Juan Cole: “Così Rafsanjani si candida a leader della protesta”

Ali Hashemi Rafsanjani rappresenta la borghesia rivoluzionaria che si sente minacciata dal presidente Mahmud Ahmadinejah, considerandolo un nemico di classe». Così l’islamista dell’Università del Michigan Juan Cole, autore del libro «Engaging the Muslim World» molto apprezzato da Barak Obama, spiega la scelta dell’ex presidente iraniano di contestare pubblicamente il risultato delle ultime elezioni durante la preghiera del venerdì.

Chi compone la borghesia rivoluzionaria?
«Si tratta della classe economica iraniana che si è arricchita di più dopo la rivoluzione del 1979. La caduta dello Scià portò alla scomparsa anche dei ricchi che lo circondavano. A sostituirli fu una nuova classe, commerciale e imprenditoriale, della quale fanno parte i bazaris, che muovono il bazaar di Teheran».

Perché si riconoscono in Rafsanjani?
«Rafsanjani è uno di loro. Appartiene ad un ristretto gruppo di leader khomeinisti che dopo la rivoluzione si è arricchito con lo sviluppo di commerci e il controllo di industrie manifatturiere, ed è diventato espressione degli interessi di questa classe. Il cui avversario oggi è Mahmud Ahmadinejad».

Quali sono i motivi del conflitto?
«Sono numerosi e nascono dalla percezione diffusa dei brogli elettorali ma forse l’aspetto più evidente dell’insofferenza di bazaris è economico. Ahmadinejad con le sue scelte punta a indebolire la borghesia rivoluzionaria spostando le risorse a favore di un altro settore della popolazione: i conglomerati economici che rispondono ai Guardiani della Rivoluzione da cui proviene e il ceto medio-basso della popolazione».

Può farci un esempio di questi contrasti…
«La decisione di Ahmadinejad di sfruttare gli ingenti proventi del greggio per pompare denaro a favore del ceto medo-basso ha fatto impennare l’inflazione, che ora tocca il 30 per cento, e i bazaris non amano l’inflazione perché erode i loro profitti economici. E’ solo uno dei tanti esempi. Bisogna tener presente che Rafsanjani rappresenta un’idea moderna di capitale economico mentre Ahmadinejad è un populista che punta a sfruttare le risorse nazionali per rafforzare il sostegno politico di cui gode nei ceti più poveri dell’Iran. Sotto questo aspetto Ahmadinejad è un nemico di classe per il mondo produttivo nel quale si riconosce Rafsanjani».

Quali scenari si aprono ora?
«Rafsanjani sfida non solo Ahmadinejad ma anche il Leader Supremo, Alì Khamenei. Per questo nel discorso ha contestato il Consiglio dei Guardiani della rivoluzione. La scelta di far conoscere pubblicamente il proprio disappunto per come sono andate le elezioni, schierandosi dalla parte delle famiglie che hanno subito delle vittime a causa della repressione, fa emergere una spaccatura nella Repubblica Islamica che appare destinata a durare nel tempo. Le conseguenze possibili sono molte: dall’aumento dei contrasti interni all’indebolimento di Ahmadinejad fino all’affermarsi di Rafsanjani come vero volto della protesta di piazza, destinato ad avere un ruolo forse ancora più importante di Mir Hossein Mousavi, il candidato riformista che non accetta ancora la sconfitta elettorale».