Iraq, pantano anno quarto

Nel giorno in cui la guerra in Iraq è entrata nel quarto anno a chi l’ha voluta a tutti i costi non è rimasto che difenderla, pur ammettendo che «ci sono dei problemi». «Di fronte alle continue notizie di violenze e rappresaglie posso capire come una parte degli americani abbia sentito vacillare la propria fiducia – ha dichiarato ieri a Cleveland (Ohio) il presidente statunitense George W. Bush -. La situazione resta tesa, ma i progressi ed i successi ci sono. Gli Stati uniti non abbandoneranno l’Iraq. Gli americani non hanno mai indietreggiato di fronte a teppisti ed assassini, e non cominceremo ora». Ma i progressi di cui parla l’inquilino della Casa bianca sono smentiti quotidianamente dalla trentina di civili che (come ieri) restano vittime delle violenze tra sciiti e sunniti e degli attacchi americani e della guerriglia. E mentre Bush va sempre più giù nei sondaggi, il New York times chiede le dimissioni del ministro della guerra Donald Rumsfeld e si fanno sempre più aspre in America le critiche per il modo in cui viene condotta la guerra, ieri sul Pentagono è caduta una nuova tegola. Il settimanale Time ha rivelato che l’esercito ha aperto un’inchiesta su un episodio avvenuto nella cittadina di Haditha, ma che ricorda in modo impressionante il Vietnam. Il 19 novembre dell’anno scorso nella cittadina della provincia di al Anbar una mina uccise il caporale Miguel Terrazas, stroncato dall’esplosione mentre viaggiava su un blindato Humvee. Il comunicato dei marines parlò di un soldato – Terrazas – ucciso dallo scoppio assieme a 15 iracheni. Ma secondo il settimanale Usa, che ha ripreso i racconti di testimoni oculari e le denunce di organizzazioni irachene per i diritti umani, i civili iracheni (tre bambini, sette donne e cinque uomini) sarebbero stati ammazzati a sangue freddo da soldati americani che «vendicarono» così l’uccisione del loro commilitone. Secondo il Time , l’inchiesta militare preliminare conferma questa versione che, se provata definitivamente, costituirebbe uno dei più grave episodi a danno dei civili iracheni dall’inizio del conflitto. Iraq body count, l’organismo indipendente che si occupa del conteggio dei morti ha reso noto ieri l’ultima rilevazione: le vittime di questa guerra sarebbero tra 33.679 e 37.795. Intanto i colloqui per la formazione del nuovo governo iracheno sono stati sospesi per una settimana, una decisione presa da tutti i partiti coinvolti, in seguito all’accordo sulla creazione di un nuovo Consiglio di sicurezza. «I negoziati con le altre liste per la formazione del nuovo governo inizieranno tra una settimana», ha riferito Mahmoud Othman, uno dei negoziatori curdi. «Ieri nella riunione del presidente con gli altri partiti è stato raggiunto un accordo sul principio di dare vita a un Consiglio di sicurezza nazionale», ha aggiunto. Restano tuttavia divergenze sui poteri di questo organismo – peraltro non previsto dalla Costituzione – di cui dovrebbero fare parte rappresentanti di tutte le forze politiche in misure proporzionale al loro peso parlamentare. Guidate dalla mamma antiguerra Cindy Sheehan, duecento persone hanno manifestato ieri davanti al Pentagono. «Siamo qui per dare energia alle molte persone che in America sono con noi e per rappresentare milioni di persone in tutto il mondo», ha detto la Sheehan. Gli organizzatori della protesta avevano preparato una finta bara con immagini della guerra, che intendevano portare fino all’ ingresso della sede del ministero della Difesa e consegnare ministro Rumsfeld. La bara, ha spiegato Gordon Clark, del gruppo «Iraq pledge of resistance», «rappresenta il numero enorme di perdite a cui stiamo assistendo nella guerra in Iraq». I manifestanti hanno protestato contro «ciò che sta accadendo a questa splendida generazione di americani» (oltre 2.300 soldati Usa uccisi dall’inizio del conflitto), ha detto Katy Scott, il cui figlio Peter entrò nell’esercito subito dopo l’11 settembre 2001 e ha perso un occhio e un braccio in un attacco degli insorti a Samarra, in Iraq. La protesta al Pentagono rientra in una serie di manifestazioni che vanno avanti del fine settimana in varie località degli Stati uniti, dove migliaia di cittadini hanno chiedesto il ritiro immediato delle forze americane dell’Iraq e hanno denunciato le scelte fatte dall’amministrazione Bush.