Italia: ricercatori senza lavoro, lavoro senza ricercatori

Spesso si sottolinea la rilevanza economica delle risorse finanziarie destinate alla ricerca e sviluppo, così come è indubbia la rilevanza, per la crescita di un paese, delle risorse finanziarie destinate agli investimenti fissi lordi (al netto delle costruzioni). La rilevanza economica è legata alla possibilità/capacità del sistema economico, nel suo insieme, di «sviluppare» beni e servizi capaci di anticipare la domanda che si realizzerà sul mercato negli anni successivi. Gli investimenti sono, quindi, l’assicurazione che il sistema economico implementa per garantirsi un reddito differito nel tempo.
Si può quindi dire che le risorse finanziarie per la ricerca e sviluppo e quelle per gli investimenti fissi lordi sono quella parte del Pil che qualifica la stessa composizione del reddito, determinando su quale sentiero di sviluppo si muoverà l’economia nel futuro. In effetti, la spesa in Ricerca e sviluppo e gli investimenti fissi lordi, al netto delle costruzioni, rappresentano in qualche modo il tasso naturale di sostituzione del capitale. A rigor di logica, gli investimenti non dovrebbero far parte del Pil, ma sono «contabilizzati» perché qualificano e illustrano il target del sistema economico. Ma le implicazioni economiche, dal lato del vincolo estero e dal lato dell’occupazione, non sono ancora state interamente analizzate. In relazione a ciò, una domanda da porsi è questa: è lecito attendersi una percentuale degli addetti alla ricerca sul totale degli occupati prossimo al tasso di crescita degli investimenti fissi lordi (e/o della percentuale della spesa in R&S di un Paese)? Ovvero, ha una rilevanza economica la relazione tra andamento degli investimenti fissi lordi e «qualificazione» dell’occupazione (misurata come incidenza degli addetti alla ricerca sul totale dei lavoratori)?
Pensiamo che una qualche correlazione dovrebbe manifestarsi. Diversamente, sarebbe giusto attendersi una minore crescita del Pil in ragione del vincolo estero. Infatti, ciò che non si realizza nel territorio, a parità di risorse finanziarie, è sostanzialmente importato dall’estero. Dunque una relazione di prossimità tra gli investimenti e la percentuale di addetti alla ricerca (sul totale dell’occupazione nel Paese), segnalerebbe la possibilità che gli investimenti fissi lordi realizzati da un Paese possano trasformarsi in reddito per lo stesso Paese.
Diversamente, se la percentuale degli addetti alla ricerca è inferiore alla crescita degli investimenti fissi lordi, è possibile attendersi un deficit della bilancia commerciale ma anche fare delle ipotesi sulla «qualità» degli investimenti realizzati. Più la crescita degli investimenti e la percentuale di Ricerca e sviluppo sul prodotto interno lordo si avvicina alla percentuale degli addetti alla ricerca sul totale dell’occupazione, tanto più gli investimenti fissi lordi rappresentano una opportunità di crescita economica per il Paese.
I dati illustrati nella tabella pubblicata in questa pagina ci permettono di tracciare un quadro della situazione italiana nel confronto europeo. Nell’analizzare il tasso di crescita medio degli investimenti fissi lordi dell’Unione europea e gli addetti alla ricerca, si manifesta una significativa relazione nei dati Ocse (0,7 il primo e 0,6 il secondo). Anche considerando i dati Eurostat gli addetti alla ricerca sono almeno prossimi alle risorse finanziarie destinate alla ricerca e sviluppo in percentuale del Pil.
Per l’Italia, che ha lo stesso tasso di crescita degli investimenti fissi lordi dell’Ue, le risorse destinate alla ricerca e sviluppo sul Pil sono molto più contenute, la percentuale degli addetti alla ricerca sul totale degli occupati è, stando all’Ocse, pari alla metà degli investimenti (0,3) ed anche alla metà del rapporto tra occupati e addetti a R&S che si registra in Europa. Ma è il dato longitudinale che offre lo spunto per ulteriori riflessioni: Ocse ed Eurostat concordano nel segnalare un progressivo aumento del rapporto tra personale impegnato in R&S e occupati totali nell’Europa a 15 nel corso dell’ultimo decennio: nella media degli anni 2001-2005 tale rapporto è dell’1,4%. Invece lo stesso rapporto per l’Italia – pari all’1% – mostra un andamento incerto e perlopiù tendente alla diminuzione dei «ricercatori» sugli occupati totali. Nel corso del tempo la divergenza tra Italia ed Europa rispetto a questo indicatore è complessivamente aumentata, mentre non c’è divergenza rispetto al dato sugli investimenti fissi lordi. Dunque se le ipotesi formulate sono vere, la distanza tra l’indicatore degli investimenti fissi lordi e quello sul personale addetto alla ricerca può contribuire a spiegare una mancata opportunità di crescita per il nostro paese.