Isolare la Cina

ISLAMABAD

Il Pakistan ha risposto sì alle richieste di cooperazione americane per smantellare le reti di Bin Laden e, all’occorrenza, attaccare l’Afganistan. Che cosa implica esattamente?

«E’ impossibile raggiungere l’Afganistan via mare dal Pakistan – risponde il generale pakistano Hameed Gul – e per quanto riguarda lo spazio aereo, gli americani non si faranno scrupolo di violarlo. L’hanno già fatto nel ’98. L’unica domanda da porsi è a proposito dell’uso da parte degli Stati Uniti delle basi militari pachistane e lo stazionamento delle truppe americane sul nostro territorio. Ma per quanto sappia, tutto questo non fa parte dell’accordo fatto questo week end tra Islamabad e Washington. Il prezzo da pagare sarebbe molto pesante per tutti. Il Pakistan sarebbe completamente destabilizzato e anche l’India. Tutto ciò porterebbe a una guerra di religioni».

Cosa accadrebbe nel Pakistan?

«La prima vittima sarebbe il governo di Musharraf. La popolazione pachistana non accetterà mai una presenza americana. Si ribellerà. Occorrerà l’intervento dell’esercito per domare l’insurrezione. Ma i militari rifiuteranno di agire contro il popolo. Il sentimento anti americano è molto forte tra i pakistani. Lo ripeto, quelli che costituiscono la vera nazione pakistana, religiosi o non, infiltrati della Jihad o non, saranno inorriditi nel vedere gli americani entrare nel Pakistan, soprattutto se è per attaccare l’Afganistan che è un paese amico, un paese islamico. Esiste anche consenso tra i partiti politici, che sono in genere molto divisi, per opporsi all’uso del territorio pachistano da parte degli Stati Uniti».

Il sogno di Musharraf di organizzare elezioni libere nel 2002 e di portare il paese alla democrazia sembra compresso…

«Se gli americani sbarcano, le elezioni saranno velocemente interrate. La democrazia verrà dimenticata. Se Musharraf vuole veramente proseguire sulla via della democrazia, deve tenere gli americani alla larga. Possiamo collaborare con loro fornendo informazioni sulla loro inchiesta, perché ciò che è successo negli Stati Uniti è terribile. Ma non possiamo lasciare che Washington infligga una punizione collettiva di cui patirebbe il mondo intero. Il problema è che gli Stati Uniti pensano a tutt’altra cosa quando parlano d’invadere l’Afganistan».

Allude al ruolo che ha sempre rappresentato l’Afganistan, specie tra la Russia e l’Occidente?

«Gli americani vogliono installarsi nel Pakistan e nell’Afganistan per proteggere il lato orientale del Golfo Persico e così ostacolare la potenza della Cina. Gli Stati Uniti controllano già il lato Ovest del Golfo, ma a Est l’Iran non è un loro alleato e neppure i talebani. Il Pakistan lo è stato, ma si fa pregare sempre di più. Ecco perché Washington prova a far pressione su Islamabad. In fin dei conti, gli Stati Uniti chiedono oggi al Pakistan di scegliere tra l’America e l’Afganistan. E’ una strategia a lungo termine che va ben al di là della volontà di punire gli autori degli attentati. Conosco bene gli americani, ho lavorato con loro nei servizi d’intelligence. Ciò che vogliono sapere è se il Pakistan è dalla loro parte o dalla parte della Cina. La loro volontà d’invadere l’Afganistan è solo una scusa per entrare nella regione. Ma devono sapere che ci saranno enormi perdite di vite umane, tanto nei loro ranghi quanto nei nostri. E’ facile entrare in Afganistan, difficile è uscirne. Nessuno è mai riuscito a domare gli afgani».

Anche lei non crede alla colpevolezza di Osama Bin Laden.

«Gli autori degli attentati possono solo essere degli insiders, gente che vive negli Stati Uniti . Ora, ci sono molti ebrei negli Stati Uniti e gli ebrei sono i primi terroristi del mondo. Secondo me, non sono stati gli islamici: Sharon e gli israeliani che hanno organizzato gli attentati».

Copyright Le Figaro e Quotidiano Nazionale.
Traduzione di Marie-Emmanuelle Lauwers.