“Ivaldi” senatore a vita

Caro Direttore,

Interveniamo in merito all’idea formulata dal compagno Grassi di avanzare la proposta di nominare senatore a vita il compagno Giovanni Pesce.
Crediamo che tale proposta abbia un duplice significato. Il primo è ribattere alla vulgata borghese, che fa del revisionismo storico la propria bandiera ed alla quale abbiamo lasciato troppe volte la possibilità di manipolare, riscrivere e cancellare la storia del movimento operaio e del popolo italiano; il secondo è di riportare al dibattito politico un valore che rimane fondante per la Costituzione e la società italiana, quale l’antifascismo, e che è ineludibile per qualsiasi confronto tra partiti della sinistra. Pesce è stato membro di quella straordinaria generazione di comunisti che sin da giovani si è dovuta misurare con problemi e situazioni difficilissime che, senza mai darsi per vinta, ha sempre saputo affrontare e risolvere. Non a caso molti di quei giovani sono passati alla storia come “rivoluzionari di professione”, cioè come militanti in grado di concentrare tutte le proprie energie per la realizzazione degli ideali in cui credevano, anche a costo della vita.
Ci domandiamo: cos’è la vita senza lotta? E’ quiete, è la morte degli ideali di giustizia sociale, di fratellanza, di lavoro senza sfruttamento, di libertà. A questa domanda sembra rispondere ineccepibilmente la storia di Giovanni Pesce: a diciott’anni non ancora compiuti, volontario nelle Brigate internazionali per la guerra di Spagna; militante clandestino in Italia sotto il regime fascista; confinato a Ventotene; partigiano ed organizzatore di G.A.P. (Gruppi d’Azione Patriottica), cioè dei raggruppamenti di partigiani più abili ed audaci, che nelle città occupate dai nazisti non davano mai tregua al nemico. A Torino, sotto il nome di battaglia di “Ivaldi”, ed a Milano, come “Visone”, Pesce combattè al fianco di altri giovani e giovanissimi eroi, come Dante Di Nanni, eroe nazionale della Guerra di Liberazione.
Giovanni Pesce ha concluso la Guerra di Liberazione nazionale come comandante della 3° Brigata G.A.P. Garibaldi di Milano. Decorato di Medaglia d’Oro al Valore Militare. La sua vita è un esempio, non soltanto per i comunisti, ma per tutti gli antifascisti che dicono di voler difendere la Costituzione ed i suoi principi.
Pietro Calamandrei affermò che: “La Costituzione è il testamento di centomila morti”. E Lo stesso compagno Pesce scrive nella prefazione del proprio libro “Senza tregua”: “Che è rimasto dell’eroismo degli uomini? Soltanto la cara memoria dei martiri ed il ricordo dei migliori? Gli uomini creano e scompaiono. E le loro opere? E l’opera più grande è l’Italia antifascista, la pace, la fratellanza dei popoli. (…) Tocca ai giovani continuare sulla strada maestra, ai giovani continuare la Resistenza.” Quest’uomo non soltanto dovrebbe essere proposto come “senatore a vita”, ma dovrebbe diventare simbolo di tutti i giovani ed i lavoratori che nella propria vita hanno fatto una scelta. E la nostra è continuare a combattere.

Daniele Maffione
Arianna Ussi
Dario e Daniele D’Ari
Clemente Granirei
Marcello Piantadosi

Napoli