Kamikaze fa strage a Tel Aviv

Sami Hamadah, arruolato appena adolescente dalle «Brigate Al-Quds» del Jihad Islami, ha aperto la borsa come gli aveva intimato la guardia privata all’ingresso della vecchia stazione degli autobus di Tel Aviv. Un attimo dopo c’è stato il boato, forte e devastante, che lo ha ucciso assieme a nove civili israeliani e che ha lasciato ferite sul terreno decine di altre persone. Si è trattato del primo attentato suicida compiuto dal Jihad da quando il movimento islamico Hamas ha formato il nuovo governo palestinese e giunge al termine di settimane di grande tensione. Soprattutto a Gaza – sempre stretta nella morsa delle forze armate israeliane che da settimane tengono chiusi i valichi – dove si sono alternati lanci di razzi artigianali palestinesi verso il Neghev e pesanti bombardamenti israeliani in cui ha trovato la morte anche una bambina, senza dimenticare i continui assassinii «mirati» di attivisti dell’Intifada compiuti dall’aviazione dello Stato ebraico. L’attacco suicida di ieri ha inoltre evidenziato, in tutta la sua drammaticità, la spaccatura all’interno dell’Anp. Il governo di Hamas ha parlato di un atto di «legittima difesa» contro «i crimini compiuti dall’occupazione israeliana». Per il presidente Abu Mazen invece l’attentato è stato un atto di terrorismo.
Il primo ministro designato Ehud Olmert ha avvertito che Israele risponderà «come necessario». «Sapremo come reagire e lo faremo nel modo necessario, useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per prevenire futuri attacchi», ha detto. Israele ha anche puntato l’indice contro l’Iran, accusato di essere l’ispiratore di molte delle azioni del Jihad Islami. La rappresaglia israeliana è già cominciata a Nablus, (nel nord della Cisgiordania), dove decine di jeep e mezzi corazzati sono entrati subito dopo l’attacco a Tel Aviv. Un gruppo di soldati israeliani, asserragliato in un’abitazione, ha aperto il fuoco contro una folla di manifestanti che lanciavano pietre, ferendo due persone, fra cui un adolescente di 13 anni. Una volontaria straniera, Ana Laura Espinoza, ha raccontato che i militari, che avevano occupato il tetto dell’edificio, sono stati raggiunti da numerosi manifestanti palestinesi che hanno cominciato a lanciare pietre e costruito barricate di fortuna. In qualche caso hanno anche sparato con armi leggere.
L’esplosione a Tel Aviv è avvenuta davanti a un piccolo ristorante di felafel nell’affollatissimo quartiere di Neve Shaanan, già teatro il 20 gennaio scorso di un attentato suicida rivendicato dal Jihad che aveva provocato il ferimento di quindici persone. Una guardia privata ha impedito al kamikaze di entrare nel locale, evitando quindi una strage di proporzioni maggiori. L’attentatore infatti era in possesso di un ordigno molto potente.
«È accaduto tutto all’improvviso – ha raccontato Rachel, una donna che stava parcheggiando l’auto – c’è stata l’esplosione e subito dopo ho visto volare resti umani. È stato orribile, ho urlato terrorizzata». Lo stesso miracolo non si ripete due volte, ha detto da parte sua uno dei proprietari del ristorante dove a gennaio un altro kamikaze aveva fatto molti feriti. «Questa volta è stato molto piu duro», ha commentato Pini Gershon, «tutti questi morti… È stato terribile da vedere». Le forze di sicurezza israeliane ieri erano impegnate a cercare di localizzare un furgoncino di colore blu, visto allontanarsi poco prima dell’esplosione. La radio militare ha parlato di tre persone che avrebbero portato il kamikaze sul luogo dell’attentato. In serata le televisioni locali e quelle arabe hanno trasmesso le immagini dell’attentatore ripreso in piedi davanti a uno striscione con l’insegna del Jihad, la fronte cinta da una benda nera, in una mano un fucile, nell’altra il Corano. «Noi diciamo al nemico criminale che ci sono altri (palestinesi) che desiderano il martirio», ha dichiarato nel video, annunciando il suo gesto.
L’attentato è coinciso con la prima riunione del nuovo parlamento israeliano (Knesset) uscito dalle elezioni del 28 marzo. La vigilia della convocazione è stata segnata da tensioni interne. Un deputato di estrema destra ha proposto l’autoscioglimento del parlamento dopo che un altro parlamentare, Ahmad Tibi, aveva presentato una proposta di legge per impedire di entrare al governo a qualsiasi partito che miri alla revoca della cittadinanza o alla espulsione per gli arabi israeliani. Donne, ebrei sefarditi e arabi sono sottorappresentati nel nuovo parlamento, rispetto a un numero molto elevato di generali dell’esercito in pensione ed ex capi dei servizi di sicurezza. Soltanto 14 donne sono state elette, pari al 14 percento del parlamento: Israele si piazza in questo modo in 74esima posizione nel mondo per rappresentanza femminile, dietro il Sudan e la Sierra Leone, come ha rilevato il quotidiano Ha’aretz.