Iraq, offensiva Usa al confine con la Siria

Le forze americane investono cinque cittadine a pochi chilometri dal confine siriano. Migliaia di abitanti in fuga. Uccisi tre marines e un soldato danese. Gli Ulema sunniti denunciano «Ramadan senza imam: 197 uccisi, 163 arrestati»

Mille soldati americani appoggiati dall’aviazione e da una flotta di elicotteri da combattimento hanno attaccato nelle ultime ore numerosi centri e villaggi nell’estremo occidente dell’Iraq, sempre più vicino al confine con la Siria, non più lontano di una manciata di chilometri. L’attacco, che ha provocato la fuga dalla zona di migliaia di abitanti, com’era già avvenuto il mese scorso a Tal Afar, è scattato a due settimane dal referendum che dovrebbe approvare la costituzione «made in Usa», primo passo verso la divisione del paese in tre parti, e in un momento nel quale si sono riaccesi i contrasti nella stessa compagine di governo tra il premier sciita filo-Usa Ibrahim Jaafari e il presidente, anche lui filo-Usa ma curdo, Jalal Talabani che l’ha accusato di aver rotto il patto di governo con i curdi. Il tutto mentre la resistenza irachena ha compiuto anche ieri almeno un centinaio di attacchi, uccidendo tre marines (due a Baghdad e uno a nord della capitale) e, per la prima volta, un soldato del contingente danese a Bassora. Alla vigilia dell’inizio del Ramadan ieri sono stati inoltre liberati 500 prigionieri del famigerato carcere di Abu Ghraib mentre continua l’eliminazione fisica da parte dei reparti speciali del ministero degli interni, composti dai miliziani della «Badr Brigade» addestrata e inquadrate dall’esercito iraniano, degli imam sunniti. Ieri è stata la volta dell’imam della moschea Arafat a Baghdad, Salah Hassan Ayash. Il Consiglio degli Ulema ha lanciato un drammatico appello alla comunità internazionale ricordando come gli imam sunniti siano ormai divenuti l’obiettivo privilegiato dei militari americani e dei gruppi sciiti filo-governativi. Dal 9 aprile del 2003 sarebbero stati uccisi 197 imam sunniti mentre 163 sono stati arrestati. Le moschee sunnite distrutte sarebbero, sempre secondo gli ulema, 663.

A conferma della denuncia delle autorità sunnite è giunta due giorni fa la notizia di numerosi raid dell’esercito americano nelle case di noti leader moderatissimi e filo-occupazione colpevoli solo di aver denunciato i rischi della nuova costituzione imposta dagli Usa. Ad essere perquisite sono state anche le case di Adnan al Duleimi segretario della Conferenza per il Popolo Iracheno e Harith al Obeid del Partito Islamico Iracheno. Altri quindici membri del partito che ha invitato a votare contro la nuova costituzione sono stati arrestati a Mahmoudia, a sud di Baghdad. L’offensiva «pugno di ferro» lanciata dalle forze americane lungo la valle dell’Eufrate, vicino al confine con la Siria, ha investito ieri al Sada, un piccolo centro definito dai comandi Usa «noto santuario di terroristi» non lontano dalla cittadina di al Qaim. Lunghe colonne di profughi stanno lasciando l’intera regione, dove abitano almeno 100.000 persone, cercando rifugio nella vicina, ma non troppo, cittadina di Ana 50 chilometri più a ovest o, verso Est, lungo l’Eufrate sul percorso dell’antica via della seta. L’intera zona, strategicamente importante per il vicino confine con la Siria, è abitata da comunità da sempre dedite al contrabbando legate da forti legami tribali con i loro cugini in territorio siriano ed è da almeno due mesi al di fuori del controllo delle truppe di occupazione. Obiettivo dell’offensiva sono in particolare cinque cittadine lungo l’Eufrate, Dulaym al Husabaya, Karabila, al Sada, ad ovest di al Qaim e al Ubaidy a nord-est.