Kabul, Bertinotti:«Sostenere l’inchiesta Onu»

Un altro massacro che si aggiunge alle notizie inquietanti, terribili che giungono dall’Afghanistan. Dopo le foto shock con i soldati tedeschi a ostentare a mo’ di trofeo un teschio umano, una vicenda che ha provocato sdegno e condanna in Germania, dall’amministrazione locale arriva il secco comunicato che riferisce di un’altra strage perpetrata a danno di almeno cinquanta civili, in maggioranza donne e bambini, uccisi in attacchi aerei Nato. «Una notizia – denuncia lo stesso presidente della Camera – che non può passare inosservata sia nella società politica italiana sia nelle istituzioni». A chiedere adesso un’inchiesta rapida e approfondita è l’Onu «molto preoccupata – si legge in un comunicato diffuso a Kabul – dal fatto che un gran numero di civili possa essere morto durante operazioni militari». Lo stesso bilancio delle vittime varia a secondo delle testimonianze: secondo funzionari del consiglio provinciale, per esempio, i morti sarebbero almeno 60. Un altro membro del consiglio provinciale parla addirittura di 80 vittime.
All’appello Onu ha fatto quasi subito da eco la presa di posizione del presidente della Camera.

E’ ora, è l’auspicio di Bertinotti, «di sostenere l’inchiesta delle Nazioni Unite e quella richiesta di salvaguardia delle vita dei civili, con un’ampia mobilitazione delle coscienze e dell’opinione pubblica».

Una notizia del resto così tragicamente inquietante, come le tante che continuano a giungere dai territori in guerra, che piomba nel bel mezzo del dibattito italiano alle prese con il ricorso alla fiducia sulla finanziaria. Ma – ingiungono ancora i senatori di Rifondazione – «nessuna strategia anti-talebano può giustificare un simile massacro». «Il governo – scrivono in una nota congiunta Francesco Martone e Lidia Menapace (delle commissioni Esteri e Difesa) reiterando l’interpellanza già presentata – è necessario che ora si faccia promotore di quell’inchiesta sull’operato dei militari Nato» che non si può più procastinare. «Le recenti immagini di militari tedeschi fotografati con un teschio – nota ancora Claudio Grassi che fa parte della pattuglia di senatori della sinistra radicale che votarono per il rifinanziamento alla missione solo dopo che il governo aveva messo la fiducia – confermano il degrado
e la brutalità che la guerra porta con sé. Già in Iraq avevamo visto le immagini atroci del carcere di Abu Ghraib, cose purtroppo simili stanno avvenendo in Afghanistan». «Bisogna venire via al più presto dall’Afghanistan, è necessario che l’Unione apra subito una discussione al suo interno su questo problema sempre più grave». «Quel che è certo – conclude Ferrero – è che simili tragedie non possono che alimentare il clima di odio in quella parte del mondo. Questa terribile vicenda rimanda però anche a un altro problema, al fatto che la situazione afgana si sia ormai trasformata drammaticamente in un vero conflitto tale da esigere che si riveda completamente la presenza italiana in quell’area».