Iraq, vigilia di sangue per il referendum

Vigilia di guerra, con oltre 50 morti, per il referendum sulla nuova costituzione «made in Usa» che, se approvata sabato prossimo, potrebbe avviare la liquidazione dell’Iraq come stato unitario e una sua divisione in tre entità etnico-confessionali. Un’auto bomba ha colpito un posto di blocco delle nuove forze irachene del governo filo-Usa nel quartiere di Ameriyah uccidendo sette soldati e ferendone altri dieci. Due gli agenti uccisi e quattordici i feriti, tra i quali alcuni soldati americani in gravi condizioni, si sono avuti, sempre ieri mattina, in altri quattro attacchi nella capitale irachena. Venticinque le vittime di un tragico attentato nella cittadina di Tal Afar, semidistrutta da una massiccia offensiva Usa lo scorso mese, rivendicato dal gruppo vicino al misterioso al Zarqawi, «al Qaida nella terra dei due fiumi». Nel messaggio, apparso in internet, il gruppo sostiene che le vittime sarebbero stati soldati e agenti sciiti del governo che durante l’offensiva Usa avevano partecipato alla repressione dei sunniti e dei turcomanni della città. In realtà, secondo diverse testimonianze, si sarebbe trattato invece si di sciiti ma semplici passanti in una via del centro. In altri termini si sarebbe trattato di uno di quegli attentati anti-sciiti per i quali il gruppo del presunto al Zarqawi sarebbe sempre più criticato – per quanto appare su diversi siiti islamici – non solo nella comunità sunnita ma nella stessa galassia di al Qaida. Il numero due della fantomatica organizzazione, al Zawahiri, in una recente lettera avrebbe sostenuto che tali attacchi indiscriminati sarebbero controproducenti e alienerebbero al gruppo le simpatie dell’opinione pubblica. In un altro nastro mandato su intenet lo stesso gruppo di Zarqawi avrebbe poi registrato con preoccupazione come «molti musulmani sarebbero stati influenzati dai «nemici dell’Islam» che associano la «jihad» «al bagno di sangue e alla distruzione» e avrebbero cominciato ad usare il termine «resistenza» comprendendo in essa gruppi islamo-nazionalisti e non jihadisti come gli Hezbollah sciiti e persino varie organizzazioni palestinesi. Le critiche piovute da ogni parte alla crociata contro gli sciiti, hanno portato ieri nuovamente il gruppo di Zarqawi a correggere in parte il tiro sostenendo che pur essendo gli sciiti schieratisi contro l’occupazione (l’esercito del Mahdi di Al Sadr, il movimento sunnita-sciita laico di Jawad al Khalisi, i seguaci dell’ayatollah al Baghdadi e altri gruppi minori nel sud dell’Iraq) e quindi «apostati», come i loro correligionari – e quindi da combattere – purtuttavia non possono essere considerati «nemici prioritari». Pertanto ad essere colpiti «ora» -secondo un misterioso comunicato via internet – dovrebbero essere solamente i partiti sciiti che sostengono il governo collaborazionista di Jafaari e gli occupanti Usa. Scarso seguito hanno avuto inoltre le minacce rivolte dai gruppi vicini ad al Qaida a coloro, in particolare ai sunniti, che intendono partecipare comunque al referendum di domenica per votare no alla costituzione. Pur essendo consapevoli della scarsa trasparenza del voto e della pratica impossibilità, sotto le bombe, di una bocciatura della costituzione (nel caso due terzi dei votanti in tre province del paese votino no) le principali organizzazioni arabo-sunnite hanno inviato la popolazione a votare comunque contro la nuova «Carta». L’appello «per difendere in tal modo l’identità araba dell’Iraq, la sua unità e le sue ricchezze nazionali» è giunto al termine di una riunione di 21 gruppi religiosi riunitisi nella moschea di Um al Qura, sede del Consiglio degli Ulema sunniti nella capitale irachena.

In particolare a pronunciarsi per un rifiuto della costituzione sono stati proprio l’autorevole Consiglio che raggruppa i religiosi sunniti, il Partito islamico iracheno, vicino ai Fratelli musulmani, ma anche importanti gruppi salafiti come l’Alto Comitato per la Chiamata, la Guida e la Fatwa dello sheik Zakaria al Tamimi che ha anche duramente criticato gli attacchi contro la popolazione sciita «Zarqawi non ha alcuna autorità religiosa e i Salafiti sono contro l’idea di versare il sangue di altri musulmani». La presa di posizione dei 21 gruppi sunniti fa presagire il progressivo formarsi di un punto di riferimento politico che, in sintonia con i gruppi sciiti contrari all’occupazione potrebbe costituire una sorta di rappresentanza della resistenza. Resistenza che una delegazione della Lega Araba – sfuggita miracolosamente ad un attentato due giorni fa – vorrebbe coinvolgere in una sorta di «dialogo nazionale» che però né gli Usa né i partiti curdi e sciiti al governo sembrano voler avviare.