Iraq, crimini di guerra a Fallujah: ecco le prove

«Vi sembra Al Zarqawi questo? Eh, vi sembra Al Zarkawi?». La donna grida alla telecamera indicando un bambino mutilato. Un uomo guarda incredulo qualcosa che assomiglia a un corpo.
Siamo a Fallujah anno zero, ovvero novembre 2004. Ufficialmente le truppe della coalizione stanno dando la caccia al pericoloso braccio destro di Bin Laden. Nella città bombardata non può entrare nessuno, e nessuno può uscire. Cos’è che non si deve vedere? Cosa c’è da nascondere che non sia già stato fatto altrove? In “Fallujah. La strage nascosta”, inchiesta realizzata da Sigfrido Ranucci e curata da Maurizio Torrealta per RaiNews24, le risposte a queste domande ci sono tutte, e sono così documentate e rigorose che sarà davvero difficile, per detrattori e censori, liquidare tutto come propaganda pacifista.

Si chiama Mk77 il napalm del terzo millennio. Al posto della miscela di benzina, benzene e polistirolo che gli americani utilizzarono contro i contadini vietnamiti, oggi viene impiegato il fosforo bianco. Quando l’ordigno esplode l’aria s’incendia producendo un fumo denso e velenoso in grado di distruggere ogni forma di vita su di un raggio di 150-200 metri.

Ma questo è il meno. Se qualche frammento di fosforo colpisce le persone si “lega” all’ossigeno, e brucia – anzi, no, è più esatto dire che squaglia – pelle, ossa e mucose, lasciando intatti vestiti e oggetti. Ecco perché, i cadaveri di Fallujah sono congelati nelle loro occupazioni del momento come gli abitanti di Pompei: bambini che dormono, uomini che pregano, donne che cucinano. Letteralmente dissolti in mostruose statue di plastilina grigia con la bocca spalancata e i vestiti intatti, insieme ai rosari per la preghiera, ai giocattoli, alle borse della spesa. E tutti, innegabilmente, civili.

Che a Fallujah fosse stata fatta strage di civili lo si sospettava da tempo. Più che stanare il nemico pubblico “numero due”, i bombardamenti americani avevano il compito di punire la città colpevole di avere ucciso quattro mercenari e di averne in seguito profanato i cadaveri. Molti giornalisti arabi – Al Jazeera e Islam Online, per primi – avevano denunciato l’impiego di armi proibite dalle convenzioni internazionali, ma l’Occidente aveva respinto con sdegno le accuse. Eppure, per i medici iracheni entrati nella città devastata subito dopo l’offensiva, a cui si devono molte delle immagini utilizzate dall’inchiesta di RaiNews 24, la consapevolezza non ha sminuito l’orrore. Per il dottor Mohamad Tareq al-Deraji, fondatore del Centro studi sui diritti umani di Fallujiah, che cerca da un anno di diffondere i filmati perché venga avviata un’inchiesta internazionale, la visione dei corpi insepolti o affrettatamente bruciati dagli americani in un maldestro tentativo di fare sparire le prove, è stata devastante. I medici chiamati a “ripulire” sono riusciti a raccogliere nomi, documenti e filmati e, soprattutto, a compilare un registro delle vittime completo del luogo in cui sono state sepolte nella speranza che qualcuno, prima o poi, conduca una vera inchiesta. Come dire: se qualcuno davvero vuole sapere com’è morta questa gente, sa dove cercare.

Ma Fallujah, si sa, è un argomento che scotta. L’ha ricordato ieri in conferenza stampa il direttore di RaiNews 24, Roberto Morrione, e lo ricorda Giuliana Sgrena nel video dove, fra l’altro, compaiono per la prima volta le foto satellitari della città praticamente rasa al suolo dal fuoco. Perché a Fallujah sono state usate armi proibite, le stesse che impiegava Saddam contro i curdi come ci è stato detto, ripetuto e mostrato dai media di mezzo mondo. L’impiego del fosforo bianco infatti è autorizzato esclusivamente come tracciante luminoso – pare che anche l’esercito italiano lo abbia in dotazione per questo scopo – ma è tassativamente vietato il suo impiego come arma dalla Convenzione sulle armi chimiche firmata anche dagli Stati Uniti.

Naturalmente il Pentagono nega. Il Dipartimento di Stato respinge sdegnosamente le accuse che, da almeno un anno, circolano regolarmente sui media arabi, ma viene puntualmente smentito dalla testimonianza di due veterani della I° Divisione, Jeff Englehart e Garett Reppenhagen che confermano, in un’intervista rilasciata nell’agosto scorso, il normale impiego di questo tipo di armi. «Ho sentito l’ordine di fare attenzione perché veniva usato il fosforo bianco su Fallujah. Il fosforo brucia i corpi, addirittura li scioglie», racconta Englehart e aggiunge: «Ho visto i corpi bruciati di donne e bambini. Il fosforo esplode e forma una nuvola, chi si trova nel raggio di 150 metri è spacciato». Comunque, chi diffida per principio dei giornalisti musulmani e dei marines pentiti, non può ignorare le ammissioni contenute in una lettera del ministero della Difesa britannico indirizzata a Alice Mahon, ex deputata laburista che ha deciso di lasciare parlamento e partito «perché non vuole fare parte di una coalizione che copre i crimini di guerra», come dichiara nell’intervista. La Mahon aveva presentato numerose interrogazioni sull’impiego di armi proibite, e il ministero aveva sempre negato fino al 13 giugno scorso quando, in perfetto stile britannico, i funzionari si sono ufficialmente scusati per «essere stati costretti a mentire» e ammettono l’impiego del MK77 da parte dell’esercito statunitense.

Testimonianze, documenti ufficiali, le riprese dei cadaveri e i filmati della pioggia di fuoco che si riversa sulla città. Dove sono finiti i cantori della civiltà occidentale? Com’è che la sala del Parlamento europeo dove sono stati presentati in anteprima alcuni filmati, l’estate scorsa era tragicamente deserta? E come è possibile che “Fallujah. La strage nascosta” venga trasmessa in chiaro solo su Rai Tre e solo alle sette e mezzo del mattino di domani (oggi, ndr)? Certo i fruitori di internet potranno scaricare l’inchiesta dal sito di Rai news 24 (www. rainews24. rai. it) mentre chi è dotato di antenna satellitare potrà mettersi a caccia delle repliche che, nei prossimi due giorni, verranno trasmesse su Hot Bird e sul canale 506 di Sky. Ma gli altri, tutti gli altri, continueranno a dormire sui rassicuranti allori della “storia ufficiale”, pronti a fare carne da macello per un’altra serie di incomprensibili vendette. Perché, in questa storia, non è in gioco soltanto l’orrore comune a tutte le guerre, ovvero il massacro indiscriminato dei civili indifesi, ma, come ha ricordato Pino Arlacchi in conferenza stampa, Fallujah mette in discussione «ogni autorità morale dell’Occidente. E’ un problema legale enorme perché qualcuno ha autorizzato l’uso di queste armi, fornendo al terrorismo internazionale una sorta di legittimazione».