Iraq, i corpi si stanno accatastando

Sarà necessario più sacrificio e più lotta per ottenere questa vittoria, e per alcuni, è forte la tentazione di ritirarsi ed abbandonare i nostri impegni.
George Bush, Radio Address, 18 marzo 2006.

Il 19 marzo 2003 George Bush «colpì e terrorizzò» il mondo con la sua prematura, se non inutile, invasione dell’Iraq. Ricordo quella sera in cui ci disse che aveva cominciato sul serio i suoi crimini di guerra contro l’Iraq. Seduta sul mio divano, piangevo per l’innocente popolo iracheno e per i nostri figli che erano stati messi in pericolo dal loro incurante comandante in capo.

Ero terrorizzata per mio figlio, Casey. Come madre, quel terrore veniva da un luogo profondo della mia anima e, fino ad allora, sconosciuto e irraggiungibile. Sperai nella mia testa che le predizioni di vittoria facile e veloce dei vari bugiardi neocon fossero vere, ma sapevo nel mio cuore che un tale “gioco da ragazzi” non era possibile.

Quando George volò sul molo della Abraham Lincoln il 1 maggio 2003 e dichiarò «missione compiuta» ed una fine dei combattimenti in Iraq, volevo saltare per la gioia, ma pensai che il suo recitare da pilota di caccia e le sue previsioni fossero premature.

Quando la 4° Divisione di Fanteria da Fort Hood catturò Saddam nel buco dove si nascondeva nel dicembre 2003, speravo contro la speranza, che le nostre truppe sarebbero tornate a casa presto, poiché avevano catturato la persona che aveva sostiuito Osama nel ruolo del «più ricercato» da George. Pregai, egoisticamente, che Casey non sarebbe dovuto partire per il suo programmato impiego nel marzo 2004.

Ho visto molte persone nel giro di George dirci che i sentieri delle nostre truppe sarebbero stati cosparsi con petali di fiori anziché con congegni esplosivi improvvisati e che cioccolatini, e non proiettili, sarebbero stati gettati verso di loro. Per quanto avessi pregato, sperato, o mi fossi ingannata, nulla impedì che l’invasione avesse luogo, o che si arivasse ad una rapida conclusione alla guerra. Proprio nel corso del primo anniversario dell’invasione, Casey e la 1° Cavalleria partirono per l’Iraq. Casey era lì da 5 giorni, quando lui ed altri 7 soldati furono uccisi il 4 aprile 2004 in un’imboscata a Sadr City da parte delle forze del Mahdi, fedeli a Moqtada al Sadr.

Poco dopo l’uccisione di Casey, il potere fu trasferito da Bremer ad un governo fantoccio, e Bremer si allontanò furtivamente dall’Iraq nel bel mezzo della notte con 8.8 miliardi di dollari che vennero a mancare al bilancio dell’Autorità Provvisoria della Coalizione. Bremer tornò a casa con una Medaglia Presidenziale della Libertà e Casey tornò a casa in una scatola di cartone. Andammo a prenderlo nella zona di carico dell’Aeroporto Internazionale di San Francisco il giorno prima di Pasqua. Anche Casey è stato premiato con delle medaglie appese sull’uniforme che copriva il suo petto privo di respiro.

Oggi George Bush ha detto che la guerra richiederà più combattimento e sacrificio. Io mi chiedo, chi sta combattendo? Voglio sapere se i rappresentanti dell’esecutivo e dell’organismo legislativo, così desiderosi di lasciare le nostre truppe nelle mani di una violenza settaria e di una resistenza militare invincibile, sono così desiderosi di mandare i loro figli ed altri loro parenti nel deserto a prendere il posto di almeno il 72% dei soldati che vogliono tornare a casa? Sono pronti ad andare lì loro stessi a combattere? George Bush non ha rispettato il suo impegno con il paese, si è imboscato durante la guerra in Vietnam nella Guardia Nazionale dell’Alabama, perché non è stato quindi richiamato per andare e combattere e morire in nome della sua «nobile causa»? Ho sentito di altri uomini e donne della sua età che sono stati richiamati. Questa non è la guerra dei nostri figli. Come in tutte le guerre, le uniche persone che ne traggono beneficio sono i profittatori di guerra.

Vorrei anche sapere chi si sta sacrificando in questo paese oltre ai soldati e le loro famiglie. Dove sono i sacrifici condivisi del passato? Recententemente un sondaggio di USA Today diceva che almeno il 50% della nostra popolazione ha “pianto” a causa della guerra e allo stesso modo molti altri hanno messo dei magneti sulle loro auto.

Mi chiedo quanti cittadini americani si sveglino ogni giorno con i cuori spezzati e dei vuoti nelle loro vite che non potranno mai essere colmati. Mi chiedo quanti abbiano perso bracci, gambe o entrambi. Mi chiedo quanti non possano dormire perché sono troppo preoccupati dagli incubi che li perseguitano anche quando sono svegli?
In uno dei suoi recenti discorsi registrati da George, davanti all’ennesima audience selezionata, ha rassicurato un’altra povera, sventurata, Gold Star Mother, che avrebbe fatto sì che la morte di suo figlio non sarebbe stata «vana». Ho realizzato un duro fatto della vita poco dopo l’uccisione di Casey. E’ morto invano. Lui e così tanti dei suoi compagni sarebbero vivi se il loro comandante in capo e la macchina della guerra non fossero così bramose, senza cuore ed incompetenti.

Mente l’Iraq si disintegra ogni giorno di più, e sappiamo che i corpi si stanno accatastando negli obitori più velocemente delle sepolture, è ora di onorare i sacrifici dei nostri giovani che sono stati sfruttati, maltrattati e uccisi in Iraq portando immediatamente a casa i loro corpi ancora in vita. Il popolo iracheno sa che la violenza non si fermerà finché gli occupanti non se ne andranno. L’insorgenza non può continuare senza dei bersagli. E’ ora di realizzare che, al di là del Pentagono e della sua macchina propagandistica, il terrorismo non può essere fermato uccidendo persone innocenti. Il terrorismo può essere fermato solo analizzando le cause del terrorismo e cambiando di conseguenza il proprio comportamento.

I Buddisti dicono che ognuno muore due volte. Una volta quando il suo corpo muore e una volta quando muore l’ultima persona che si ricordava di lui/lei. Voglio che Casey e i suoi compagni vivano per sempre. Voglio che le memorie dei nostri figli che sono stati tragicamente uccisi in questa guerra siano onorati ricordandoli come le ultime vittime del complesso militare industriale e non come marionette usate in un gioco perverso di avidità aziendale in preda ad una furia violenta e corruzione governativa e fredda mancanza di cuore. Il tutto impunemente.

Infine, oggi George ha detto che la tentazione di abbandonare i «nostri» impegni è forte. Aveva forse un topo in tasca? Non ho mai preso un impegno per una guerra preventiva. Non ho autorizzato il Congresso ad abrogare le loro responsabilità per dichiarare guerra. Non ho dato ordini per invadere un paese che non poneva assolutamente alcuna minaccia agli Stati Uniti. Allo stesso modo non ho dato ordini di usare uranio impoverito ed armi di distruzione di massa in Iraq. Non ero quella che si è data alla tortura e all’imprigionamento di persone senza il dovuto processo. Non ho mentito al mondo riguardo le ragioni dell’invasione. Non ho impegni da onorare in Iraq ma credo che gli impegni di George siano criminali e dovrebbero essere abbandonati in modo così veloce quanto è umanamente possibile.

Non sono una criminale di guerra. La maggior parte di noi non lo sono. Questi non sono i miei impegni. E’ tempo per tutti quelli tra noi che non vogliono essere collegati o identificati con la cabala criminale a Washington che si ergano con forza per ripudiare il comportamento di coloro che condurrebbero il mondo al disastro. E’ ora di dichiarare con veemenza che questi crimini contro l’umanità non sono stati commessi in nostro nome, o con il nostro consenso o la nostra approvazione.

Anziché di un 4° anniversario di «colpisci e terrorizza», abbiamo bisogno di batterci insieme ogni giorno per portare a casa le nostre truppe e trasformare il nostro lamento in festa e la depressione in gioia.

Onorate i morti. Proteggete i vivi. Ponete fine alla guerra.

da www. infromationclearinghouse. info

Cindy Sheehan è la madre dello specialista dell’esercito Casey Austin Sheehan, che è stato ucciso in Iraq il 4 aprile 2004; Fondatrice e Presidente di Gold Star Families for Peace (www. GSFP. org) e autrice do Not One More Mother’s Child. Cindy è anche la madre molto orgogliosa di Carly, Andy, and Janey Sheehan che tengono il forte a Vacaville, California