ Asia centrale. Ma il colpo di ieri ha messo in forse la realizzazione dell’accordo: per Gazprom «nessun cambio di programma», ma le fonti vicine alla Rada hanno ipotizzato un «colpo d’arresto» alla costituzione della società mista russo-ucraina Rosukrenergo, cardine dell’ intera intesa sul gas.
Secondo uno degli autori della mozione di sfiducia, Leonid Kravchuk, leader del partito socialdemocratico e già presidente ucraino, la scarsa professionalità che l’esecutivo aveva dimostrato durante le trattative con la Russia sul problema del gas ha messo il Paese in una situazione economica e finanziaria difficile: «L’accordo non garantisce affatto che il prezzo del gas non sarà aumentato tra sei mesi; non è chiaro chi garantirà le forniture di gas in. piena misura alI’Ucraina», ha dichiarato Kravchuk. Paradossalmente l’attacco contro l’esecutivo è stato ampiamente appoggiato dal partito filo-occidentale dell’ ex premier Yulia Timoshenko, leader della “rivoluzione arancione” che un anno fa portò Y uschenko alla presidenza, e dal partito pro Russia “Regioni ucraine”, guidato da Viktor Yanukovich, ex primo ministro ed ex rivale numero uno di Yuschenko alle presidenziali del 2004.