Iraq, la scheda del ritiro

Dal tavolo sulla politica estera un’anticipazione della «madre di tutte le schede», quella relativa all’Iraq. «Se vinceremo le elezioni, immediatamente proporremo al parlamento italiano il rientro dei soldati italiani, definendone, anche in consultazione con le autorità irachene che saranno al governo dopo le elezioni del 15 dicembre, le modalità affinché le condizioni di sicurezza siano garantite. Il rientro andrà effettuato con una forte iniziativa politica in modo da accompagnare nel migliore dei modi la già avviata transizione democratica dell’Iraq e per contribuire ad indicare una via d’uscita che consenta all’Iraq di approdare a una piena stabilità democratica e di consegnare agli iracheni la piena sovranità sul loro paese».

Lo scontro: Com’è verificabile, nel testo non c’è menzione del nulla osta preventivo di Stati uniti e Gran Bretagna e non compare l’impegno esplicito al «ritiro immediato». C’è invece la «richiesta immediata del ritiro». Un compromesso definito «puramente tecnico-linguistico» da Rifondazione, Verdi e sinistra Ds ma indigeribile per il Pdci che, com’è noto, ha abbandonato il tavolo.