Iraq, Palestina, Libano. Con la Resistenza, contro le aggressioni militari

IRAQ – PALESTINA – LIBANO
· CON LA RESISTENZA
· CONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI E IL COLONIALISMO
· PER L’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI

VENERDI’ 17 MARZO, ROMA
HOTEL UNIVERSO – VIA PRINCIPE AMEDEO, 5/b
Ore 15.00

ASSEMBLEA PUBBLICA CON:

AHMED KARIM (CORRENTE PATRIOTTICA DEMOCRATICA DEL PARTITO COMUNISTA IRAQENO)

MUFID KETEISH – (RESPONSABILE ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA LIBANESE)

SHUKRI IBRAHIM (UNIONE DEMOCRATICA ARABA PALESTINESE)

BASSAM SALEH (COMUNITA’ PALESTINESE DEL LAZIO)

STEFANO CHIARINI (GIORNALISTA)

ORGANIZZA:
LA RETE DEI COMUNISTI

Le sorti delle lotte dei lavoratori e delle classi subalterne nei nostri paesi dipendono sempre più dall’evoluzione delle resistenze popolari e militari dei popoli direttamente aggrediti dall’imperialismo in Medio Oriente, in America Latina ed in Asia.

Lo sviluppo della resistenza irachena ha già impedito, finora, che la macchina bellica di Washington potesse abbattersi contro altri paesi. Un ulteriore rafforzamento della lotta per l’autodeterminazione dei popoli iracheno, palestinese e libanese rappresenta nell’immediato la condizione sine qua non per la sconfitta, l’arretramento o almeno l’inceppamento del meccanismo della guerra preventiva e per il rilancio su scala mondiale della resistenza dei popoli contro l’imperialismo. E’ innegabile che senza la resistenza delle forze nazionaliste e di sinistra in Medio Oriente il progetto Israeliano, Francese e Statunitense di disgregazione del Libano su basi etniche e di trasformazione della Palestina in un arcipelago di bantustan accerchiati e impotenti sarebbe già a buon punto e che il tentativo di aggredire militarmente l’Iran avrebbe così la strada spianata.

Occorre rimettere mano al dibattito e all’analisi sull’autodeterminazione dei popoli e sulle soggettività che oggettivamente si oppongono all’imperialismo, per poter collocare quanto accade in Iraq e in Palestina dentro un quadro internazionale che deve necessariamente tenere conto delle forze che agiscono parallelamente su un piano globale. Si tratta di realtà in cui la contraddizione tra imperialismo e democrazia, tra colonialismo e difesa dell’autodeterminazione dei popoli si va imponendo come elemento di rottura profonda, più profonda di quanto oggi sia percepibile dai movimenti sociali e dalle forze di classe nei paesi collocati nel “cuore” dei poli imperialisti che fanno fatica, anche quando sono in buona fede, a riconoscere la priorità della lotta all’imperialismo ovunque e comunque esso si manifesta.

Chiedere che i popoli sottoposti all’aggressione militare ed economica dell’imperialismo sposino la “non violenza” significa contribuire al disarmo e quindi alla sconfitta di queste realtà. Appare grottesca la richiesta rivolta ad Hamas affinché riconosca Israele. Oggi il problema è dare ai palestinesi un proprio stato indipendente e garantire l’integrità territoriale di Iraq e Libano e non certo difendere l’esistenza di Israele che, nei fatti, nessuno mette realmente in pericolo.

Mentre a livello internazionale tutti i forum e i momenti di confronto tra i movimenti politici e sociali, soprattutto del sud del mondo, evidenziano una graduale radicalizzazione delle piattaforme e delle rivendicazioni – a partire dalla lotta per il ritiro di tutte le truppe occupanti da Iraq, Palestina e Afghanistan – in Italia il cosiddetto “movimento” mostra sempre più di essere al palo, incapace di dare indicazioni di analisi e di battaglia politica a una opinione pubblica che pure rimane contraria alla partecipazione italiana alle occupazioni militari. Un movimento ostaggio degli interessi partitici ed elettorali del centrosinistra e di una subalternità eurocentrica sempre più radicata.

Il tentativo di trasformare tutto il Medio Oriente (dalla Palestina all’Iraq, dal Libano alla Siria all’Iran) in un immenso “territorio occupato” dalle vecchie e nuove potenze coloniali, deve e può essere fermato. La resistenza palestinese, irachena, libanese lo stanno già facendo.

Cosa intendono fare concretamente la forze politiche della sinistra italiana?