Israele “arresta” il vicepremier Anp. Hamas: «Un atto di pirateria»

Con un blitz alle prime luci dell’alba, i soldati israeliani hanno “arrestato” ieri il vicepremier palestinese, Nasser Shaer. Il dirigente di Hamas è stato prelevato dalla sua casa alle 4.30 del mattino con l’accusa di appartenere ad una organizzazione terroristica.
Si tratta del secondo esponente per rango del Movimento di Resistenza Islamica catturato finora dagli israeliani dal 25 giugno scorso, quando il diciannovenne caporale Gilad Shalit fu sequestrato da miliziani dei Comitati di Resistenza Popolare nei pressi del valico di frontiera a Rafah, all’estremità meridionale della Striscia di Gaza; il rapimento del giovane sottufficiale tre giorni più tardi fece scattare la campagna militare dello Stato ebraico a Gaza denominata in codice “Pioggia d’Estate”. Il 29 giugno furono arrestati in blocco in diverse località cisgiordane decine di importanti esponenti di Hamas, tra i quali otto ministri e 26 deputati. All’inizio di agosto fu inoltre catturato anche Aziz al-Dweik, presidente del Consiglio Legislativo, il parlamento autonomo dell’Anp, la personalità di grado più elevato finita per adesso in custodia in Israele. Sulla lista di coloro che erano ricercati compariva anche il nominativo di Shaer, il quale fino a ora non era tuttavia mai stato individuato. Nel frattempo numerosi tra gli arrestati sono stati rimessi in libertà, ma circa altrettanti restano in carcere, tra cui quattro membri del governo palestinese.

Nasser Shaer, 45 anni, professore universitario padre di sei figli, è considerato il più importante esponente dell’ala moderata di Hamas. Dirige di fatto le attività del governo in Cisgiordania in quanto il primo ministro Ismail Haniyeh non è autorizzato da Israele a spostarsi da Gaza verso Ramallah. Il suo arresto sembra costituire una ulteriore tentativo di fare pressione su Hamas per ottenere la liberazione del soldato Shalit. L’arresto di Shaer è stato duramente stigmatizzato da Saeb Erekat, capo negoziatore dell’Anp, che nel condannare l’accaduto ha sottolineato quanto ciò “complichi” il recente tentativo del presidente palestinese, il moderato Mahmoud Abbas, per dare vita a un governo di unità nazionale in cui, oltre a personalità di Hamas, entrino pure a pieno titolo rappresentanti del suo stesso partito, al-Fatah, in tal modo cercando di alleviare l’embargo decretato dall’Occidente, e segnatamente da Usa e Unione Europea, nei confronti del movimento islamico; il blocco dei finanziamenti sta letteralmente strangolando l’Autorità palestinese. «E’ un atto di pirateria da parte di Israele», ha rincarato il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri, aggiungendo che Tel Aviv cerca «di fare cadere il legittimo governo palestinese». «Ma non riusciranno mai a raggiungere questo obiettivo» ha aggiunto. Il portavoce di Hamas ha poi definito «vergognoso» il «silenzio della comunità internazionale davanti ai crimini dell’occupazione». Il premier Haniyeh ha parlato di un «tentativo di Israele di indebolire il sistema politico palestinese».

Una dura condanna è giunta anche dal ministro degli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit: «Israele deve capire che le sue azioni accentuano l’atmosfera di estremismo e di odio e contrastano gli sforzi di riavvicinamento delle parti per una ripresa del processo di pace».