Israele, nasce Avanti il partito di Sharon

“Kadima”, ovvero “Avanti”: così, dopo un’altalena di proposte e ripensamenti, si chiama il nuovo partito israeliano di centro fondato da Ariel Sharon, che ieri è stato ufficialmente registrato nell’albo
dei partiti e ha tenuto la sua prima riunione nell’ufficio del premier. Il fatto nuovo destinato a provocare un terremoto nello scenario politico di Israele è dunque da ieri una realtà, e gli effetti già si vedono: sono cominciate le defezioni anche in campo laburista, mentre nel Likud si scatena una lotta di successione che si preannuncia senza esclusione di colpi e che vede l’ex-premier e ministro delle finanze Benjamin Netanyahu, il ministro della Difesa Shaul Mofaz e il ministro degli Esteri Silvan Shalom l’un contro l’altro armati. Il tutto condito da sondaggi che danno fin d’ora il nuovo partito di Sharon come vincente nelle prossime elezioni di marzo 2006, forse peraltro anticipando un po’ troppo i tempi, come osserva il corrispondente della Bbc da Gerusalemme secondo il quale molto potrebbe cambiare nei prossimi mesi. L’osservazione è certamente pertinente, ma sta di fatto che molto è già cambiato nel giro di pochi giorni in un panorama politico che era ormai da troppo tempo ingessato nell’alternanza fra Likud e laburisti, pur con una miriade di forze minori che oscillavano da una parte o dall’altra facendo da ago della bilancia.
Un sistema in crisi, tanto che per una scadenza storica (comunque la si voglia giudicare nella sostanza) come il ritiro unilaterale da Gaza si è dovuti ricorrere alla formula già sperimentata dell’unità nazionale
fra Likud e Labour. Ora Sharon ha smazzato le carte e si presenta come colui che può fare la pace con i palestinesi, non più con gesti unilaterali ma riprendendo il cammino negoziale della “road map”. Naturalmente l’idea di Sharon come uomo “della” pace (e non già, come qualcuno ha voluto dipingerlo, uomo “di” pace) lascia a dir poco perplessi; anche se non c’è dubbio che il vecchio generale deve aver definitivamente capito negli ultimi quattro anni che la soluzione militare del problema israelo-palestinese è impraticabile e che non ci potrà essere sicurezza per Israele senza uno Stato per i palestinesi. Il problema ovviamente è quale pace e quale Stato, e qui le idee di Sharon sono ovviamente
assai distanti da quelle dei palestinesi; fra l’altro sono incompatibili con la pace sia le colonie in Cisgiordania sia il muro della vergogna. Ma questa è materia per i prossimi mesi, anzi per la prossima primavera, dato che la duplice campagna elettorale per il Consiglio legislativo dell’Anp a gennaio e per la Knesset a marzo è destinata, da entrambe le parti, a dare fiato più alla propaganda che non alla politica e alla diplomazia. Intanto però si dispongono i pezzi sulla scacchiera.
Come si accennava, ieri il partito di Sharon è stato registrato con il deposito delle prescritte 140 firme, la prima delle quali è naturalmente quella del premier. Il nome di “Avanti” è stato scelto dopo aver scartato le precedenti ipotesi, che erano “Responsabilità nazionale” e “Speranza”. Il partito per ora non ha ancora una sede, e per questo la prima riunione si è tenuta nell’ufficio del primo ministro; ha già, invece, un bel gruppo di parlamentari, esattamente (fino a ieri sera) sedici, quattordici dei quali usciti insieme a Sharon dal Likud e due provenienti dal centro-sinistra, incluso l’ex-laburista Haim Ramon. E’ scontato che altri laburisti ed ex-laburisti seguiranno l’esempio di quest’ultimo, ma non ci sarà fra loro (contrariamente a quanto si diceva in un primo momento) Shimon Peres, il quale dopo essere stato sconfitto dal quasi omonimo Peretz nelle primarie del partito un po’ medita di ritirarsi dall’agone politico e un po’ lascia intendere che potrebbe “consolarsi” puntando alla presidenza dello Stato quando spirerà il mandato di Katzav. Ma dove le acque sono agitate, anzi in tempesta, è all’interno
del Likud, che ieri stesso – in concomitanza con l’esordio del partito di Sharon – riuniva il suo comitato centrale a Tel Aviv per preparare le primarie “della successione”. E qui sono venute fuori le sorprese. Tutti hanno sempre ritenuto che l’antagonista numero uno di Sharon, e dunque il naturale candidato a succedergli nella leadership, fosse l’ex-primo ministro Netanyahu; ma ora i sopra citati Shalom e Mofaz sono partiti all’attacco per contendergli la poltrona. Forte della sua carica di ministro della Difesa, Mofaz ha formato un “forum” di una cinquantina di alti ufficiali della riserva che dovrebbero organizzare la sua campagna elettorale, stando a quanto scrive il giornale “Haaretz”, attirandosi insieme a Netanyahu l’accusa di Shalom di «ridurre il Likud a brandelli»; e intanto dichiara sprezzantemente che Netanyahu come ministro delle finanze «ha fatto danni che ci vorranno anni per riparare». A sua volta Bibi accusa Shalom e Mofaz di lanciare «ondate di attacchi populisti che danneggiano Israele». L’“Avanti” insomma è appena nato e già si profila in casa Likud una notte dei
lunghi coltelli.