Kabul, Karzai all’angolo: pronti a trattare coi taliban

Il capo dello stato si dice «pronto a negoziare» con il mullah Omar, il leader dei taliban, e gli studenti coranici gli rispondono minacciando un’ondata di attacchi suicidi. Il presidente Hamid Karzai, costretto a difendersi negli ultimi mesi tanto dagli attacchi della guerriglia quanto dalle stragi di civili (una sessantina quelli uccisi martedì scorso nella provincia di Kandahar) perpetrate dal contingente dell’Isaf, ieri ha dichiarato alla France presse che «in nome della pace» è pronto a trattare con l’uomo che fino a cinque anni fa «regnava» a Kabul sostenuto dai suoi discepoli taliban.
Karzai ha sottolineato che però «permane il suo rifiuto di concedergli (al mullah Omar) un’amnistia». «Se questa gente (i taliban), si tratti del Mullah Omar o di chiunque altro, vuole parlare e negoziare – ha spiegato il presidente – sono i benvenuti, ma devono innanzitutto liberarsi della dipendenza dall’estero e venire nel loro paese per viverci in pace».
I taliban dal canto loro hanno sfruttato a fini di propaganda il massacro di civili avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì nel distretto di Panjwayi, nella provincia meridionale di Kandahar. «I taliban non lasceranno tranquilli gli assassini delle donne e dei bambini afghani, continueremo a colpirli», ha dichiarato in una conversazione telefonica con l’agenzia Reuters il mullah Dadullah, considerato il capo militare degli studenti coranici. «Informiamo le forze straniere e i loro schiavi che la loro sconfitta in Afghanistan è inevitabile – ha aggiunto Dadullah -. I mujahideen sono pronti a combattere fino alla morte e nei prossimi giorni aumenteranno le proprie attività e gli attacchi suicidi per non dare possibilità alle forze infedeli di riprendere fiato». Il leader della guerriglia ha negato che i combattenti utilizzino civili come scudi umani, accusa che era stata rivolta loro dalla Nato il giorno precedente.
E, in un gesto che ricorda la riunione con i generali per fare il punto sul pantano iracheno, ieri il presidente Usa Bush ha incontrato alla Casa Bianca il segretario generale dell’Alleanza atlantica Jaap de Hoop Scheffer. Scheffer si è difeso per il massacro di martedì affermando che le truppe della Nato sono in Afghanistan «per distruggere i nostri nemici, che sono i nemici della democrazia».
E ieri un altro grave episodio di sangue ha segnato il paese in questo 2006 che ha visto una ripresa in grande stile delle attività della guerriglia anti-occidentale, non più soltanto nel sud e nell’est del paese, ma anche nella capitale Kabul. Tremila i morti dall’inizio dell’anno: 150 soldati stranieri e un numero imprecisato di civili e taliban.
Un’esplosione nella provincia meridionale di Uruzgan ha causato ieri la morte di almeno 14 civili ed il ferimento di altri tre. Non è chiaro se l’esplosione, avvenuta nella capitale provinciale Tirankot, sia stata provocata da un ordigno azionato a distanza o se si sia trattato di un attacco suicida. Secondo un portavoce, delle autorità locali, Abdul Qayom Qayom, l’esplosione ha colpito un minibus, diretto a Tirankot, mentre si trovava a circa una decina di chilometri dalla città. Secondo Qayom, le vittime sono in gran parte persone anziane e bambini. Il portavoce ha detto di non sapere se si sia trattato di un attentato dei taliban che nella provincia di Uruzgan sono molto attivi.