Israele: abbiamo il via libera

Ci sono voluti sedici giorni di stragi in Libano, centinaia di morti e, soprattutto, ragioni di opportunità diplomatica per scuotere George Bush che ieri si è detto «profondamente turbato dalle scene di distruzione in Libano» aggiungendo di aver chiesto a Israele di «avere grande cautela nell’uso della forza». E tra non molto tornerà a parlare di «pace duratura per il Libano» il segretario di stato Condoleezza Rice, attesa nel weekend in Medio Oriente.
Ci ha pensato il ministro della giustizia israeliano Haim Ramon a dire le cose come stanno: Israele ha ottenuto dalla conferenza di Roma il via libera a proseguire i suoi attacchi devastanti in Libano. «A Roma abbiamo ottenuto l’autorizzazione a continuare le nostre operazioni fino a quando gli Hezbollah non saranno più presenti nel sud del Libano e non saranno disarmati», ha detto Ramon, che si sta mettendo in mostra come uno dei superfalchi del governo israeliano. I civili libanesi? Quelli non contano nulla. Ramon ha aggiunto che l’aviazione israeliana dovrebbe bombardare i villaggi libanesi prima che vi entrino le truppe di terra, per evitare perdite: «Questi non sono villaggi, sono basi militari nelle quali si nascondono i miliziani di Hezbollah e che usano come centro per le loro operazioni». Infine ha declamato la sua ricetta. «Quel che bisogna utilizzare nel Libano meridionale – ha suggerito – è una enorme potenza di fuoco prima dell’intervento delle forze di terra: il nostro grande vantaggio è la potenza di fuoco, non il combattimento corpo a corpo».
Appena sussurrate sono state le reazioni europee alle parole di Ramon, che è uno dei collaboratori piu’ stretti del premier Olmert. Il ministro degli esteri finlandese Erkki Tumioja, presidente di turno del Consiglio Ue, il presidente del consiglio Romano Prodi e il ministro degli esteri tedesco Walter Steinmeier hanno smentito che il mancato consenso su un cessate il fuoco al vertice di Roma equivalga a una luce verde alla continuazione dell’offensiva. «E’ un’interpretazione sbagliata, perché l’idea di fondo della conferenza di Roma era aiutare rapidamente (sic) la fine della guerra e delle ostilità», ha affermato Tumioja. Mentre la comunità internazionale, sotto la pressione degli Stati uniti, non riesce neppure a trovare un minimo di intesa per condannare il massacro dei quattro caschi blu dell’Onu nonostante l’inchiesta abbia messo in luce che gli osservatori dell’Unifil avvisarono per ben dieci volte in sei ore l’esercito israeliano del fatto che la loro postazione di Khiam si trovava sotto attacco.
La guerra continua e il governo israeliano, se da un lato ha comunicato di non volerla «espandere» (per non rischiare di coinvolgere la Siria), dall’altro ha richiamato alle armi tre divisioni di riservisti per permettere alle truppe da combattimento di potersi dedicare solo al fronte libanese. Fiducioso nella vittoria si è dichiarato il capo di stato maggiore Dan Halutz. Parlando alla radio militare ha smentito che i suoi soldati siano in difficoltà contro un nemico astuto e ben radicato nel territorio come i guerriglieri Hezbollah. Da parte sua il ministro della difesa Amir Peretz ha detto che il «Libano non tornerà quello che era». Ne siamo certi, viste le distruzioni che sta subendo.
Ieri almeno 10 civili sono stati uccisi dai bombardamenti, portando il bilancio delle vittime in sedici giorni a quota 417, di cui 348 civili, ma il totale dei morti potrebbe essere superiore a 600 secondo il ministero della sanità, perché sotto le macerie dei palazzi distrutti si troverebbero i corpi di 100-200 persone. Ieri un uomo che trasportava con il suo autocarro frutta sulla strada per Barr Elias è stato centrato dagli F16. Un cittadino nigeriano che circolava in sella ad una moto sulla strada da Tiro al villaggio di Jouwaya, è stato colpito da un razzo lanciato da un elicottero. Sempre a Tiro, una donna è morta in seguito all’esplosione di una bomba. Nel villaggio di Rub Talatine un’altra donna è rimasta sotto le macerie della propria casa colpita da un missile. Uccisi anche un poliziotto e un profugo palestinese. Hezbollah ieri ha lanciato una trentina di razzi contro Nahariya, Carmiel, Kiryat Shmona. Tra soldati e civili, sino ad oggi sono rimasti uccisi 52 israeliani.